DIRITTI E DOVERI

Un binomio inscindibile

Il bene comune esige una coerenza di fondo tra verità, giustizia e pace

Bastano poche, semplici regole, per l’Avvento, ma più ampiamente per la vita buona. Le evoca Benedetto XVI all’Angelus. Anche perché, in questi momenti complicati, vince sempre la concretezza: "Anche nel nostro mondo così complesso, le cose andrebbero molto meglio se ciascuno osservasse queste regole di condotta", afferma, evocando la predicazione, sempre attuale, di Giovanni Battista. "Il profeta, a nome di Dio, non chiede gesti eccezionali, ma anzitutto il compimento onesto del proprio dovere. Il primo passo verso la vita eterna è sempre l’osservanza dei comandamenti. Anche qui, la conversione comincia dall’onestà e dal rispetto degli altri: un’indicazione che vale per tutti, specialmente per chi ha maggiori responsabilità". E non si può non pensare ai politici, e ai finanzieri, oggi giustamente nel mirino dell’attenzione collettiva.
Le regole, d’altra parte, non sono dei limiti ma dei pungoli al meglio.
E quel che vale per la vita quotidiana, per la vita concreta, per le persone "normali", vale anche per i popoli.
E Benedetto XVI non ha mancato di ricordarle nella solenne occasione del messaggio che invia a tutti i capi di Stato per la Giornata mondiale della pace, sul tema cruciale: "Beati gli operatori di pace".
Oggi si parla molto del "bene comune", tornato di moda anche nel discorso politico. E il Papa parte proprio da qui, guardando alle aspirazioni al bene e alla pace, ma anche ai pericoli di una visione riduttiva e relativistica dell’essere umano, che impanca ambigue e fuorvianti, ancorché "subdole", rivendicazioni di "nuovi" diritti.
Non sono mancate le polemiche. Fuori luogo, peraltro, perché molto semplicemente, Benedetto XVI ci propone un’operazione verità. Sui più scottanti temi sociali, come le disuguaglianze, ma anche sul "fondamentale diritto alla vita".
In tutti i Paesi occidentali è aperto il dibattito sul matrimonio omosessuale. Con serenità, ma anche con fermezza il Papa argomenta che "la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale". Questo non significa demonizzare o condannare nulla, ma invitare a un’operazione verità, per cui il matrimonio è cosa diversa da altre forme di unione ed è interesse laicissimo della società non dimenticarlo mai.
"Questi principi – osserva il Papa – non sono verità di fede: sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa".
Si parla molto di "bene comune", ed è ottima cosa. Ma questo implica una coerenza di fondo tra verità, giustizia e pace. I diritti e i doveri non possono essere frazionati. Tutto si tiene e il Papa non si stanca di ricordarlo a tutti.