SICILIA
Una presenza educativa insostituibile per crescere con i giovani
Oggi pomeriggio a Palazzo "Ignazio Sgarlata" di Monreale si terrà un incontro sugli oratori e il loro coordinamento territoriale in Sicilia . "La voglia di oratorio cresce sempre di più, e noi cerchiamo di canalizzarla nei percorsi giusti secondo le esigenze di ciascun territorio" afferma don Dario Mostaccio, direttore dell’Ufficio regionale per i giovani della Conferenza episcopale siciliana e coordinatore regionale degli oratori. Lorena Leonardi, per il Sir, lo ha intervistato.
Che ruolo svolge l’oratorio oggi che l’agorà è sempre più virtuale?
"Il virtuale non è reale. Ben venga quando aiuta a mantenere rapporti concreti nella realtà, tanti oratori hanno pagine sui social network e twittano. Ma continuano ad essere luoghi veri, a maggior ragione in tempo di crisi: le famiglie tornano all’oratorio anche perché è un luogo sano dove l’accoglienza è gratuita".
E in Sicilia?
"C’è un vero e proprio risveglio. Ci sono diocesi già molto forti da questo punto di vista, come Acireale, e diocesi che si sono rinforzate ultimamente: a Messina in questi ultimi anni è nato il coordinamento assieme a diciotto nuovi oratori. A volte prima degli oratori viene il coordinamento, non c’è una prassi: ogni comunità, però, dovrebbe capire che si tratta di una grande opportunità".
A quali sfide fanno fronte gli oratori?
"Offrire una risposta valida e opportuna al desiderio che molti giovani hanno di Gesù, soprattutto. Ci chiediamo, in questo tempo di emergenza, quale proposta educativa è possibile fare, e se è il caso di pensare a qualcosa di nuovo. La sfida, per gli adulti, riguarda la responsabilità dell’interrogativo su come accogliere, integrare e far crescere i ragazzi. Al centro ci sono sempre i giovani, ma occorre tenere presenti le altre componenti parrocchiali, gli adulti e gli anziani. Senza dimenticare che negli oratori si fa evangelizzazione. E per tutti c’è un annuncio, l’annuncio di Cristo".
Con quali strumenti viene dato?
"Gli strumenti e il linguaggio sono quelli dell’esperienza quotidiana dei più giovani: aggregazione, sport, musica, teatro, gioco, studio. Le attività classiche, insomma, ma che non devono mettere da parte la prerogativa di annunciare il Vangelo. L’attività sportiva senza l’annuncio diventa palestra. L’oratorio stesso è strumentoopportunità che la comunità parrocchiale attua per evangelizzare. Vive della passione e del desiderio di far crescere i giovani, della presa di coscienza che non è solo un luogo ma un tempo di formazione, un tempo di grazia".
In quale direzione si muovono le proposte per i ragazzi?
"Per noi il punto di partenza sono gli Orientamenti pastorali per il decennio in corso, che parlano degli oratori come luogo che accompagna nella crescita umana e spirituale le nuove generazioni, rende i laici protagonisti, affidando loro responsabilità educative. E, adattandosi ai diversi contesti, esprime il volto e la passione educativa della comunità, impegna animatori, catechisti e genitori in un progetto che conduce il ragazzo a una sintesi armoniosa tra fede e vita. Se l’oratorio, per sua natura aperto, è capace di agganciarsi e creare alleanze educative, la crescita dei nostri giovani sarà a tutto tondo".