LIBERTÀ RELIGIOSA

Una lezione smarrita

Seminario oggi a Milano nel 1700° dell’Editto di Costantino

I 1700 anni dell’Editto di Costantino e il dialogo interreligioso in Europa. Se ne è parlato oggi a Milano al grattacielo Pirelli, sede del Consiglio regionale lombardo, in un seminario internazionale promosso dalla Fondazione sant’Anselmo e dalla Biblioteca Pinacoteca Ambrosiana. Iniziativa che s’inserisce nel progetto "Il grande alfabeto dell’umanità", pensato nell’imminente ricorrenza dell’Editto proclamato a Milano nel 313 dc. Con l’Editto di Costantino, da Milano veniva proclamata la libertà di culto per tutte le fedi presenti nell’Impero Romano. Una vera e propria pietra miliare nella storia occidentale perché da lì traggono il fondamento principi quali la libertà religiosa e la laicità dello Stato.

Non solo per i cristiani. "Il principio della tolleranza religiosa non fu elaborata dai cristiani come autotutela, ma dalla Roma pagana come fondamento del vivere civile", ha spiegato Cesare Alzati, docente di cultura e istituzioni del Medioevo europeo all’Università Cattolica di Milano. Lo storico ha ricordato che il cosiddetto Editto di Costantino non fu altro che la ripresa di un pronunciamento di qualche anno prima da parte dell’imperatore Galerio. Questi "era pagano, ma mosso dal principio diffuso nella cultura romana della pax deorum: procurarsi la compiacenza della divinità qualunque essa sia e soprattutto garantire la pace sociale tra i cittadini". "L’esperienza romana – ha proseguito Alzati – ci dice che tale modo di concepire la società è la garanzia più alta per l’inviolabilità della coscienza umana" poiché la libertà di professare ciascuno la propria fede è la massima espressione della libertà di coscienza. Secondo Alzati, quei fatti hanno molto da insegnare anche all’oggi. "L’affrancamento della confessionalità dalla società – ha avvertito – oggi si considera spesso affrancamento della società dalla dimensione religiosa". Ma è una riduzione dei concetti di libertà religiosa e laicità. "Gli Stati Uniti d’America – ha ricordato – nascono da più Confessioni religiose: separano nettamente strutture politiche ed ecclesiastiche ma non è una larvata contestazione della dimensione religiosa che è molto presente nella vita dello Stato. È invece la garanzia dell’autonomia delle due".

Esperienze di convivenza. L’esempio della regione imperiale romana della Dacia (parte dell’odierna Romania) e la Repubblica di Turchia sono stati i casi affrontati da altrettanti studiosi. Casi antichi e moderni della ricerca del difficile equilibrio per le libertà di culto. Mihai Barbulescu, dell’Accademia di Romania a Roma, ha parlato delle religioni e delle istituzioni nella storia degli attuali territori romeni. Nell’Impero Romano, ha spiegato, "la coabitazione di tanti culti era possibile per uno spirito di tolleranza. I romani non conoscevano il razzismo ed era rara l’intolleranza religiosa. La motivazione era prevalentemente prammatica: l’olimpo degli dei si allargava ogni volta che si conquistavano nuovi territori". Emre Oktem, dell’università di Galatasaray (Istanbul), ha invece illustrato il caso dello Stato turco nato dalle ceneri dell’Impero Ottomano, "come rottura forte con la storia precedente" perché "la religione fu pensata come principale responsabile della decadenza dell’Impero Ottomano". La Turchia "ha seguito il modello francese della terza Repubblica: versione attiva e militante della laicità. Caso singolare di Paese islamico con Stato laico". Le minoranze cristiane, benché tutelate dal Trattato di Losanna del 1923, solo di recente, con l’avvicinamento alla legislazione dell’Unione europea, hanno potuto riottenere beni immobili e la libertà di vendere e acquistare fondi. "Malgrado questi sviluppi positivi – ha detto Oktem – restano problemi: c’è sempre il principio di reciprocità intesa così: se la Grecia fa soffrire la minoranza turca, noi faremo soffrire la minoranza greca. Questo è contrario al diritto internazionale e ai diritti dell’uomo".

La lezione per l’oggi. Costante Portatadino, della Fondazione "Europa e civiltà" di Milano, ha concluso l’incontro sostenendo che "l’Europa di oggi ha smarrito la lezione dell’Editto di Costantino. Si enfatizza la parola tolleranza invece di libertà religiosa che è concetto più alto e, in particolare, nella conseguenza della libertà di coscienza. La fede è l’antidoto alla statolatria contemporanea".