CRISI ED EDILIZIA
Il forte calo dei mutui immobiliari
Non c’è niente come il dato del calo dei mutui immobiliari, per capire il livello della crisi economica in cui ci stiamo dibattendo. Nei primi 9 mesi dell’anno, si sono semplicemente dimezzati. E il dato è destinato a peggiorare perché la seconda parte del 2012 si sta rivelando nettamente peggiore della prima.
Insomma, si è stipulata la metà dei mutui erogati per l’acquisto di un immobile. Degli altri tipi di mutui – ristrutturazione, liquidità, surroga – non c’è quasi più traccia. Ciò va in parallelo con il deciso calo (tra il 23 e il 25% nell’ultimo trimestre) delle compravendite immobiliari. Si acquistano meno case e negozi, e sempre meno con i soldi prestati da una banca o da una finanziaria.
Inevitabile una disaffezione al mattone, se appunto di soldi ne girano sempre meno e il futuro non promette granché. Chi ha voglia d’impegnarsi con debiti consistenti e a lunga scadenza, con questi chiari di luna? Eppure mai come oggi il denaro costerebbe pochissimo. In teoria. In pratica, il costo del mutuo non è così basso, anzi. Da cosa dipende? Dalla contemporanea strizzata che le banche hanno dato alla concessione dei mutui stessi.
Le banche italiane hanno meno soldi di quanti potrebbero impiegarne, ed è molto difficile e costoso farsene prestare dal circuito interbancario. Quel poco che hanno, se lo fanno a loro volta pagare bene dai clienti, e lo concedono come nelle barzellette: solo se il richiedente è accompagnato dai quattro bisnonni. In altre parole, il denaro viene prestato a chi… non è molto bisogno perché facoltoso e ben "coperto". Chi ha meno garanzie da offrire, trova spesso cortesi rifiuti.
Non è vero? Allora si vada a indagare su quanti mutui immobiliari sono stati erogati in questi mesi ad extracomunitari richiedenti. Cioè a chi può solo garantire con il proprio lavoro. Senza contare che normalmente si presta una cifra di molto inferiore rispetto al valore della compravendita, e non si disdegna di valutare prezzo finale e qualità dell’immobile ipotecato.
Ingiustificate intrusioni? Mica tanto. Se il cliente cessa di pagare le rate, sarà il mattone a garantire la restituzione del prestito. E non è facile per nessuno – nemmeno per una banca – vendere un appartamento o un capannone. Tutte le città italiane, nessuna esclusa, si sono tappezzate negli ultimi mesi di cartelli "vendesi", pure in quartieri e strade che mai prima ne avevano visto uno: bastava mettere in giro la voce che si voleva vendere.
Ad aggravare le cose c’è che sono in tanti, di questi tempi, a voler vendere in un mercato che non vede acquirenti: lo Stato e gli enti locali, le banche e le assicurazioni, certe casse pensionistiche e certe realtà che nel passato avevano messo il "grasso" nel mattone, e ora hanno bisogno di alleggerirsi e di fare cassa.
Fortunatamente, e per ora, i prezzi degli immobili non sono drasticamente calati. Difficile avere stime precise perché la situazione è a macchia di leopardo già in una singola città. Ovunque si sono allungati moltissimo i tempi di conclusione di una compravendita. Le agenzie immobiliari, molto caute nei mesi passati, ora ammettono cali di valore attorno al 20%. E raccontano che la vendita "a tutti i costi" riguarda soprattutto i casi di separazione, piuttosto che il bisogno di famiglie che rischiano il lastrico.
Tutt’altra storia – drammatica – è invece quella di chi nel settore ci lavora. L’edilizia è in ginocchio. Non si costruisce niente di nuovo, non si vende ciò che è appena stato costruito. I grandi progetti sono al palo, le riqualificazioni urbanistiche anche. Morale della favola: morìa di piccoli e medi costruttori, strage di posti di lavoro. L’edilizia era la spugna che assorbiva la manodopera straniera in cerca di fortuna in Italia. Non è un caso che nel 2012 l’immigrazione straniera sia praticamente cessata.
Due considerazioni. Una spicciola: non vendete se non per assoluto bisogno; comprate, se ne avete i mezzi. Il momento è assai propizio. Magari con un aiutino dei genitori…
Una di prospettiva, rubando le parole al vicepresidente di Compass (Mediobanca): "Smettiamo di chiederci quando finirà la crisi, anche per non generare nuove frustrazioni. Prendiamo atto che è strutturale e chiediamoci che cosa possiamo fare noi perché le cose cambino". Null’altro da aggiungere.