CARD. ANGELO BAGNASCO
L”’eroismo” di un popolo che ogni giorno vive nella luce della fede
Oggi l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, nell’omelia per la solennità dell’Immacolata ha affermato che “noi cristiani abbiamo il dovere ed il gaudio di annunciare la speranza che è Cristo il figlio di Maria la tutta bella, l’Immacolata”. “Quanto più gli uomini si sentono incerti, domandandosi cosa sarà del domani, dei nostri figli, domandandosi qual è il senso della nostra vita, dove sono il bene e la verità, verso quale società stiamo andando e cosa ci sarà dopo il muro del tempo e della morte – ha detto ancora il cardinale – tanto più dobbiamo essere piccole luci di speranza”.
La fede è fidarsi di Dio. “La fede – ha detto ancora il cardinale nell’omelia – è ancorarsi alla parola del Signore non perché essa corrisponde alla logica umana ma perché quella parola la dice Dio. E’ sperare contro ogni speranza”. Ed anche se “vivere così può farci apparire fuori dal mondo, in realtà è il vero modo per stare nel mondo perché la fede lo illumina oltre le sue apparenze ammalianti ma effimere e deludenti. Le tribolazioni quotidiane, le aspirazioni, gli affetti, la giovinezza e la vecchiaia, i nostri doveri, tutto il sole della fede illumina rivelando l’eternità nascosta nella vita quotidiana”. E anche se “a volte gli interrogativi profondi e veri sonnecchiano in fondo al cuore, prima o dopo si risvegliano ed esigono una luce non artificiale ma vera, che dona verità e significato”.
L’eroismo del nostro popolo. “Quanto eroismo circola nelle strade della nostra città” ha detto ancora il cardinale. “Quanta gente, nel segreto dei giorni, vive dentro la luce di Cristo. Il mondo non lo vede, ma Dio sorride, vede e si fa vicino, vede e asciuga le lacrime segrete di quanti madri e padri, giovani e anziani, portano la vita quotidiana con dignità e sacrificio con grande umile eroismo”. “Quanto eroismo circola nelle nostre strade nella case della nostra città, nel nostro popolo, quanto eroismo nella umiltà delle coscienze e della vita quotidiana, quanto eroismo” ha proseguito il cardinale spiegando che “la fedeltà del matrimonio, l’educazione dei figli, la cura dei malati, propri o di nessuno, il duro e onesto lavoro il servizio ai poveri che popolano la nostra città, il servizio senza neppure la pretesa di servire, sono le meraviglie di Dio, sono come tante fiammelle che risplendono e riflettono la luce della fede, la luce di Dio che è con noi”. “Ma – ha domandato – i nostri occhi sono ancora capaci di guardare con gli occhi della fede e così scoprire l’invisibile che abita il mondo o i nostri occhi sono diventati troppo materiali per vedere l’invisibile, per scoprire e gioire?”. “Gesù, però, non abbandona gli uomini e per questo non dobbiamo mai non cedere alla sfiducia e allo scoraggiamento. Noi cristiani dobbiamo essere messaggeri di speranza e di gioia”.
Vicino a ciascuno. “Come vorrei, nella prossimità del santo Natale, avvicinarmi a ciascuno di voi, ma subito dopo uscire per le strade per i vicoli noti e cari della città e così versare sulle ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza” ha detto ancora il cardinale “E là dove non fosse possibile la parola cercare almeno di incontrare i volti fuggenti dei passanti, certo che lo sguardo riscalda come dei bambini la povertà delle nostre labbra”. Il cardinale ha quindi rivolto una preghiera “per il nostro popolo, per le famiglie, grembo di vita e di amore, cuore pulsante della società, per quanti sono angustiati dal problema dell’occupazione, per i giovani che si affacciano speranzosi al mondo del lavoro, per coloro che sono tribolati e soli per i quali vorremmo essere casa, ai quali vorremmo far sentire il calore dell’amicizia”. “Le nostre forze – ha detto il porporato – sono poche ma la forza della preghiera è grande”.
Bisogno di speranza. Concetti ribaditi a margine della celebrazione quando “Genova ha bisogno di speranza, il nostro Paese ha bisogno di speranza, tutto il mondo ha bisogno di speranza perché la situazione grave ricade su tutto il mondo anche se, naturalmente, con situazioni diverse” ha aggiunto il cardinale. “Bisogna non perdere la speranza e la fiducia – ha proseguito -per guardare il futuro con positività, non bisogna lasciarsi andare al lamento, perché questo non risolve e non fa bene a nessuno”. Per questo, “auguro ed auspico che, nella prossimità del Santo Natale, le comunità cristiane siano piccole ed umili sorgenti di speranza e di fiducia con la loro parola, con la preghiera, con l’annuncio del vangelo e la carità fraterna”. Una carità “che di solito in questo tempo si risveglia in modo particolare ma so che non aspetta il Natale per farsi vedere”.