CATTOLICI E MONDIALIZZAZIONE

Passione per la verità e fiducia

La strada indicata dall’XI Forum del progetto culturale della Cei

Ambizioso e vasto era il tema dell’undicesimo Forum del progetto culturale (Roma, 30 novembre – 1 dicembre), quindici anni dopo l’avvio di un’esperienza tuttora intrigante: far reagire insieme intellettuali cattolici sui grandi temi e orizzonti della cultura e della vita sociale. In concreto i processi di mondializzazione possono essere un’opportunità per i cattolici italiani, a patto, però, anche di lavorare bene sul soggetto, cioè, appunto, "i cattolici italiani".
Il nucleo del progetto culturale, e dunque la sua pressante attualità, al di là delle formule organizzative, è stato ricordato in conclusione dal cardinale Ruini: "La dichiarazione Dignitatis Humanae sulla libertà religiosa, che viene fondata sulla dignità della persona e non sulla conoscibilità della verità in materia religiosa, e non quindi sull’indifferenza delle diverse religioni". C’è qui quella dinamica propulsiva che il Concilio ha affermato, Giovanni Paolo II ha esemplificato e Benedetto XVI ha rilanciato, da ultimo nel suo intervento alla Westminster Hall a Londra e che invita prima di tutto a un lavoro culturale progettuale: "In questo modo, almeno in linea di principio, si possono tenere insieme l’identità cristiana con la rivendicazione di verità che questa identità comporta e la comunicazione e il riconoscimento reciproco sul piano umano, sociale e politico (statuale e internazionale)".
Per questo, nonostante gli accenti preoccupati dal punto di vista dell’analisi, non si è per nulla indugiato nella tentazione dell’imbozzolamento, della timidezza, di un complesso di "straniamento", quasi che la critica della cultura dominante e/o la modestia delle leadership giustificasse un progressivo scivolamento nella coltivazione di orticelli sempre più ridotti (e, dunque, ristretti).
I cinquanta interventi, che hanno fatto seguito alle due relazioni, hanno così positivamente modulato la sfida che il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, ha espresso nell’ampia introduzione, facendo riferimento a una "cultura debole e quasi pericolosa in Europa", che insinua un’applicazione ripetitiva, superficiale, acritica di categorie concettuali che sembrano dogmi, quei principi di non discriminazione e di tolleranza che rischiano, però, di esaurire le forze e gli orizzonti in una melassa brumosa e insipida.
L’Europa è il primo orizzonte e, sapendo essere se stessa, rappresenta un riferimento e un campo cruciale di lavoro e d’investimento, anche e forse soprattutto proprio sul crinale della cultura, che è quello suo proprio.
Concludendo questa seconda fase della storia del progetto culturale, legata all’attività quinquennale del Comitato, presieduto dal card. Ruini, che il progetto culturale aveva iniziato alla presidenza della Cei, la prospettiva è di rinnovare la sfida, con atteggiamento fiducioso, ma soprattutto nuovamente operoso.
I processi di mondializzazione, insomma, invitano a valorizzare i due capi della vita e dell’ispirazione cristiana, quello dei legami di prossimità e degli orizzonti cattolici. I processi multi-livello che sono in atto possono essere governati, se sono ben pensati. Evidentemente questo richiede, tuttavia, passione e disponibilità all’investimento, in tutti i campi. Oltre che disponibilità e capacità al confronto e all’argomentazione serrata, verso tutti.