TERREMOTO: SEI MESI DOPO

Verso il Natale

In arrivo i ”map” per chi non può rientrare in casa e strutture provvisorie per l’Eucaristia

Le luminarie natalizie non possono mancare nell’Emilia che vuole rinascere, sei mesi dopo il terremoto. Tra un portico puntellato e la cattedrale fasciata dai ponteggi, a Carpi operai sulle scale ultimano i collegamenti elettrici tra i fili di luci bianche che addobbano il centro ormai completamente riaperto. Pure a Mirandola luminarie blu ricordano che il Natale è vicino, sebbene qui le ferite del terremoto siano ancora significative e, nella periferia, si stanno ultimando i map, moduli abitativi provvisori che ospiteranno – forse per anni, finché le case non saranno di nuovo agibili – buona parte dei mirandolesi ancora negli alberghi.

Riparare le chiese meno danneggiate. In effetti "non ci sono più le tendopoli, ma ancora diversa gente vive fuori casa, magari da pendolare per venire a lavorare", racconta l’economo della diocesi di Carpi, Stefano Battaglia, parlando delle "abitazioni provvisorie" nelle quali tanti saranno costretti a passare i prossimi Natali. Provvisorie, appunto, come le chiese nelle quali si raduneranno le comunità cristiane per le prossime festività. Eppure qualcosa si muove, come dimostrano i progetti definitivi già presentati per sistemare alcune vecchie chiese, "le meno danneggiate", precisa l’economo: si tratta di una decina di progetti che, "se vengono accettati dalla soprintendenza" e se arriveranno i relativi fondi regionali, "ci permetteranno, nei primi mesi del prossimo anno, di riaprire questi luoghi di culto". Già, perché la situazione è diversificata sul territorio: tra le chiese già riaperte vi sono Gargallo, Santa Chiara, San Bernardino Realino, altre – appunto – sono recuperabili in breve tempo, altre ancora "sono crollate e c’è bisogno di ripensare completamente l’assetto urbanistico". In ogni caso, precisa, "contiamo di abbandonare prima possibile le tensostrutture per andare in prefabbricati o chiese di legno": alcune di queste strutture provvisorie – come a Limidi, Mortizzuolo e Fondi – sono in fase di montaggio e per Natale saranno pronte, altre – tra cui i prefabbricati polivalenti di Caritas italiana – dovrebbero "arrivare in primavera", essendosi prolungati i tempi per il rilascio dei permessi di occupazione suolo pubblico; in altri casi ancora il luogo dove celebrare è stato individuato in sale solitamente utilizzate per scopi diversi (dalle palestre alle canoniche).

Le urgenze prima dell’inverno. L’economo sottolinea il clima di "collaborazione" instauratosi con la soprintendenza e le istituzioni locali, riconoscendo che, se viene a mancare il dialogo, "le decisioni, alla fine, si subiscono". Meglio, quindi, cooperare, sapendo che non si può avere tutto e subito, "ci sono procedure da rispettare", e pure la ricostruzione "dipende dai fondi che avremo". Già, perché nella maggior parte dei casi le somme per chiese, archivi, canoniche, opere d’arte "dovranno arrivare dallo Stato, attraverso il commissario per la ricostruzione, e le diocesi dovranno gestirle come stazioni appaltanti". Al momento, prosegue Battaglia, "le messe in sicurezza più urgenti sono state fatte e si sta intervenendo sulle coperture provvisorie delle chiese crollate", prima che le intemperie e la stagione invernale peggiorino la situazione. Come nella pieve di Quarantoli, nell’hinterland mirandolese, il cui timpano era crollato e proprio in questi giorni è stato coperto il buco. "Ora – racconta il parroco, don Flavio Segalina – stiamo perfezionando il progetto di messa in sicurezza, per il quale sono arrivati finanziamenti".

"Mancano punti di riferimento". Quarantoli è una delle tante comunità della "bassa" rimaste senza chiesa. Per l’eucaristia si va al centro civico, che "ha riorganizzato le attività per permetterci di celebrare", mentre battesimi e funerali si tengono nella tensostruttura a Cividale, che sostituisce l’altra chiesa parrocchiale di don Flavio, pure essa inagibile per il sisma. Il centro civico è, appunto, l’unica soluzione possibile al momento, ma la sala è la stessa usata per le cene, le tombole, i balli, che ogni volta viene "adattata" per le esigenze liturgiche, ma dopo torna alla sua funzione originaria. Così, lamenta don Segalina, il problema rimane, "mancano punti di riferimento, luoghi di preghiera pubblici, nei quali la gente possa genuflettersi davanti al tabernacolo o accendere una candela". A Quarantoli aspettano che arrivi, come promesso, una delle strutture della Caritas italiana, mentre a Cividale ci sarebbe già una sala polivalente e basterebbe poco per renderla idonea, ma "per quanto pochi siano i soldi necessari, sono comunque troppi per la parrocchia", e perciò il sacerdote attende di sapere dalla Regione "quale tipo di finanziamento sia possibile per questi edifici". Il sacerdote riconosce il disagio "umano, per la precarietà del territorio, ma anche spirituale" della sua gente, fuori dalle proprie abitazioni, in attesa di una casa provvisoria, ma pure della "casa comune", la chiesa, sia pure – anch’essa – provvisoria.

a cura di Francesco Rossi, inviato Sir a Carpi e Mirandola
Il bilancio dell’Emilia Romagna

I danni dei terremoti del 20 e 29 maggio sono stati stimati, nella relazione inviata alla Commissione europea, in 13 miliardi e 273 milioni di euro, di cui 12 miliardi e 202 milioni di euro in Emilia. In sei mesi – secondo i dati diffusi oggi dalla Regione Emilia Romagna – sono stati messi a disposizione 21,5 milioni di euro per circa 600 interventi "provvisionali e di somma urgenza" volti a "riaprire completamente le zone rosse, ripristinare la piena viabilità, facilitare il rientro nelle abitazioni di coloro che hanno la propria esposta a un rischio di crollo esterno".

Case. Circa 40 mila le verifiche di agibilità sugli edifici (24.564 le abitazioni controllate), dalle quali è emerso che il 41% degli edifici è immediatamente agibile, il 23% temporaneamente o parzialmente inagibile, il 30% inagibile, il 6% inagibile per rischio esterno, ossia a causa di elementi esterni pericolanti il cui crollo potrebbe interessare l’edificio. Le abitazioni dichiarate inagibili, a conclusione dei sopralluoghi, sono oltre 31 mila (abitazioni con danni classificati in classi B, C, D, E) e 2.600 con rischio esterno (F). I danni stimati ammontano a oltre 3,3 miliardi di euro; i contributi per la riparazione degli edifici danneggiati arriveranno fino all’80% della spesa. Un migliaio i moduli abitativi provvisori in corso di realizzazione, dei quali 800 in sette aree nei comuni di Cavezzo, Cento, Concordia, Mirandola, Novi, San Felice e San Possidonio, gli altri sparsi nelle campagne a servizio delle attività agricole. Il Contributo di autonoma sistemazione (Cas) è stato finora concesso a oltre 14 mila famiglie, per un totale di circa 40 mila persone.

Scuole. Sono state verificate 868 scuole, 791 di proprietà pubblica e 77 di proprietà privata, che ospitano complessivamente oltre 70 mila studenti. Gli edifici scolastici risultati totalmente inagibili (classificati E) sono 133 di proprietà pubblica e 7 di proprietà privata, mentre 22 edifici scolastici pubblici e 2 privati sono risultati inagibili per cause esterne (F). Parzialmente inagibili (classificati in B e C) ulteriori 296 edifici scolastici, di cui 271 pubblici e 25 privati.

Aziende. Le aziende coinvolte sono diverse migliaia per un valore complessivo del danno stimato di 2,7 miliardi di euro. A causa del terremoto hanno dovuto fare ricorso alla cassa integrazione oltre 40 mila lavoratori, a causa della sospensione dell’attività della propria azienda.

Patrimonio culturale. La stima dei danni diretti al patrimonio culturale raggiunge oltre 2 miliardi di euro e riguarda circa 2.100 strutture. 782 gli edifici di culto di proprietà ecclesiastica danneggiati, di cui oltre la metà ha subito danni medio gravi e alcune decine il crollo o collasso parziale dell’edificio. Tra chiese e campanili risultano danneggiati oltre 530 edifici. Risultano gravemente danneggiate 2 biblioteche a Cento e Finale Emilia; 14 quelle che hanno subito danni lievi. Per quanto riguarda le sale cinematografiche, sono 7 le strutture inagibili. Gravemente danneggiati 12 teatri (10 dei quali sono storici) nei comuni di Crevalcore, Pieve di Cento, Cento, Ferrara, Carpi, Concordia sulla Secchia, Finale Emilia, Medolla, Mirandola, San Felice sul Panaro, Fabbrico, Rolo. Tra questi, soltanto il Teatro Comunale di Ferrara ha ripreso le attività mentre altrove sono ancora in corso verifiche e preventivi per la messa in sicurezza.

Ospedali. A causa del sisma sono stati evacuati gli ospedali di Mirandola, Carpi, Finale Emilia (Modena) e Bondeno (Ferrara), mentre è stata disposta la chiusura di alcuni reparti a titolo precauzionale a Modena e Ferrara. Le aziende sanitarie del servizio sanitario dell’Emilia Romagna hanno riportato danni diretti per 96 milioni di euro. Alla fine del mese di ottobre per gli ospedali più danneggiati, Carpi e Mirandola, le attività sanitarie risultavano riattivate rispettivamente per l’80 % e per il 40 %.