SETTIMANA SOCIALE
Famiglia oggi: ieri a Chieti il quarto incontro preparatorio dell’Azione cattolica
Mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto ha aperto ieri la tavola rotonda sul tema "Alle radici del bene comune", promossa dall’Ac italiana, affermando che "Siamo in un tempo di frammenti e arcipelaghi, in cui gli orizzonti comuni sono scomparsi e l”altro’ viene visto come straniero morale. Ciò nonostante la famiglia rimane il grembo del futuro". Quello di ieri al Teatro Murracini di Chieti è stato il quarto dei sedici appuntamenti che l’associazione ha organizzato in tutte le regioni ecclesiastiche in preparazione alla Settimana sociale del prossimo settembre a Torino.
Responsabili e solidali. Il contesto in cui viviamo oggi, ha proseguito, "è profondamente mutato, e gli ultimi decenni hanno avuto uno straordinario impatto sulla concezione comune della famiglia e sull’autocoscienza: dal tempo delle identità forti e delle passioni ideologiche, quando ci si scontrava ma vi era un sogno che coinvolgeva tutti, siamo passati al tempo assoluto della singolarità". Il nucleo fondamentale della società è stato sempre un "baluardo su cui c’era sostanziale condivisione", tutti scommettevano "su questa cellula comune. Oggi invece sembra che famiglia formata da uomo e donna sia solo uno dei modelli possibili". È però nel contesto attuale della società liquida che, ha invitato mons. Forte, "occorre pensare alla famiglia, a quale immagine dobbiamo proporre e alle sfide concrete da affrontare". Sfide come "il lavoro, espressione della dignità umana e condizione per il suo sviluppo", rispetto al quale "bisogna aprirsi con senso di responsabilità e di solidarietà di ciascuno verso la costituzione di una casa comune".
Il tempo donato della festa. L’altro tema al centro della relazione dell’arcivescovo di Chieti-Vasto è stato la festa, "spazio necessario al lessico famigliare" così come a quello ecclesiastico, "che rende possibili rapporti sciolti, liberi, creativi, di reciproco ascolto e accoglienza", e costituisce "lo spazio del ritrovarsi, la bellezza di vivere sé stessi come dono verso l’altro". Non è vero, ha aggiunto mons. Forte, "che la famiglia si rinforza passeggiando al megamall", bombardata dalla "cultura massmediatica" e dai "messaggi che banalizzano il rapporto coniugale". La famiglia rimane il "grembo relazionale fondamentale", il "luogo in cui la vita che viene accolta può essere fatta crescere e sviluppata in un contesto che dona fiducia nello sviluppo della persona. Non c’è educazione ha concluso – se non c’è tempo donato".
Mai una parola sull’anima. "Coccolati ma poco ascoltati, ricchi di proposte ma stressati, sazi ma assetati di ideali" sono i giovani della provincia teatina secondo quanto emerso da un’inchiesta i cui risultati sono stati esposti da Giulia Paola Di Nicola, docente di sociologia all’Università "D’Annunzio" di Chieti. Gli adolescenti, che hanno risposto a domande relative a come percepiscono le loro famiglie, risultano "svegli e confusi", "espertissimi nella comunicazione tecnologica, ma con difficoltà a relazionarsi quando non possono ‘spegnere’ l’altro", sanno "tante cose ma non come orientarsi", sono "attaccati ai genitori ma disabituati a onorarli". La tradizione religiosa viene tramandata dai nonni e gli adolescenti lamentano "che a scuola nessuno insegna loro ad amare: mai una parola sull’anima".
Tessuto vivo della società. Bisogna "saper raccontare la bellezza delle relazioni e dell’essere famiglia, senza tacerne le difficoltà, vedendo le trasformazioni e tuttavia riuscendo a guardare oltre" secondo Franco Miano, presidente di Ac. Se amore "è la responsabilità di un io verso un tu, è nella fedeltà che esso vive e si alimenta", ha proseguito, "fedeltà che dà spessore e forza alla vita delle persone" ed "è un atto creativo: non potrebbe essere tale se nel tempo non trova modalità nuove ma autentiche di espressione". Miano si è soffermato sugli aspetti politico-sociali legati alla famiglia che, "pur nella sua grandezza, non è un orizzonte chiuso" e richiede pertanto "attenzione autentica" da parte delle istituzioni. Dal canto suo, la cellula fondamentale della società dovrà "educare alla cittadinanza e crescere cittadini" secondo "uno stile di vita in cui si ha attenzione per ciò che è comune". Se il "particolarismo delle famiglie è deleterio" occorre che, da "tessuto vivo della società" quale è, la famiglia sia "culla" e al contempo "viva con altre famiglie, nella città e nella parrocchia".