NORD E SUD

Fianco a fianco

Retinopera: presentati oggi i dati dell’Osservatorio sul bene comune

Dai primi dati dell’Osservatorio del bene comune voluto da Retinopera, che oggi a Roma ha avuto la sua presentazione ufficiale, nel corso di un seminario su "dottrina sociale e confronto con il Paese" alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum) emerge che "non c’è la contrapposizione – comunemente intesa – tra Nord e Sud, ma una mappa più articolata e variegata". L’Osservatorio è "uno strumento prezioso – ha detto Franco Pasquali, coordinatore di Retinopera – non solo per le nostre associazioni, ma per il Paese" e che vuole dare "coordinate nuove e originali per leggere la situazione che abbiamo di fronte". Il lavoro dell’Osservatorio, in questa sua prima indagine, si è mosso analizzando dati a livello regionale; l’obiettivo per il futuro è, da un lato, "arrivare ancor più alle realtà particolari, ai singoli territori che caratterizzano il nostro Paese"; dall’altro aprirsi a un livello internazionale per "assumere maggior valore intrecciando i dati con quelli di altri Paesi europei". Ricordando, comunque, che l’obiettivo ultimo è focalizzare quanto sono diffuse pratiche di "bene comune" in Italia.

A partire dalla dottrina sociale. L’indagine promossa mostra che "il Sud premia la famiglia e la persona": al primo posto, rispettivamente, si trovano Campania e Sicilia. Il Nord, invece, "continua a essere la locomotiva economica del Paese", mentre – se si considerano globalmente tutti gli indicatori – è il Trentino Alto Adige in testa nell’Italia del bene comune. A illustrare la metodologia seguita sono stati Lisa Moni Bidin e Giovanni Gut, membri del Comitato tecnico dell’Osservatorio: dopo aver riletto il Compendio della dottrina sociale della Chiesa, sette – ambiente, corpi intermedi e partecipazione, famiglia, economia e lavoro, persona, Stato e servizi, società – gli ambiti analizzati, attraverso 132 indicatori regionali tratti da banche dati ufficiali. Alcuni risultati sono in linea con le aspettative, ma diversi spiccano perché contrastano con la visione comune del Nord avanzato e del Sud arretrato. Come per la tutela ambientale, che dopo Trentino Alto Adige, Lombardia e Piemonte vede, al quarto posto, la Sardegna, dinanzi a Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, per poi trovare ancora la Campania, che dunque non può essere identificata solo con l’"emergenza rifiuti". In fondo alla classifica, la Liguria è al 16° posto e il Lazio al 18°. La partecipazione attraverso i corpi sociali intermedi, invece, mostra come il Sud non riesca "a promuovere una partecipazione sociale diffusa".

Un quadro ricco. Ma ecco ancora una sorpresa quando si considera il bene comune nell’ottica familiare, con "regioni del Nord e del Sud fianco a fianco": la Campania è al primo posto, la Calabria al quarto e la Sicilia al sesto. Analogamente, il bene comune relativo alla sfera della persona "attraversa trasversalmente l’Italia, e vede primeggiare diverse regioni del Meridione". Dal punto di vista economico e del benessere materiale il Nord continua a essere in testa. Così è pure nella graduatoria "Stato e servizi", seppure Lazio (6° posto), Abruzzo (9°), Umbria (10°) e Campania (11°) precedano la Lombardia (12°). Per quanto riguarda la società, considerando che "bene comune è società in movimento, attraverso l’apertura delle frontiere e un fermento sociale che accresce la popolazione e la rende dinamica", in testa c’è il Nord, ma con la Basilicata al settimo posto e il Molise al nono, testa a testa con Lombardia (8°) ed Emilia Romagna (10°). Complessivamente, il Nord ha migliori condizioni di vita economiche e sociali, ma il bene comune è anche "dignità della persona, ricchezza di relazioni e capitale sociale" e, da questo punto di vista, emerge "un quadro specifico meno scontato e certamente più ricco", ha osservato Marco Livia, direttore dell’Iref (istituto di ricerche delle Acli) e coordinatore del Comitato tecnico dell’Osservatorio, proponendo, per il futuro, pure "un’indagine qualitativa sulla legislazione regionale".

Cos’è "bene comune"? L’attenzione per il bene comune, secondo il sociologo Mauro Magatti, discende direttamente dalla "fase storica che abbiamo cominciato a vivere con la crisi". "Il mero perseguimento del benessere individuale – ha annotato – non produce crescita sostenibile", mentre "il vivere insieme è qualcosa di più dell’insieme delle singole parti della società", e "analizzare la realtà con la prospettiva del bene comune permette di vedere cose che altrimenti ci sfuggono". Suor Helen Alford, decano della facoltà di scienze sociali all’Angelicum, è andata all’origine del termine. Secondo le "etiche derivanti dall’illuminismo", "il ‘bene’ – ha rimarcato – corrisponde all’obbligo di seguire le leggi, ovvero qualcosa di esterno da sé", mentre nella dottrina cristiana "il bene è realizzarsi con gli altri". E ci sono pure "due modi d’intendere il termine ‘comune’, legati a come si vede l’uomo". Nella visione illuministica è un "individuo che collabora con gli altri per raggiungere i propri obiettivi". La dottrina sociale della Chiesa, invece, "non nega che siamo individui, ma riconosce pure una dimensione spirituale, che ci rende persone, e la nostra realizzazione avviene in comunione con gli altri".