I BAMBINI E LA PACE
Educare alla pace nella scuola dell’infanzia: il progetto della Fism
La Federazione italiana scuole materne (Fism) promuove oggi e domani a Brescia un seminario nazionale di studio sul tema "Un futuro di pace per i bambini e il compito della scuola dell’infanzia che si ispira ai valori cristiani". Interverranno esperti, pedagogisti e studiosi, oltre ai responsabili e coordinatori provinciali, regionali e nazionali della "rete" delle scuole Fism (in totale si tratta di 8.000 scuole materne presenti in oltre 4.800 degli 8.104 comuni italiani). Per approfondire i contenuti e la "pedagogia" della Fism, Luigi Crimella per il Sir ha intervistato Luigi Morgano, segretario nazionale, e Delio Vicentini, responsabile del settore pedagogico nazionale.
Morgano, quali sono le vostre linee di azione?
"L’impegno principale è sulla qualità nei suoi due aspetti: pedagogico, quindi educativo-didattico da un lato, e gestionale dall’altro. L’altro impegno non secondario è il compimento di passi concreti per raggiungere un’effettiva parità scolastica, quindi anche economica. La riduzione del contributo pubblico degli ultimi anni sta penalizzando fortemente le scuole Fism".
Perché la scelta del tema della pace?
"Ogni anno mettiamo a fuoco una tematica: quest’anno saranno il messaggio del Papa e l’educazione alla pace. Ci riflettiamo nell’ottica di cosa possa fare una scuola Fism e di come trasmettere tali valori ai più piccoli".
Vicentini, è possibile già in tenera età, a livello di scuola materna riflettere con i piccoli sui valori della pace e della giustizia?
"Non c’è età che non possa accostarsi a tali valori. Evidentemente quando l’adulto se ne dimentica ci pensano i bambini a ricordaglielo con le grandi domande esistenziali: perché il bene, la giustizia, i diritti, i doveri. I bambini pongono con naturalezza domande su Dio, la vita, la morte, la gioia e il dolore e anche sulla pace".
Come proponete ai docenti il vostro percorso pedagogico?
"Il nostro modo di operare lo chiamiamo ‘sistema Fism’, che si basa su un coordinamento pedagogico nazionale, che interagisce con le strutture regionali e provinciali. All’interno delle provincie le scuole federate sono strutturate per ‘reti’, ognuna delle quali accoglie una decina di scuole. Questo sistema si configura come un vero e proprio osservatorio permanente sulla qualità dell’offerta formativa".
L’insegnamento ai più piccoli delle principali virtù umane – quali bontà, sincerità, lealtà, rispetto, ecc. – avviene attraverso uno specifico metodo didattico?
"Quello che noi chiediamo al personale docente non è tanto di avere un metodo sul piano didattico per far praticare al bambino le virtù umane. Per noi l’unico metodo è la testimonianza diretta di quanti operano nella scuola, una testimonianza partecipata che configura la scuola come ‘comunità educante’, all’interno della quale ognuno si ispira ai valori cristiani nel suo operare. La testimonianza sui valori è molto impegnativa ma indispensabile, se non vogliamo prendere in giro il bambino, il che sarebbe la cosa più grave che può capitare".
Come coinvolgete le famiglie nella vostra proposta educativa?
"Partiamo dall’idea che è nell’ambito della famiglia che i bambini apprendono i valori umani e cristiani, in base al comportamento dei genitori e alla loro testimonianza. Sappiamo che oggi la famiglia è in crisi, che incontra enormi difficoltà su questo piano. Pensiamo che il rispetto di questi valori possa venire recepito anche tramite un progetto pedagogico che divenga realtà operativa, in concreto tramite un ‘Piano dell’offerta formativa’ (Pof) condiviso dai genitori. Cerchiamo così di dare vita a una scuola autenticamente di estrazione cristiana, dove la figura del bambino sia centrale e dove la diversità venga considerata un valore e un arricchimento, sul piano spirituale e materiale".
Avete elaborato un qualche progetto educativo e, se sì, come si caratterizza?
"Il nostro ultimo progetto operativo, con le sue componenti educative ed organizzative, risale al 1999. Una delle componenti centrali è che la singola scuola materna si impegna a rapportarsi in maniera positiva verso la famiglia, cercando di andare incontro a tutte le situazioni, specie se compromesse o difficili. Ci rendiamo conto che non sempre è possibile raccogliere i frutti che si spererebbe. In soli 10 anni le caratteristiche delle famiglie sono profondamente mutate, stiamo perciò valutando di riprendere il progetto pedagogico per ‘aggiornarlo’. Benché si tratti di un ambito difficile, siamo convinti che se manca la presenza della famiglia, o dove essa è comunque carente, il bambino ne risenta in maniera sensibile. Quindi è un impegno non dilazionabile".