DOPO IL TERREMOTO

Un Natale senza chiese

A Mantova ancora inagibili 83 edifici di culto danneggiati dal sisma

foto sir

Sarà un Natale senza chiese quello che si preparano a celebrare le comunità cristiane del mantovano. Per le conseguenze del terremoto che lo scorso maggio ha colpito l’Emilia, il Sud della Lombardia e il Polesine, nella diocesi di Mantova sono ancora inagibili 83 edifici di culto. Il sisma, che nella zona non ha fatto vittime, ha danneggiato 129 chiese, pari al 48% dei luoghi di culto presenti in diocesi. Per questo è stata lanciata la campagna "Le nostre chiese, la storia di tutti", presentata questa mattina a Milano, per ricostruire le chiese, case della comunità cristiana ma pure simbolo, con i loro campanili, dell’intera comunità civile locale.

La casa di tutti. "Il terremoto non può essere raccontato se non è stato vissuto da attori, e non semplicemente da spettatori", ha affermato mons. Roberto Busti, vescovo di Mantova. "Non ti senti più padrone di te stesso, perché tutto si è capovolto: ciò che è dritto e stabile improvvisamente si scompone in un ritmo osceno e inarrestabile". "Il terremoto – ha proseguito il vescovo – ha sfregiato ancor più pesantemente l’immagine consueta e scontata della casa di Dio in mezzo e a protezione di quelle degli uomini, riducendola addirittura a pericolo maggiore di altri. Credenti o no, praticanti o meno, ho visto lacrime desolate e sguardi impauriti. Dove rifugiarci a pregare anche solo un istante? Dove battezzare i nostri bambini, rivederli ordinati ed emozionati alla prima Comunione, o un po’ troppo vivaci alla cresima? Dove i nostri giovani, magari dopo percorsi contorti, potranno giurarsi un amore che vuol essere per sempre? E dove piangere i nostri morti per l’ultimo saluto e una preghiera consolatrice? Per comunità così, dai profondi valori cresciuti nella fatica del lavoro della terra, che nei momenti più importanti si ritrovano unite dentro la realtà del paese, quando scompare la chiesa, la più bella casa di tutte, scompare anche un po’ di speranza. Ecco che cosa significa avere perso ciò che è più importante dentro questa realtà del terremoto: la casa propria e quella di tutti, il perno della vita comune!". "Certamente – ha ammesso – bisogna recuperare al più presto le case, la realtà più importante perché la vita scorre lì. Ma proprio per questo anche la casa di tutti diventa essenziale". Quindi l’appello di mons. Busti: "Chiedo a tutti di non dimenticare questa gente. Lo Stato si muova per ridare un tetto, una casa (sono ancora 3.300 gli sfollati, 1.500 le abitazioni inagibili, ndr), per rimettere in sesto le aziende così che almeno non venga a mancare il lavoro, in un momento già tanto difficile. Ma chiedo anche di non dimenticare che una città, un paese, ha ancora bisogno assoluto di poter alzare lo sguardo, di ritrovare la facciata della sua Chiesa con le porte aperte, di risentire il suono festoso del campanile che non ha più senso se rimane ferito e muto".

Un patrimonio da salvare insieme. "Siamo davanti al vuoto. Sembra già che di quella catastrofe non interessi più a nessuno", ha commentato il critico d’arte Philippe Daverio. Il terremoto in Emilia e Lombardia ha provocato lesioni a "un migliaio di edifici di culto e almeno un migliaio di edifici storici, dimore nobiliari, da rimettere in sesto: un patrimonio enorme e il Paese non ha soldi". Secondo Daverio la situazione si può affrontare solo con una vera e propria mobilitazione internazionale, dell’intero "mondo occidentale che nel patrimonio culturale italiano ha la sua culla". E non solo per questione di soldi. "Dobbiamo ammettere che l’Italia non è in grado di farcela da sola. Nel nostro Paese sono centinaia le chiese abbandonate, quelle del mantovano vanno solo ad aggiungersi a questa lista. Non abbiamo la forza culturale e organizzativa per fare fronte a una situazione di questo tipo. Quindi – ha rilanciato Daverio – è molto bello l’appello che la Chiesa sta lanciando a chi ci crede. Chi ci crede in senso lato: nel buon Dio, nella cultura, chi crede che occorre rimboccarsi le maniche in prima persona. Questa drammatica storia può diventare un’opportunità per ridestare l’interesse delle nuove generazioni: servono campi di lavoro con giovani da tutto il mondo".

La campagna di comunicazione. Per questo la diocesi di Milano promuove la raccolta fondi "Le nostre chiese, la storia di tutti", la cui campagna di comunicazione è realizzata dall’Ufficio comunicazioni sociali della Chiesa ambrosiana, con il sostegno delle diocesi di Lombardia, il finanziamento di Caritas ambrosiana e Acec (Associazione cattolica esercenti cinema), in collaborazione con Trenord. È stato predisposto un sito (www.aiutamantova.it) con tutte le informazioni ed è stato realizzato un documentario di 10 minuti curato dal regista Giovanni Calamari e scritto da Chiara Pelizzoni (visibile anche su YouTube). Uno spot breve tratto dal documentario sarà trasmesso nelle sale cinematografiche dell’Acec e da altri mezzi di comunicazione. I soldi destinati al recupero dei luoghi di culto verranno raccolti versando sul conto corrente intestato alla Diocesi di Mantova, Iban IT44 C 05204 11503 000000000743, causale "Le nostre chiese, la storia di tutti".