SETTIMANA SOCIALE

La piccola città

Famiglia: a Parma il terzo incontro regionale dell’Azione cattolica

Mons. Enrico Solmi, vescovo di Parma e presidente della Commissione episcopale per la famiglia e la vita, ha aperto ieri nell’auditorium del Carmine di Parma il convegno sul tema "Famiglia piccola città", il terzo dei sedici appuntamenti, uno per ogni regione ecclesiastica d’Italia, che Azione Cattolica propone in preparazione della Settimana sociale che si terrà a Torino nel 2013. "Abbiamo una storia alle spalle – ha detto il vescovo – ora è il momento di ripresentarla e trovare relazioni virtuose affinché realtà diverse nella comunità ecclesiale sappiano proporre scelte realmente coinvolgenti".

Non temere la piazza. "Non dobbiamo – ha proseguito mons. Solmi – avere paura di esporci nelle agorà, dove tanta gente attende, accoglie e ha bisogno dell’apporto costruttivo delle comunità cristiane a proposito di tematiche che restano patrimonio di tutti". Come la famiglia, "che è necessario sappia promuovere un’autentica educazione sociale, allontanando la tentazione di chiudersi in sé stessa", ha ammonito il presule attingendo al documento Cei del 1969 su "Matrimonio e famiglia oggi in Italia". I figli, ha auspicato, "vengano educati all’incontro e al colloquio con gli altri, partendo dal quartiere fino alle grandi comunità", e la famiglia sia così luogo "di educazione sociale, alla democrazia e alla città". Ciò che occorre, ha concluso, è l’ "acquisizione di una coscienza sociale da parte della famiglia in ordine al ruolo che essa ha nella società", in modo che possieda la capacità di "entrare negli organismi di partecipazione ed essere così attiva".

Laboratorio del futuro. La famiglia è "il luogo antropologico in cui guardare per immaginare il futuro che ci aspetta" nel passaggio dalla "post-democrazia alla crisi, fino alle domande sulla libertà" secondo Chiara Giaccardi, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università Cattolica di Milano. In quest’ottica, la "famiglia-laboratorio" diventa luogo "di resistenza dell’umano" contro l’appiattimento, di "superamento dei tanti dualismi che hanno ucciso la nostra capacità di vivere, come quello tra pathos e logos, materia e spirito", e luogo di "educazione e costruzione di nuove alleanze". La sociologa si è poi soffermata sul legame tra genitori e figli: "paradossale", perché non lo scegliamo, "nonostante viviamo in un mondo in cui la scelta abbonda", e incontrollabile: possiamo "connetterci e disconnetterci da esso, ma si tratta di disconnessioni che lasciano tracce molto profonde anche se non le vogliamo vedere".

Farsi attraversare dalla vita. In famiglia, ha proseguito Giaccardi elencando le peculiarità della "cellula sociale primaria", "i ruoli sono ricoperti da diversi punti di vista", perché si può essere figli e genitori contemporaneamente, e si tratta di una relazione "gratuita, in un mondo in cui sembra che l’indipendenza sia il massimo da raggiungere". Parola-chiave di questo lessico è, ha spiegato la sociologa, "l’ospitalità", che etimologicamente vuol dire "prendersi cura di un altro", ossia l’opposto di "sicurezza", che invece significa "sine cura", dunque "senza preoccupazione". Generare, ha concluso, "non è essere autori della vita" ma "farsi attraversare dalla vita", ed è in questo tramite che "risiede tutta l’insostituibilità del nostro essere".

Relazioni da plasmare. Della prevalenza, oggi, di "legami senza conseguenze" ha parlato Domenico Simeone, docente di Pedagogia generale e sociale alla Cattolica: "Costruiamo legami fragili, che quando si spezzano ci costringono a ristabilirne di simili, come avviene ad Ersilia, la città fantastica che Italo Calvino descrive nelle sue ‘Città invisibili’. Il nostro obiettivo è dare forma a queste relazioni". La famiglia, secondo Simeone, rimane "il luogo privilegiato della cura, degli affetti e dell’educazione, ma anche un luogo generativo di responsabilità", luogo di "incontro tra maschile e femminile e tra le generazioni", in cui ciascuno è non "uno tra gli altri, ma uno con gli altri, anzi uno per l’altro", perché "la dignità della persona si mostra appunto nella trascendenza verso l’altro". Per quanto importante, la famiglia è "luogo primario ma non sufficiente per l’educazione: occorrono anche altri adulti che accompagnino i ragazzi nel cammino verso l’autonomia".