OSPEDALI CATTOLICI
Allarmante la situazione in Italia per difficoltà finanziarie e calo vocazioni
Le strutture sanitarie, ospedaliere e assistenziali cattoliche in Italia sono circa 300 di cui 260 associate o federate all’Aris (Associazione religiosa Istituti socio-sanitari). Presidente dell’Aris è fr. Mario Bonora, intervenuto alla conferenza internazionale sul tema "L’ospedale, luogo di evangelizzazione: missione umana e spirituale" (Vaticano, 15-17 novembre). Luigi Crimella, per il Sir, lo ha intervistato.
Lei ha parlato alla conferenza vaticana di "bilanci di carità" e di serie difficoltà per le strutture sanitarie cattoliche. Qual è la situazione in Italia?
"La situazione è drammatica perché le nostre strutture, che rendono un servizio pari a quelle pubbliche, non hanno la parità di remunerazione e riconoscimento di spesa. Quindi i disavanzi degli ospedali vengono a essere a carico delle rispettive Congregazioni, a differenza dell’ente pubblico che viene ripianato a fine anno. Perciò sta succedendo che alcune strutture hanno già chiuso, altre stanno chiudendo o hanno passato la gestione e in alcuni casi anche la proprietà a enti non religiosi".
È sufficiente unirsi come si sta facendo tramite l’Aris per far fronte comune a questo momento di crisi?
"È importante ma non è sufficiente, perché abbiamo bisogno della giusta considerazione da parte delle istituzioni regionali e nazionali, in considerazione anche della nostra natura no-profit e dell’equiparazione riconosciuta. I nostri ospedali classificati e gli Istituti scientifici sono, infatti, equiparati per legge al pubblico, di fatto abbiamo gli stessi obblighi, ma non gli stessi riconoscimenti e coperture finanziarie".
Le difficoltà sono solo di natura finanziaria oppure c’è dell’altro?
"Sono preminentemente di natura finanziaria. Nel caso specifico dei nostri enti religiosi, non è insignificante il calo delle vocazioni che costringono, tra l’altro, a un crescente numero di assunzioni, il cui onere aggrava la situazione già di per sé pesante".
Avete richieste particolari da fare al mondo politico?
"Come dicevo pocanzi, occorre che tengano conto della nostra natura no-profit e dell’equiparazione al pubblico, perché noi eroghiamo a tutti gli effetti assistenza pubblica, con l’ordinamento dei servizi e del personale equiparato a quello pubblico. Lo Stato dovrebbe quindi erogare con regolarità il pagamento delle prestazioni effettuate, così da non mettere in difficoltà finanziaria i nostri enti ospedalieri. Va considerato che oggi diversi Istituti bancari non concedono più crediti mettendo a rischio la continuazione delle attività ospedaliere e riabilitative".
Chiedete qualcosa anche alla Chiesa?
"La Chiesa italiana si rende conto dell’importanza degli enti religiosi nel mondo della sanità, che rappresenta la sua stessa presenza in questo ambito di annuncio e apostolato. Non solo conosce ma certamente comprende le difficoltà di questo momento. Quindi siamo certi che, come per il passato, farà di tutto per continuare a seguire con particolare attenzione le nostre problematiche che si fanno di giorno in giorno più serie".