PACEM IN TERRIS

Dono e compito

Concluso oggi ad Arezzo il convegno di Rondine e Istituto Maritain

Foto SIR

"Pace e guerra tra le nazioni a 50 anni dalla Pacem in Terris": è il tema del convegno, organizzato congiuntamente dall’associazione "Rondine Cittadella della pace" e dall’istituto internazionale "Jacques Maritain" ad Arezzo (16-17 novembre). L’attualità del tema non poteva non tenere in debito conto la situazione a Gaza, dove si registrano scontri tra fazioni palestinesi ed esercito israeliano, con morti e feriti, che rievocano gli spettri dell’operazione "Piombo fuso" di quattro anni fa.

Diplomazie unite. "Affiancare la diplomazia popolare a quella istituzionale e politica per trovare soluzione ai conflitti in atto nel mondo": è la ricetta di Franco Vaccari, presidente dell’associazione Rondine Cittadella della pace, "Davanti al conflitto a Gaza – ha dichiarato al SIR – Vaccari rafforza questa nostra convinzione e la scelta di ripartire dalla persona e dalle relazioni concrete. Tutto il resto si rivela fragile. Rafforzare le ragioni dell’amicizia per indebolire ed eliminare quelle dell’inimicizia. Sono relazioni nuove che si costruiscono negli anni, per cui bisogna avere visioni di lungo termine". "Fatti di oggi, come quelli di Gaza- è il parere di Vaccari – si evitano con un profondo lavoro culturale da portare avanti sin dall’adolescenza, educando i giovani all’amicizia sin da piccoli". E’ questa l’esperienza di Rondine Cittadella della pace che, ha spiegato il presidente, "ci insegna che è possibile arrivare sino alle Istituzioni politiche. Ai giovani viene insegnato il superamento della crisi guardando allo sviluppo dei loro popoli. Rondine vive l’esperienza della diplomazia popolare, l’amicizia che contagia e che chiama le Istituzioni politiche, economiche e civili a dare risposte importanti alle crisi. Diplomazia popolare e ufficiale devono per questo camminare di pari passo e lavorare in sinergia. Dove fallisce l’una può riuscire l’altra, perché l’amicizia sogna e vuole il futuro".

Un documento attuale. Non sono certo crisi, conflitti e guerre, come quella a Gaza, a togliere all’enciclica di Giovanni XXIII, "Pacem in terris", la sua vena di prorompente attualità. E’ la convinzione espressa da Tommaso Di Ruzza, dell’autorità dell’Informazione finanziaria, Città del Vaticano, nel suo intervento al convegno di Arezzo. "E’ un documento molto attuale – ha affermato – poiché centra la sua attenzione sul concetto di dignità della persona umana, valido sia ai tempi di Giovanni XXIII, 50 anni fa, che oggi. In questo testo possiamo riscontrare come la persona umana sia capace di errore e di male ma al tempo stesso di bene. E’ sulla dignità delle persone umane che si può costruire un ordine giusto". Per Di Ruzza la "Pacem in terris" è "uno dei cardini dell’azione diplomatica del Vaticano che pure affonda le sue radici nel magistero sociale dei predecessori di Giovanni XXIII. Penso a Leone XIII e a Pio XII, con i suoi radiomessaggi natalizi, citato ben ventotto volte nella Pacem in terris. Un’enciclica che rappresenta un grande patrimonio che avrebbe avuto uno snodo nel Concilio Vaticano II e che ancora oggi consente alla Santa Sede di offrire un importante contributo alle relazioni internazionali proprio per la sua coerenza fondante al principio della dignità della persona umana". "Il suo – ha concluso – è un messaggio indirizzato formalmente a tutti gli uomini di buona volontà, che dice che la pace è un dono di Dio, così come la dignità, ma è al tempo stesso una responsabilità ed un dovere. Il dovere morale e spirituale della Santa Sede è, dunque, quello di trasmettere questo messaggio e rivelare la dignità dell’uomo al mondo, ai credenti e ai non credenti".

Un punto di partenza. Sulla pace come "dono e compito" è tornato anche mons. Ettore Balestrero, sottosegretario vaticano per i rapporti con gli Stati, in un messaggio inviato agli organizzatori e letto al convegno. La Pacem in terris per il sotto segretario é "un punto di partenza" e "laddove papa Roncalli indicava che la pace sorge dal rispetto per l’ordine costituito da Dio, sembrava profeticamente prefigurare una delle attuali minacce alla pace, il relativismo". Benedetto XVI, ha proseguito mons. Balestrero, "ha affermato chiaramente, nel suo messaggio per la XL Giornata mondiale della pace del 2007, che la pace è messa in questione anche da visioni riduttive dell’uomo, ovvero dall’indifferenza per ciò che costituisce la sua vera natura. Oggi la via della pace passa anche per la difesa della vita in tutte le sue fasi e per la tutela della libertà religiosa, espressione del rapporto dell’uomo con l’ordine stabilito da Dio". "La pace – è stata la conclusione – è perciò ad un tempo dono e compito. Dono perché non è un’opera umana ma proviene da Dio, compito perché esige la risposta libera e consapevole di ciascuno nel rispetto di quella grammatica inscritta nel cuore dell’uomo dal suo Creatore".