OSPEDALI CATTOLICI

Luoghi dell’annuncio

Conferenza internazionale in Vaticano con 600 partecipanti da tutto il mondo

Qual è il rapporto tra Chiesa e salute oggi nel mondo globalizzato? Cosa possono offrire gli ospedali e le strutture sanitarie cattoliche nei diversi contesti nazionali dei Paesi sviluppati e di quelli in crescita? Può l’evangelizzazione declinarsi con la medicina "basata sulle evidenze"? Sono le domande di fondo cui cerca di rispondere la XXVII Conferenza internazionale che si è aperta giovedì 15 novembre in Vaticano, a cura del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, con oltre 600 partecipanti da tutti i continenti. Già nella messa di apertura dei lavori, celebrata nella basilica di S. Pietro, il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato, ha messo in luce che "le strutture ospedaliere e in genere sanitarie, dove vengono accolte e curate le persone provate dal male fisico, psichico e spirituale, diventano luogo di annuncio del Regno di Dio", perché vi converge l’umanità sofferente di fronte al mistero del dolore e della morte. A maggior ragione, ha poi sottolineato, questo compito di annuncio del Vangelo appartiene alle strutture sanitarie cattoliche, "ispirate agli insegnamenti di Gesù che sono basati sull’amore".

La sofferenza dimenticata e il dolore taciuto. Gli ospedali e le strutture cattoliche di cura e assistenza sanitaria nel mondo sono oltre 120 mila: si va dai grandi policlinici urbani ai piccoli o piccolissimi dispensari sanitari delle regioni povere. In questa vasta e differenziata presenza gli operatori sanitari e le strutture cattoliche si distinguono – ha affermato il presidente del Pontificio Consiglio, mons. Zygmunt Zimowski – per il fatto che operano "mossi dalla fede nell’uomo e dalla carità, ma anche dall’umiltà legata alla consapevolezza della condizione umana e della finitezza delle conquiste scientifiche conseguite". Attorno a questi valori ha riflettuto anche l’arcivescovo mons. Rino Fisichella, che presiede il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, secondo il quale "i nuovi areopaghi cui la Chiesa si rivolge oggi (mass media, rete internet, social network, ndr) sottacciono o nascondo la sofferenza umana perché non accettano che l’uomo possa sperimentare la debolezza, dopo che loro stessi hanno illuso sulla sua onnipotenza". Per questo i credenti dovrebbero portarvi "il senso della sofferenza dimenticata e del dolore taciuto".

Dentro la crisi finanziaria globale. Ma in un’epoca di crisi economica e finanziaria, come possono gli ospedali cattolici operare con una gestione oculata e razionale, salvaguardando il valore della centralità della persona malata da assistere e curare? La riflessione è stata proposta dallo statunitense Anthony Tersigni, docente universitario e presidente di "Ascension Health Alliance". Secondo il relatore, alla luce delle attuali contingenze economiche e con particolare riferimento alla realtà americana, "la razionalizzazione dell’assistenza sanitaria non entra in contrasto con il diritto alla salute, ma è in realtà il mezzo principale per difendere lo stesso diritto alla salute". Portando l’esempio evangelico della "vite che deve essere potata dei rami secchi per essere fruttuosa", ha proseguito, "così anche il sistema sanitario deve essere potato dalle strutture sociali di peccato che interferiscono con la nostra capacità di rispondere in modo adeguato al diritto umano fondamentale alla salute e all’assistenza sanitaria".

Soluzioni etiche e razionali. La risposta di Tersigni è stata strutturata in cinque punti, che ha definito "priorità gestionali che derivano direttamente dalla nostra identità cattolica". La prima è "la formazione teologica e spirituale per i laici responsabili"; segue la "solidarietà con coloro che vivono in condizioni di povertà e sperimentano le ingiustizie e l’emarginazione sociale"; in terzo luogo gli ospedali cattolici debbono essere gestiti secondo un criterio improntato alla "gestione responsabile"; la quarta priorità è la "ricerca di un nuovo modello di erogazione delle cure che ponga la persona olisticamente intesa al centro del sistema"; infine, "vivere un impegno fedele alla visione della vita umana e alle norme morali portate dalla visione che la Chiesa trasmette". Nel complesso, secondo Tersigni, "le direttive etiche e religiose per i servizi sanitari cattolici possono fornire una tabella di marcia per la razionalizzazione dell’assistenza sanitaria", rimanendo "fedeli alla nostra identità".

Formazione dei futuri medici ospedalieri. Un aspetto significativo emerso durante i lavori riguarda gli ospedali in rapporto alla formazione delle future figure professionali, mediche e paramediche. Su questo è intervenuto Benoit Lengelé, docente di anatomia umana all’Università Cattolica di Lovanio (Belgio), secondo il quale gli studenti di medicina si confrontano sin dall’inizio dei loro studi con "la vicinanza della morte in termini concreti, dando vita a una discussione fondamentale sul significato della vita umana, la realtà della trascendenza e la pertinenza della fede". Ciò richiede che gli studi stessi siano sostenuti da una prospettiva etica e spirituale, che può essere proposta negli atenei cattolici in particolare attraverso le discipline teologico-pastorali.