FAMIGLIA E FRAGILITÀ
Mercoledì a Padova un’iniziativa della Facoltà teologica del Triveneto
Quanto è fragile, oggi, la famiglia? Quali sono le fragilità che la rendono più vulnerabile e la espongono al rischio del fallimento? Quali invece le risorse che la possono accompagnare nel corso della vicenda esistenziale dei suoi componenti? Qual è la "forza" della famiglia? Su questo tema s’interroga quest’anno la Facoltà teologica del Triveneto con un laboratorio di progettazione pastorale promosso dal biennio di specializzazione in teologia pastorale rivolto agli studenti, ma che avrà anche un momento pubblico, mercoledì 14 novembre, a Padova con il convegno teologico dal titolo "La famiglia nelle situazioni di fragilità" (info: www.fttr.it). Giovanni Del Missier, docente di teologia morale e coordinatore del progetto, spiega a Paola Zampieri, del settimanale della diocesi di Padova "La Difesa del Popolo", che il punto di partenza di questa analisi e della successiva elaborazione di possibili strategie pastorali, è la presa di coscienza del dato di fatto: le famiglie oggi sono fragili.
Quali sono le fragilità della famiglia oggi?
"Innanzitutto le debolezze sul piano progettuale nella scelta matrimoniale e nell’assumere poi la responsabilità di coniugi e di genitori. C’è una fragilità di ‘tenuta nel tempo’ della famiglia, a cui consegue la frantumazione dei legami, l’esperienza del fallimento, che conduce alla separazione, al divorzio, alla lotta per l’affidamento dei figli. E ciò porta a una situazione di solitudine, di ricerca, di approdo a nuove unioni e quindi a famiglie ricostituite".
Entra in gioco anche il fattore economico?
"Questo si lega, ad esempio, alla necessità di ‘passare gli alimenti’ e diviene una povertà che tocca soprattutto il coniuge a cui non vengono affidati i figli, che perde la casa e deve trovare una nuova collocazione abitativa. Spesso, a questo punto, il coniuge rimasto solo è costretto a compensare con l’aiuto dei genitori e ciò si traduce in una nuova fragilità: la dipendenza dalla famiglia di origine. Questa dipendenza è accentuata dalle insicurezze economico-lavorative di questo periodo, che investono le giovani famiglie e le costringono a cercare supporto. L’ingerenza delle famiglie di origine può incidere sulle dinamiche delle giovani coppie e generare insicurezze personali-relazionali".
Anche le diverse fasi di vita incidono sull’equilibrio della famiglia?
"Certo, basti pensare all’adolescenza dei figli, che di per sé è un periodo difficile e che può arrivare ad assumere connotazioni di rischio personale per comportamenti estremi quali il bullismo o le dipendenze. Oppure altri momenti di passaggio come la sindrome del nido vuoto, quando i figli escono di casa e i genitori si ritrovano soli; o ancora l’affrontare situazioni particolari quali la perdita di un figlio, l’assistenza a un anziano, a un disabile. È chiaro che le fragilità che abbiamo elencato hanno una connotazione sanitaria, educativa, economica, ma sono poi tutte fragilità personali che incidono sul vissuto, direi sulla stessa identità della persona e la rendono ulteriormente fragile. È un circolo che segna la persona nel profondo".
Che cosa può fare la riflessione teologica in questo campo?
"Dopo la doverosa presa di coscienza della situazione e l’ascolto del vissuto personale, il compito della teologia, soprattutto in una facoltà a indirizzo pastorale, è di orientare un’azione efficace sul piano dell’accompagnamento, del sostegno, anche della cura delle situazioni che sotto certi aspetti appaiono reversibili".
Da dove può partire questo percorso?
"È necessario innanzitutto avere delle chiavi interpretative del vissuto, e queste chiavi le indica il Concilio Vaticano II: sono l’esperienza umana e il Vangelo. C’è inoltre tutto quello che la Chiesa italiana ha fatto, ed è molto, per la famiglia dal post-Concilio in poi, mettendo in atto diverse strategie d’intervento che oggi, dato l’amplificarsi delle fragilità che minano la famiglia, è necessario incrementare, rendere più efficaci, più accessibili. Non dimentichiamo, infine, che il convegno di Verona nel 2006 ha ribadito l’attenzione verso la fragilità, da vedere certamente come rischio, potenziale fallimento, ma da cogliere anche come luogo teologico, il luogo cioè dove può rivelarsi e si può sperimentare in profondità la grazia di Dio, l’incontro con Cristo".
Quali sono le esperienze sul territorio che affrontano le fragilità della famiglia?
"Ci sono Consultori e Centri di aiuto alla vita, il Tribunale ecclesiastico, gruppi e associazioni familiari, itinerari di accompagnamento per fidanzati, giovani coppie, divorziati e risposati, vedovi…; accanto ai percorsi pastorali ci sono gli operatori scolastici ed educativi, il sindacato per gli aspetti socio-economici e lavorativi. Nel corso dell’anno il seminario-laboratorio della Facoltà (che ha una trentina d’iscritti fra preti e laici, tra cui una coppia di sposi e diverse donne) andrà a studiarli e approfondirli per poi progettare qualche opportunità di sviluppo. C’è poi l’intenzione di raccogliere tutto il materiale in una pubblicazione, in modo da metterlo a disposizione delle Chiese e di tutti coloro che possano essere interessati all’approfondimento".