STUDIO DELLA TEOLOGIA
La ”lectio magistralis” di mons. Mariano Crociata oggi ad Arezzo
Mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, oggi ad Arezzo per l’inaugurazione dell’Anno accademico dell’Istituto superiore di scienze religiose "Beato Gregorio X" ha affermato, nella "lectio magistralis", che il ruolo di un centro di formazione teologica e di studio delle scienze religiose "dovrebbe essere avvertito in tutta la sua preziosità per la vita di una Chiesa. Senza motivazioni coltivate con una riflessione rigorosa, senza la capacità di argomentare per sé e per altri il senso della propria fede, con i contenuti che la definiscono, senza l’esercizio di una lettura credente della realtà, si impoverisce inesorabilmente la qualità della vita cristiana dei singoli credenti e delle comunità".
Fede e responsabilità pubblica. Ricordando la figura di san Leone Magno, di cui oggi la Chiesa fa memoria, mons. Crociata, nell’omelia della messa, ha sottolineato "anche oggi l’esigenza di imparare a unire sapere della fede e responsabilità pubblica. Nello spazio, talora anche molto ristretto, in cui si conduce l’esistenza di ciascuno di noi, giunge una chiamata che interpella a coltivare una fede consapevole e una capacità di stare da credenti nella società, dovunque ci si trovi a operare". Le due dimensioni, per il segretario generale della Cei, "non sono alternative né si strumentalizzano a vicenda; piuttosto esse si richiedono l’una l’altra: quanto più profonda è la coscienza di fede, alimentata con la preghiera, una seria formazione, la comunione ecclesiale, tanto più sarà coerente e incisiva la presenza in tutti gli ambienti di vita e di relazione; d’altra parte, la molteplicità, talora convulsa, degli impegni e delle occupazioni dovrebbe, essa stessa, stimolare nel caso del credente l’esigenza di una cura assidua della propria fede dentro il tessuto della comunità ecclesiale".
Il senso del bene e della giustizia. Commentando le letture bibliche di oggi intrecciate attorno al tema della ricchezza, mons. Crociata ha osservato: "Il rapporto con i beni è una dimensione necessaria nella vita di ogni persona e di ogni società. Anche i credenti, poiché non vivono fuori dal mondo, non solo non possono rimuovere tale rapporto, ma piuttosto devono assumerlo in maniera esemplare". Purtroppo, ha aggiunto, "anche la nostra epoca ci fa conoscere esempi di un rapporto disordinato con il denaro e con la ricchezza da parte di credenti. Simili circostanze devono diventare occasione di severo esame per sé, per ritornare all’originaria ispirazione che viene da Gesù, dal suo Vangelo, dalla Chiesa apostolica". Non è mancato un cenno alla crisi: "Le radici della crisi economica non sono soltanto o innanzitutto economiche, ma morali e spirituali. Difficoltà di questo genere e di queste proporzioni sorgono perché si smarriscono il senso del bene e della giustizia, il valore della persona e la sua trascendenza rispetto alla materia, l’apertura a una dimensione più alta della legittima soddisfazione dei bisogni e delle esigenze della vita". Per il segretario generale della Cei, "non si può impunemente trascurare quella per dedicarsi solo a queste. Bisognerà imparare una buona volta a tenere insieme l’una e le altre".
Pienezza umana. "Da servo a discepolo e figlio. Maturità umana del credente" è stato, poi, il tema della lectio magistralis di mons. Crociata, che ha spiegato come "dal senso della figliolanza e della conseguente fraternità" nasca "l’autentica maturità umana". La coscienza della dipendenza originaria e il senso del limite, che connotano la condizione umana, sono "da considerare come fattori costitutivi della maturità della persona, poiché pongono la premessa essenziale dell’accettazione della realtà, senza la quale non può istituirsi alcun rapporto autentico con se stessi, con gli altri, con il mondo". Nella fede "tali fattori conseguono il loro pieno significato" per "la relazione personale filiale con Dio in cui sono ormai accolti". Nell’orizzonte della fede, "essi vengono inseriti ed elevati verso una compiuta umanizzazione". Infatti, "nell’esperienza credente il rapporto umano con la realtà si trova a essere istituito e realizzato nella forma compiuta e più giusta. In essa si scopre come proprio l’atto di affidamento è condizione di pienezza umana e di maturità". L’atteggiamento istituito dalla fede, ha chiarito il segretario generale della Cei, "conduce sempre a quella estroversione che viene fondamentalmente riconosciuta come tipica della maturità umana. E infatti essa non può che essere conseguente alla certezza acquisita di ricevere tutto da Dio e avere tutto in Dio, e scopre così la libertà dal sentirsi schiacciati dal compito immane di cercare la sicurezza ultima e di dare un senso alla vita; una libertà che una volta appagato il bisogno di sicurezza di fronte alla precarietà insuperabile della condizione umana consente di dedicarsi agli altri, di costruire relazioni buone, di portare un contributo positivo al mondo che ci circonda", ha concluso.