RELIGIOSI OGGI

Unità nella diversità

In tutto il mondo il loro contributo alla nuova evangelizzazione

Prosegue ad Acireale (Catania) l’assemblea generale della Cism (Conferenza italiana dei superiori maggiori). Dopo l’elezione del nuovo presidente, il carmelitano scalzo Luigi Gaetani, stamani i rappresentanti degli ordini e congregazioni maschili provenienti da tutta Italia si sono confrontati sul contributo che la vita consacrata può dare alla nuova evangelizzazione, come auspicato nell’ultimo Sinodo dei vescovi. "La dimensione contemplativa – ha precisato p. Josè Ornelas Carvalho, superiore generale dei dehoniani – può dare un apporto essenziale all’annuncio di Cristo, in quanto testimonianza dell’Assoluto in mezzo agli uomini. Noi consacrati non siamo monadi separate le une dalle altre, ma persone che devono vivere la loro esperienza di vicinanza a Dio insieme agli altri, stando in cammino con loro". "Il fatto di essere presenti in tutti i continenti, a contatto con le culture più variegate – ha aggiunto – ci permette di realizzare davvero l’universalità della Chiesa. E lo stesso vale per la molteplicità dei nostri ordini e delle nostre congregazioni, che, pur nella diversità, rappresenta una ricchezza immensa".

Nuovi evangelizzatori. Il rettor maggiore dei salesiani, don Pascual Chávez, membro del Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione, ha raccontato la sua presenza al Sinodo e le proposte avanzate dai religiosi in tema di nuova evangelizzazione. "Affinché questa definizione non resti mera retorica – ha ammonito – occorre che tutti ci sottoponiamo a un profondo rinnovamento. Non può esserci nuova evangelizzazione senza nuovi evangelizzatori. Come ha detto papa Benedetto XVI, non possiamo parlare di Dio senza prima aver parlato con Dio: la Chiesa deve essere discepola, prima ancora di diventare apostola. E deve allargare il suo sguardo: come possiamo raccontare la bellezza dell’annuncio di Dio se non ci apriamo al mondo e ai suoi cambiamenti?". "Viviamo in un contesto di profondo secolarismo – ha riconosciuto don Chavez – in cui non si vuole lasciare spazio a Cristo e addirittura si cerca di strapparlo con forza dai cuori delle persone. Se da una parte questo ci amareggia, dall’altro può diventare una sfida e un’opportunità. La nuova evangelizzazione non è appannaggio esclusivo di qualcuno, ma deve coinvolgere tutti i battezzati, in primo luogo noi consacrati, testimoni anticipati dei beni eterni".

Dare concretezza alle parole. Secondo p. Mauro Johri, ministro generale dei cappuccini, "il Sinodo ha ribadito la bontà della struttura ecclesiastica, chiedendo però che venga rinvigorita con nuove forme pastorali. Si è auspicato un ruolo più incisivo delle parrocchie e dei sacramenti, con un occhio di riguardo alla riconciliazione. Ma, soprattutto, alla base della nuova evangelizzazione devono esserci l’umiltà e la consapevolezza che Chiesa vede perdere ogni giorno altri credenti. Intere regioni, basti pensare ad alcune zone della Francia, oggi sono lontane dal messaggio cristiano". "La vera sfida della comunità ecclesiastica – ha proseguito – è dare concretezza alle parole ed evitare che, dopo averne discusso tanto, la nuova evangelizzazione resti lettera morta e venga presto dimenticata".

Concentrarsi sui destinatari. Per don Silvio Sassi, superiore generale dei paolini, "bisogna offrire un’alternativa credibile alla secolarizzazione, che non sia un giudizio, ma una proposta di vita: per farlo dobbiamo concentrarci su chi riceve il nostro messaggio, prima ancora che sul messaggio stesso". Riprendendo la parabola del buon seminatore, "il vero problema è il terreno sul quale cade il nostro seme. Se il terreno è ostile e impermeabile, occorre fare di tutto perché diventi produttivo, individuando nel nostro caso forme di comunicazione adeguate". "Non possiamo pretendere – ha sottolineato il religioso – di insegnare seduti su un piedistallo; dobbiamo invece sederci accanto a chi ci ascolta. Se offriamo un’immagine di fede alla portata di tutti, possiamo forse sperare che venga imitata più facilmente". "Noi religiosi siamo come una miniatura dell’intera Chiesa", ha concluso il moderatore dell’incontro, mons. Calogero Peri, vescovo di Caltagirone e francescano. "Da noi ci si aspetta gratuità, umiltà, ascolto, fraternità, tensione verso l’ideale. I religiosi sono invitati non a una testimonianza qualunque, ma a una testimonianza d’élite".

a cura di Graziella Nicolosi (Acireale)