CITTADINI E ISTITUZIONI
La nota della presidenza della Repubblica sulle elezioni politiche sottolinea una grande e diffusa preoccupazione
Una nota piuttosto secca della presidenza della Repubblica ha chiarito in questi giorni il calendario politico-istituzionale: elezioni politiche presumibilmente la settimana dopo Pasqua e, nel frattempo, due tornate regionali molto importanti in Lombardia e nel Lazio, auspicando che presto si chiariscano le cose sulla legge elettorale.
Insomma: stiamo entrando nella stretta decisiva, anche se, sembra, a fari spenti, in un banco di nebbia fitta.
E allora, prima del tema, fondamentale, della nuova articolazione dell’offerta politica, occorre fare un discorso strutturale, a proposito della cornice. Da un lato è finito un quadro quasi ventennale, articolatosi intorno a Silvio Berlusconi. Nello stesso tempo però la questione istituzionale, cioè sulle regole del gioco e l’assetto delle istituzioni, che ha accompagnato la crisi della cosiddetta prima-Repubblica e tutta la parabola della cosiddetta seconda-Repubblica, non ha avuto alcuna soluzione stabile. Tanto che, interpellati da un sondaggio del "Corriere della Sera", gli italiani continuano in maggioranza a preferire una rappresentanza proporzionale. Perché almeno vincola ad avere identità precise. In effetti negli ultimi vent’anni abbiamo sommato il peggio dei due sistemi, proporzionale e maggioritario, per cui non si è avuto un forte (e responsabile) momento decisionale e neppure una chiara (e responsabile) rappresentanza di un Paese comunque assai sfaccettato. Di modo che siamo avvolti in un pessimismo generalizzato, da cui certamente i "tecnici" non possono sollevare, vincolati come sono a fare cassa e a cercare di riordinare i conti. Tanto più che nel frattempo la qualità media del reclutamento della classe politica è notevolmente diminuita.
Il dibattito sulla legge elettorale dovrebbe dunque innanzitutto affrontare questa contraddizione, per cui giustamente da oltre vent’anni s’invoca una legislatura "costituente", senza che nessuno abbia la forza o la volontà di metterla in piedi.
Eppure anche solo la vicenda dell’accorpamento delle Province, che necessariamente porta con sé la questione del design delle Regioni (a proposito, come si sa, della contraddizione rappresentata da Regioni-Province), ribadisce che il problema è ormai di marchiana evidenza e rappresenta la vera palla al piede per il sistema-Paese, che la paga molto cara poi in termini di costo del lavoro.
Il governo Monti ha fatto un discorso chiaro e onesto ai cittadini sui conti. Un discorso altrettanto chiaro va fatto sul quadro istituzionale. Ma nessuno per ora ha la forza o l’interesse per inserirlo in agenda.
Verosimilmente per i prossimi anni in Eurolandia si disegna un periodo di stagnazione, "alla giapponese". Varrebbe la pena, come facevano un tempo i contadini in autunno e in inverno, utilizzarlo per rimettere le cose a posto, in attesa dei frutti della semina.
Forse chi saprà fare con onestà e chiarezza questo discorso, suddividendo e coordinando i capitoli economici, quelli sociali e quelli istituzionali, potrà avere provvisoriamente la fiducia degli italiani, stanchi di risse, troppo saggi per credere a uomini della provvidenza o a moralizzatori per propaganda e giustamente molto, molto diffidenti.