TASSE
È giusto scaricare su un governo tecnico aspettative che chiamano in causa la politica?
È bastata quella frase che ha accompagnato l’ultima manovra governativa nelle aule del Parlamento, a togliere l’ultimo velo appunto sulla stangatina chiamata legge di stabilità: "Fate quel che volete, ma i saldi devono restare invariati". Insomma, tot deve entrare nelle casse dello Stato, e tot entrerà.
Cosa volete, la medicina è amara (Monti dixit) e si chiama tasse. Cambiare uno Stato, o addirittura il carattere di un popolo, come disse mesi fa Mario Monti, non è questione né di giorni, né di decreti. Nel frattempo, si torchia per tappare le falle.
Dice il premier, sostiene l’Europa che anzitutto "i conti vanno messi in sicurezza", e un’altra verità non detta è questa: non si spremono le tasche degli italiani perché i nostri conti pubblici versano in stato disastroso. È vero, abbiamo un debito altissimo ma da Monti in poi siamo in attivo di bilancio, cioè lo Stato spende un po’ meno di quanto incassa.
La verità è un’altra: sono tutte manovre "propedeutiche". Si fa ora quel che si teme non verrà più fatto "dopo". Cioè quando "tornerà la politica" a palazzo Chigi. Vista da altra prospettiva, i partiti stanno usando la parentesi-Monti per imporre manovre che poi faticherebbero ad adottare. Insomma, gli fanno fare il "lavoro sporco".
E questo è. Si è visto con il recente valzer su Iva, Irpef, cuneo fiscale, detrazioni e deduzioni: un leva e metti quasi quotidiano, prima spacciato come "beneficio per il 99% degli italiani" (così disse il ministro dell’Economia, Grilli), poi come un pari e patta per tutti. Infine – ma intanto gli italiani si erano distratti con gli arbitraggi di serie A – come una stangatina che sta ancora cercando la sua completa definizione.
I detrattori rimproverano, all’attuale esecutivo, di non aver impostato una seria riforma della spesa pubblica italiana. Cioè spendere meglio, o spendere meno strutturalmente. Lo si è fatto (maluccio in realtà, vista la questione degli esodati) solo sul lato previdenziale. Poi una grandinata di tasse di non enorme entità, ma che colpivano contribuenti già stremati dal Fisco. Il contribuente onesto italiano è il più tartassato del mondo, dicono le statistiche.
Questo poi in un momento di crisi economica violenta: meno soldi e tanta insicurezza hanno spinto gli italiani a spendere di meno, e quindi a gelare ancora di più l’economia domestica.
Ma non si può imputare a un cane di non saper miagolare, e quindi è ingiusto scaricare sul governo aspettative che il governo non può soddisfare. Le grandi riforme vanno ben disegnate, hanno bisogno di un forte orientamento politico e – non dimentichiamolo – dei voti necessari per approvarle in Parlamento. È la politica che deve disegnare la società futura, mentre oggi appare impossibile pure la banale riforma di un sistema elettorale che tutti giudicano un obbrobrio.
Quindi diamo a Monti e ai suoi ministri quel che compete a loro. E loro, questa volta, hanno voluto caricare sulle spalle dei partiti la responsabilità dell’ultima manovra. Perché la proposta di tagliare deduzioni e detrazioni fiscali – addirittura retroattivamente – era chiaramente una cosa sbagliata. Tale da obbligare i parlamentari a farsene carico per eliminarla e sostituirla con altri tagli di spesa. Saranno tecnici, ma non sono degli sprovveduti.
Infine sfoderiamo la nostra palla di cristallo personale per prevedere che, tra febbraio e marzo prossimi, arriverà una nuova aggiustatina nei conti pubblici. Non sappiamo prevedere la forma e il nome che le verrà dato, ma certamente ci sarà. Sarà leggera, se lo spread dei nostri Btp rimarrà contenuto; sarà pesantuccia se i tassi dovessero rialzarsi e, quindi, dovessimo pagare più interessi sul nostro debito pubblico. Sarà pesantissima se – ora di allora – si scoperchieranno le pentole dei debiti contratti dalle Regioni, Sicilia in primis. Una follia nascosta per ora sotto il tappeto.