FAMIGLIA

Quale aiuto concreto?

Per due giorni psicologi a confronto all’Università cattolica di Milano

La tutela della famiglia passa anche dall’impegno di docenti e ricercatori. Ne sono convinti all’Università Cattolica di Milano dove da oltre vent’anni si applica un nuovo modello di analisi – definito "relazionale-simbolico" – che ha cambiato profondamente il modo in cui la ricerca, non solo in ambito cattolico, approccia la famiglia e le sue problematiche. Per fare il punto su quanto fatto in questi vent’anni e per presentare i risultati delle ultime ricerche, l’Alta Scuola di Psicologia A. Gemelli e il Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia hanno organizzato un convegno di due giorni rivolto agli psicologi, in corso nella sede milanese dell’Ateneo del Sacro Cuore. I lavori si sono aperti questa mattina con le relazioni dei professori Eugenia Scabini e Vittorio Cigoli, capostipiti di questa Scuola. Michele Luppi per il Sir ne ha parlato con la professoressa Scabini.

Come spiegherebbe ai non addetti ai lavori la novità rappresentata da questo vostro modello "relazionale-simobolico" e delle ricerche portate aventi in questi anni?
"L’idea di fondo è quella di studiare la famiglia non solo dal punto di vista teorico, ma cercando di elaborare degli strumenti concreti di intervento che permettano di aiutarla e sostenerla. Questa idea riprende la visione di padre Agostino Gemelli per cui la psicologia non può essere solo un esercizio astratto, ma portare ad interventi concreti che incidano sulla società".

Una visione che ha attecchito nel mondo accademico e ha avuto ricadute nella società?
"Credo che l’introduzione nel linguaggio comune di un termine come generatività o la progressiva diffusione di buone pratiche da noi promosse, dimostri il cammino fatto in questi anni, grazie al contributo di tre generazioni di ricercatori. Se poi guardiamo all’attenzione che da sempre abbiamo rivolto alle dinamiche della coppia, questa oggi, alla luce della crisi attuale, appare profetica".

In che senso?
"Oggi si parla tanto di crisi della famiglia, ma in realtà ad essere in crisi è la dimensione della coppia. Un buon legame di coppia consente di essere buoni genitori e di salvaguardare il rapporto tra generazioni".

Non a caso tra i vostri strumenti di intervento c’è anche quello della mediazione familiare. Una ricerca che sarà presentata al convegno dimostra come "tra coloro che giungono al termine della mediazione il 94,8% ritengono che questo accompagnamento li abbia aiutati a "portare in salvo" il legame familiare.
"E’ vero, ma il problema è che sono ancora troppo poche le coppie che si rivolgono alla mediazione. Ma questa è solo una delle pratiche che abbiamo introdotto: penso ai gruppi di parola per i figli di genitori separati, al sostegno alla genitorialità, ai percorsi per le famiglie che si dedicano all’affido o all’adozione, alla creazione di legami tra famiglie. Siamo sempre stati convinti della necessità di agire preventivamente piuttosto che trovarsi a dover intervenire nelle criticità".

Questo per non arrivare, anche in caso di separazione, a casi estremi e drammatici come quelli evocati da recenti fatti di cronaca. Penso in particolare al bambino conteso tra il padre e la madre?
"Nella società di oggi siamo portati a pensare ai legami familiari come leggeri, ma non è così e quanto successo in questo episodio lo dimostra. Il rischio di fronte a questi fatti è quello di pensare che possano essere tragedie isolate, frutto della follia individuale, invece, sono la dimostrazione di quanto questi legami ancora siano importanti e di quale sia la potenza positiva o negativa che portano con sé. Da qui la necessità di prendersene cura".

Questi vent’anni sono coincisi anche con l’avvento nella società italiana del multiculturalismo. Un tema di cui vi siete occupati spesso, anche nelle ultime ricerche, con quale obiettivo?
"É stato un cambiamento epocale. La percentuale di famiglie provenienti da culture diverse è enorme. Diciamo che la sfida in questo senso è duplice: da un lato perché si tratta di capire come le persone immigrate vivono il rapporto con la cultura d’origine e quella italiana. Dall’altro è importante analizzare il tema delle seconde generazioni e come la componente culturale interagisce nel rapporto tra genitori e figli. Guardando a queste situazioni anche le nostre famiglie dovrebbero interrogarsi sulla forza dei legami familiari che ancora esiste in altre culture e sul perché da noi si stiano indebolendo".

Su quali nuovi temi di analisi vi concentrerete in futuro?
"Stiamo pensando ad alcune ricerche sul tema del rapporto tra famiglia e nuovi media. Crediamo che i social network siano oggi un elemento importante che vada ad incidere non solo nella vita della coppia, ma anche nel rapporto tra genitori e figli ed in generale tra generazioni. Un aspetto centrale della nostra ricerca".