POVERTÀ IN EUROPA

L’ora della solidarietà

La Commissione Ue delinea il nuovo Fondo per indigenti e senzatetto

"Abbiamo bisogno di meccanismi di solidarietà e di risorse adeguate per aiutare gli indigenti che in molti casi si trovano a vivere una vera e propria situazione d’emergenza sociale". È il presidente della Commissione europea, il portoghese José Manuel Barroso, a lanciare l’allarme-povertà.
La crisi economica che da cinque anni si è abbattuta sul vecchio continente ha attraversato diverse fasi, mietendo "vittime" nel sistema finanziario e bancario, in quello delle imprese, colpendo i bilanci nazionali (ne sanno qualcosa Irlanda, Portogallo, Grecia, Spagna e – stando agli ultimissimi dati di Eurostat – anche l’Italia, con il suo 126,1% di debito rispetto al Prodotto interno lordo). Ma la recessione ha investito duramente anche i lavoratori (sono 25 milioni i disoccupati in Europa), e quindi i redditi familiari. Si calcola che gli indigenti o le persone a rischio povertà siano circa 80 milioni nell’Ue27. Per queste ragioni la Commissione, oltre a proseguire, assieme alle altre istituzioni Ue, un’azione ampia per "imbrigliare" la crisi e rispondervi mediante un’azione congiunta con gli Stati membri, ha deciso di accelerare il processo per la creazione di una nuovo "Fondo di aiuti europei agli indigenti", approvato il 24 ottobre e subito trasmesso a Consiglio e Parlamento Ue per avere il semaforo verde.
Laszlo Andor, commissario per gli affari sociali e l’inclusione, nel presentare a Bruxelles il provvedimento, ha dichiarato: "Il Fondo offrirà un aiuto tangibile per aiutare i cittadini europei più vulnerabili a integrarsi nella società. Esso rappresenterà una dimostrazione concreta della solidarietà dell’Unione con le persone più vulnerabili", soprattutto "quelle che sono state maggiormente colpite dalla crisi economica e sociale". Solidarietà, dunque, è la parola chiave della proposta. Andor ha poi lanciato un messaggio alle istituzioni competenti: "Mi auguro che gli Stati membri", riuniti nel Consiglio Ue, e "il Parlamento europeo adottino celermente questa proposta e il relativo bilancio per far sì che gli aiuti arrivino al più presto ai bisognosi".
Si allarga, così, il campo d’azione dell’Unione europea verso i cittadini bisognosi: con il "Fondo di aiuti agli indigenti", che va oltre il vecchio programma di aiuti alimentari (il quale attingeva circa 500 milioni di euro l’anno dal bilancio della Politica agricola comune; fondi peraltro già stanziati per il 2013), mettendo a disposizione per il periodo finanziario 2014-2020 la cifra di 2,5 miliardi di euro, cui si dovranno aggiungere cofinanziamenti nazionali per almeno il 15% della cifra totale.
Il provvedimento si inserisce nella più ampia strategia Europa 2020 intesa a far ripartire l’economia comunitaria senza trascurare i problemi occupazionali e sociali, primo fra tutti l’inclusione dei soggetti più esposti alla povertà. Con il 2014, quindi, saranno forniti riso, pasta, biscotti, scatolame, ma anche indumenti, scarpe, sapone, shampoo e altri beni di prima necessità alle famiglie povere, ai nuclei rimasti senza reddito, ai quasi 4 milioni di senzatetto registrati nei 27 Stati Ue, alle famiglie con bambini privati dei mezzi minimi di sussistenza.
Il percorso del provvedimento richiede ancora alcuni passaggi politici (e poteva forse disporre di stanziamenti più generosi), ma non dovrebbe trovare ostacoli. Le organizzazioni umanitarie e religiose che in genere gestiscono questi aiuti (fra cui le Caritas, i Banchi alimentari, così come varie associazioni, enti locali, scuole) sono fiduciose: l’Ue – è questo l’impegno – non si dimentica dei suoi cittadini e, fra questi, di coloro che hanno più bisogno di aiuti materiali.