ILVA - TARANTO

Un patto di fiducia

L’arcivescovo Filippo Santoro: ”Cercare soluzioni condivise”

"Cercare soluzioni condivise in cui possano trovare conforto e speranza sia coloro che soffrono per le malattie dovute all’inquinamento, sia coloro che temono per la perdita del posto di lavoro e per il proprio futuro". L’appello dell’arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, giunge all’indomani della presentazione del Rapporto "Ambiente e salute a Taranto: evidenze disponibili e indicazioni di sanità pubblica", promosso dal Ministero della salute e coordinato dall’Istituto superiore di sanità. Il Rapporto contiene l’aggiornamento agli anni 2003-2009 dello studio "Sentieri" relativo all’area di Taranto, i dati dell’analisi della mortalità, del biomonitoraggio e del rischio sanitario connesso alla qualità dell’aria. Dallo studio (clicca qui) emergono dati allarmanti: per gli uomini +14% per tutti i tumori, +14% per le malattie circolatorie, +17% per quelle respiratorie, +33% per i tumori polmonari, +419% per i mesoteliomi pleurici. Per le donne, invece, +13% per tutti i tumori, +4% per le malattie circolatorie, +30% per i tumori polmonari, +211% per il mesotelioma pleurico. E per i bambini si registra un incremento del 20% della mortalità nel primo anno di vita rispetto alla media pugliese, che diventa 30-50% per la contrazione di malattie di origine perinatale che si manifestano oltre il primo anno di vita. Ma l’attenzione continua a essere fissa su Taranto anche per un altro motivo: nelle prossime ore dovrebbe essere pubblicata sulla Gazzetta ufficiale la nuova Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per l’esercizio dell’attività industriale, facendo così entrare in vigore il testo approvato, con molte osservazioni e critiche, dalla Conferenza di servizi il 18 ottobre scorso. Sono ore decisive, dunque, per la città pugliese. Vincenzo Corrado, per il Sir, ne ha parlato con mons. Santoro, arrivato in diocesi nemmeno da un anno e promotore, sin dal suo insediamento, d’iniziative di dialogo per "cercare soluzioni condivise che tengano insieme il diritto alla salute e il diritto al lavoro". Ultima in ordine di tempo: l’incontro di ieri pomeriggio con il ministro della Salute, Renato Balduzzi (clicca qui).

Eccellenza, nei giorni scorsi ha aperto il nuovo anno pastorale con una preghiera speciale per la "situazione drammatica" della città. Perché questa scelta?
"Perché il momento che vive Taranto è delicato. Si trova divisa tra due legittimi diritti, quello alla salute e, quindi, alla vita e quello ad avere un lavoro che garantisca il giusto sostentamento. Il dovere di un Pastore è ricordare sempre che Dio è sostegno nelle difficoltà, nelle prove della vita. Dunque mi è venuto naturale pensare a una preghiera speciale da recitare per invocare benedizioni per questa terra. Ho incontrato tanti malati, vittime dell’inquinamento, in questi mesi, ma ho anche visto i volti tesi degli operai saliti a sessanta metri d’altezza per occupare l’altoforno 5 dell’acciaieria. Sono andato a trovarli. Volevo salire su, ma per motivi di sicurezza mi è stato impedito, allora alcuni di loro sono scesi per ringraziarmi. In realtà è stato il gesto naturale di un padre preoccupato per i suoi figli".

Parlando della situazione dell’Ilva, in questi mesi "la voce della Chiesa" si è sempre espressa a favore dell’unità e perché si rendano possibili le condizioni per salvaguardare la salute e il lavoro. Pensa sia possibile tutto ciò?
"Sì, direi che coniugare questi due aspetti è essenziale. Vanno considerate tutte le sfaccettature della vicenda. Non si può demonizzare l’una ed esaltare ideologicamente l’altra. Ne usciremmo tutti perdenti. Per questo continuo a invitare tutti all’unità e al dialogo. C’è necessità di bonificare, ma in nessuna parte d’Italia finora è accaduto che gli operai venissero impiegati per le bonifiche. Chiudere significherebbe mettere per strada quindicimila famiglie e una disoccupazione di massa: può immaginare quali conseguenze comporterebbe a livello sociale".

Sin dall’inizio del suo ministero a Taranto ha più volte ribadito la necessità di "un patto di fiducia per il bene comune della città"…
"E lo ribadisco ancora. Credo però che il mio messaggio sia passato, perché alla fiaccolata organizzata dalla diocesi per le vie del quartiere Tamburi, il più esposto agli agenti inquinanti, hanno partecipato tutti: sindacati, ambientalisti, gente comune. Bisogna lavorare insieme senza cadere in facili derive ideologiche che non portano ad alcuna soluzione concreta".

Tra le diverse iniziative, promosse dall’arcidiocesi, c’è anche l’organizzazione di un congresso scientifico sui temi del lavoro, dell’ambiente e della salute. A che punto è la preparazione? Quali sono gli obiettivi?
"Anche se non abbiamo definito ancora una data, stiamo lavorando molto per organizzare il congresso. Essendo una materia ostica, mi sto informando sull’argomento e su quali siano le realtà europee e mondiali che hanno affrontato e risolto con successo il problema ambientale, utilizzando le migliori tecnologie. Tutto ciò che si può fare per migliorare la situazione deve essere perseguito. Ogni strada deve essere percorsa. L’obiettivo è quello d’interrogarci nel profondo e provare a fornire soluzioni concrete".

In questi giorni partecipa come padre sinodale al Sinodo dei vescovi sulla "nuova evangelizzazione". Ha portato anche lì le attese, i problemi e le speranze di Taranto?
"Ho già esposto agli altri padri sinodali le difficoltà che abbiamo a Taranto, scoprendo che non siamo i soli ad avere problemi di questo tipo. Ho spiegato che la Chiesa locale finora non è stata a guardare, ma ha preso subito posizione a favore della vita, intaccata da diossine e altre sostanze inquinanti, e del lavoro che permette lo sviluppo dell’esistenza. Non ho una ricetta per risolvere la situazione, ma ho raccontato dell’offerta solidale di vicinanza a chi soffre per la malattia o per la possibile disoccupazione. Il conflitto che Taranto vive è frutto della profonda crisi umana e sociale di questo modello di sviluppo economico. La Chiesa non può esimersi dall’offrire se stessa. Gesù ha abbracciato il bisogno, si è messo dal lato dei poveri, dei piccoli, dei peccatori, degli esclusi".

Cosa significa "nuova evangelizzazione" per una città, oggi così problematica, come Taranto?
"La ‘nuova evangelizzazione’ vede uniti insieme l’annuncio della fede e la testimonianza della carità. E questo sia nella sfida alle povertà, vecchie e nuove, sia nel dramma della salute minacciata dall’inquinamento e delle fabbriche che rischiano di chiudere. Nelle gioie e nei drammi della vita bisogna annunciare la presenza di Cristo Risorto, la Sua vittoria sul male e sulla morte, senza complessi d’inferiorità e senza ansia di egemonia".

Quali sono oggi le principali sfide e opportunità per le comunità cristiane?
"La sfida principale penso sia quella di sconfiggere la dilagante secolarizzazione che attribuisce all’uomo il ruolo di Dio con le conseguenze devastanti che ne derivano. Dipendenze, situazioni di disagio fisico e psichico spesso non sono altro che frutto di questo isolamento autodeterminato, in cui ciascuno è convinto di bastare a se stesso e non si apre alla dimensione dell’altro, attraverso cui fare esperienza di Dio. La sfida è anche quella di dare conforto in un momento particolarmente difficile per l’economia mondiale, in cui certezze acquisite, come quella del lavoro, vanno a decadere e aumenta la povertà. Queste sfide sono, al contempo, opportunità per le comunità cristiane, per portare a tutti il messaggio salvifico di Cristo, l’unico in grado di liberare l’uomo dall’oppressione di una vita senza senso".

Qual è il suo auspicio per il Sinodo, ma anche per il futuro della "sua" città?
"Io porto al Sinodo l’esperienza che ho maturato nella formazione giovanile e universitaria, in ambito missionario, con i 27 anni trascorsi in Brasile e nel confrontarmi con la complessa realtà tarantina. L’auspicio è quello di riuscire a comprendere, illuminato dallo Spirito Santo con gli altri padri sinodali nominati dal Santo Padre, come rapportarsi all’uomo che cambia, che evolve il proprio modo di comunicare, di esprimere le sue emozioni e difficoltà, comunicando il messaggio di salvezza, che cambia la vita in ogni epoca. Per Taranto mi auguro che i toni si plachino e si provi, tutti insieme, a cercare soluzioni condivise in cui possano trovare conforto e speranza sia coloro che soffrono per le malattie dovute all’inquinamento, sia quanti temono per la perdita del posto di lavoro e per il proprio futuro. Divisi non si arriva da nessuna parte, spero che lo si capisca".