ANNO DELLA FEDE

Non smettere di cercare

Il patriarca latino Fouad Twal ad Arezzo dialoga con giovani e non credenti

E’ stato il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, ad aprire sabato 20 ottobre, l’Anno della fede nella diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, guidata dall’arcivescovo, mons. Riccardo Fontana. Una presenza resa ancor più significativa dal fatto che la diocesi aretina ed il patriarcato latino sono legati dal 2010 da un gemellaggio. "Il patriarca Twal è venuto a portare la testimonianza della chiesa della Croce, del Calvario, e ricordare, soprattutto ai nostri giovani, quanto sia importante rinnovare la nostra fede e dare un senso alla nostra vita", ha affermato ieri sera mons. Fontana, nel corso di una tavola rotonda sul tema "Qual è la vera croce, cioè quella che salva? Quale via per la felicità e la salvezza?", primo atto della due giorni che vedrà oggi il patriarca celebrare a Sansepolcro il millenario della città, fondata dai pellegrini che tornavano da Gerusalemme.

Una fede coraggiosa. "La Croce è la dimensione drammatica della nostra vita. Tanti sono i problemi che ci affliggono" ha dichiarato Fouad Twal riferendosi anche alla Terra Santa, segnata da violenze e conflitti. "Siamo la Chiesa del Calvario, luogo che non è lontano da una tomba vuota, da quel Sepolcro che ci trasforma in Chiesa della resurrezione. Se mancasse la speranza nella Resurrezione, la croce diventerebbe pesante fino a portare al suicidio. Croce e speranza camminano insieme". Il patriarca ha esortato i tanti giovani presenti nel centro pastorale di san Michele, ad "avere una causa per cui spendersi ed una fede coraggiosa che abbatte muri che, specialmente in Terra Santa, sono visibili e invisibili. Fede che non deve conoscere frontiere e che va verso l’altro. Ritengo urgente la necessità che la nostra fede sia uno stile di vita che avvicina agli altri. Essa aiuta a sentirci più figli di Dio e dunque più fratelli verso gli altri, anche a costo della croce e del sangue.". Richiamando alcuni concetti espressi nel suo intervento al Sinodo sulla Nuova evangelizzazione, in corso in Vaticano, e all’Anno della fede, il patriarca latino ha invitato i presenti "a farsi pellegrini nei Luoghi Santi e ad incontrare le ‘pietre vive’ che li abitano, ovvero i cristiani locali che le circostanze hanno spinto a chiudersi, preoccupati di difendersi. Le nostre comunità sono introverse e paurose. Per molti la fede è un fatto ereditario e sociale, quando invece dovrebbe essere più personale e impegnativa". Il pellegrinaggio, ha aggiunto, è un mezzo eccellente per ravvivare la fede perché ci permette di conoscere meglio il quadro culturale, storico e geografico dove sono nati i misteri in cui crediamo. La visita ai luoghi santi dovutamente preparata e guidata, e l’incontro con la comunità possono fortificare i credenti di poca fede e far rinascere la fede in chi era morta. In questo tempo in cui i Luoghi Santi vengono talvolta offesi e aggrediti, la presenza dei pellegrini è una vera testimonianza di fede e di comunione con la nostra Chiesa del Calvario. In questo Anno della Fede serve il pellegrino, colui che cerca. Non smettete di cercare, non smettete di porvi domande" ha concluso il patriarca suscitando gli applausi dei tanti giovani presenti, molti dei quali avevano partecipato l’estate scorsa ad un pellegrinaggio in Terra Santa.

Pensiero e salvezza. "Non smettere di pensare per trovare le risposte alle domande della nostra esistenza" è stato il monito del ‘non credente’, Mariano Bianca, ordinario di Filosofia teoretica all’università di Arezzo, intervenuto alla tavola rotonda. "Abbiamo più bisogno di felicità o di salvezza?" ha domandato il docente ai presenti. "Essere felici è utile, la felicità è una bella cosa, ma basta a riempire di senso la nostra vita? Pensare – ha detto Bianca – ci apre nuovi orizzonti poiché ci salva dal ‘non senso’, da una vita che non ha significato, che non sappiamo perché la viviamo". "Pensare – e il credente non può non pensare – è la salvezza intesa come tensione verso il senso e allontanamento dal non senso, pensare è il coraggio per resistere alla stupida mondanità. Pensare salva non tanto dalla paura delle pene eterne o dal demonio quanto dalla stupida mondanità, dai bisogni del mondo. Quando ciò accade, felicità, intesa come pienezza dell’essere, e salvezza coincidono. Laici e credenti, in questo, sono accomunati nella ricerca di un mondo ricco di senso e significato".

Il silenzio dei cristiani. Sul concetto di "stupida mondanità" espresso dal filosofo Bianca, è tornato anche don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana che ha parlato di "grave crisi economica ma anche di deserto di valori cristiani. Corruzione, furti, illegalità sono cose cui abbiamo fatto abitudine. Viviamo un tempo di grande povertà materiale e spirituale, siamo un paese di furbi che aggirano le leggi". Davanti a questa situazione, in cui la dignità umana viene calpestata, il direttore di Famiglia Cristiana ha denunciato "l’assordante silenzio dei cristiani" e ricordato che "saremo giudicati sul modo in cui abbiamo applicato il Vangelo nella concretezza della vita di tutti i giorni. La fede senza le opere non ha senso. Non ha senso battersi per il crocifisso nei luoghi pubblici e poi non tenere fede ai precetti del Vangelo". "Abbiamo bisogno di una Chiesa profetica e di servizio, fu questa la grande intuizione del Concilio Vaticano II, cinta solo del grembiule, unico paramento narrato nelle Scritture. Chiesa a servizio dei poveri immagine di Cristo".