RELIGIOSITÀ POPOLARE

Regge bene all’urto

Convegno a Padova su un fenomeno provato dalla secolarizzazione

Duecentomila persone in meno di una settimana accorse nel febbraio 2010 alla Basilica di Sant’Antonio a Padova per l’Ostensione del corpo del Santo, non possono passare inosservate. Come neppure le nuove e numerose forme di religione popolare e di pentecostalismo diffuse tra Africa, Asia e America latina che coinvolgono le principali religioni monoteiste. Sono queste solo alcune delle riflessioni dalle quali sono partiti gli organizzatori del convegno "La religione popolare nella società post-secolare. Nuovi approcci teorici e nuovi campi di ricerca" in corso a Padova (19-20 ottobre).

Generatività spirituale e culturale. L’incontro promosso dal Dipartimento di filosofia, sociologia, pedagogia e psicologia applicata dell’Università di Padova, dall’Associazione italiana di sociologia (Ais)-Sezione sociologia della religione, dal "Messaggero di sant’Antonio" e dall’Osservatorio socio-religioso triveneto intende affrontare da più punti di vista il concetto di religione popolare, analizzandone i rapporti tra spazio e tempo. In particolare, Luigi Berzano (Università di Torino) ha sottolineato l’esigenza di oltrepassare le tradizionali interpretazioni di studio fino ad oggi prevalenti, introducendo il concetto di "generatività dei beni della religione popolare". Il convegno cercherà quindi di analizzare questo concetto da un punto di vista sociologico, storico e teologico, perché solo in questo modo si "potrà avere una visione completa del fenomeno" come ha tenuto a precisare padre Ugo Sartorio, direttore del "Messaggero di Sant’Antonio.

La religiosità popolare tra spazio e tempo. Con l’intervento di Carlo Prandi (Fondazione "Bruno Kessler" di Trento) su "Storia e in-attualità del concetto di religiosità popolare" si è entrati nel vivo dell’incontro. Lo studioso ha in particolare affrontato il concetto di religione popolare tradizionale attraverso una duplice lettura. Attraverso quella storica Prandi ha colto "le radici talora risalenti al mondo pagano, dove la molteplicità delle figure divine ha permesso, e in parte permette, di rispondere alle più diverse esigenze e richieste emergenti dalla società dei credenti". La lettura sociologica osserva "che se la modernità sta all’origine della crisi del sacro ha peraltro prodotto nuove esperienze religiose, dove il riferimento alla trascendenza è assai variegato e complesso, se non talora assente, e ha portato ad una miriade di movimenti". Alla luce di queste riflessioni, quello che lo studioso ha voluto far emergere è che la religione popolare tradizionale "sembra aver risposto all’urto di un’ondata neoreligiosa non estinguendosi, come prevedevano le teorie della secolarizzazione, bensì adattandosi in modi diversi alla perdita del proprio monopolio". Sulla scia delle riflessioni mosse da Prandi è seguito l’intervento di Enzo Pace (Università di Padova) dal titolo "La religiosità popolare nelle società avanzate" (clicca qui). Attraverso una serie di esempi inerenti alla cultura africa, asiatica e dell’America latina, Pace ha sottolineato che "la religione popolare costituisce un elemento fondamentale della relazione fra un sistema di credenza religiosa, organizzato ed esperto, e i diversi ambienti socio-religiosi con i quali un sistema interagisce continuamente, nel tempo e nello spazio sociale".

Pellegrini, praticanti, popolazione. Sono loro i protagonisti del libro "Toccare il divino. Lo strano caso del pellegrinaggio antoniano", a cura di Alessandro Castegnaro, presidente dell’Osservatorio socio-religioso triveneto, e padre Ugo Sartorio, direttore del "Messaggero di sant’Antonio". Il volume, presentato in una conferenza stampa nel corso del convegno, nasce da un’indagine svolta tra i pellegrini alla Basilica di sant’Antonio nel corso dell’Ostensione del corpo del Santo (15-20 febbraio 2010). Attraverso un "questionario a strappo" è stato possibile capire chi sono le persone venute a salutare sant’Antonio, che rapporto hanno con il santo e quali sono state le ragioni a spingerli alla Basilica. Confrontando i dati sono emersi risultati inaspettati, soprattutto per quanto riguarda la composizione sociologica dei pellegrini, facendo cadere lo stereotipo del pellegrino come un individuo meno istruito rispetto alla media della popolazione. L’analisi delle ragioni della visita e delle rappresentazioni del Santo fa, inoltre, ritenere che vi sia una evoluzione nelle forme della devozione popolare che ridimensiona le motivazioni di tipo magico, ma mette in luce l’esigenza di protezione. "L’immagine di Sant’Antonio che sostiene e protegge si colloca nel contesto di incertezza e di rischio che caratterizza la vita odierna nelle società avanzate". In conclusione, anche se la diversità dei profili religiosi sono spesso evidenti, c’è qualcosa che unifica la religiosità dei pellegrini: ed è una certa forma di credere. Per questo motivo Alessandro Castegnaro, riprendendo le riflessioni dei precedenti relatori, ha evidenziato l’esistenza di "un legame necessario tra determinate condizioni sociali e culturali e la forma popolare del religioso, corrispondendo questa più a una fenomenologia e a una funzione spirituale che a una condizione sociale".

a cura di Nike Giurlani, inviata Sir a Padova