TEATRO E TERRITORIO

L’anima in scena

Un’originale iniziativa della diocesi di Teano-Calvi

"Far incontrare arte e fede, dare cittadinanza agli interrogativi profondi dell’uomo e, ancor più arditamente, estrarre il sacro anche da ciò che sembra non recarne traccia". È questo l’obiettivo del Festival Teatri d’Anima, rassegna sognata e coltivata a partire dal 2009 dal vescovo di Teano-Calvi, mons. Arturo Aiello, e condotta artisticamente dall’attore e regista Angelo Maiello. Il Festival, giunto alla terza edizione, partirà ufficialmente sabato 20 ottobre, dopo l’incontro del 13 ottobre nel quale mons. Aiello ha dialogato con Ruggero Cappuccio, autore della prima opera che andrà in scena, dedicata a Paolo Borsellino. "La grande novità della terza edizione è che dietro le quinte non c’è il vescovo da solo – spiega mons. Arturo Aiello -, ma un gruppo che pensa e che si è incontrato più volte per pensare a serate d’autunno in cui far emergere dalle discariche abusive e dalla terra avvelenata dell’alto casertano i gemiti dell’anima che irride economisti e profeti di sventura, e rinasce vergine ogni volta che qualcuno crede in Dio e nell’uomo. Nell’uomo che crede in Dio, certo, ma soprattutto nel Dio che crede nell’uomo". Al direttore artistico del Festival, Angelo Maiello, Gigliola Alfaro, per il Sir, ha posto alcune domande.

Come nasce il Festival Teatri d’Anima?
"Il Festival nasce da un’idea che cullavo da molti anni, e che il vescovo di Teano-Calvi ha avuto la sensibilità di apprezzare, dimostrando di credere nel valore educativo dell’arte. Io sono un attore che ha sempre cercato di conciliare la passione per il teatro con l’esperienza di cattolico. Sono sempre stato convinto della fortissima relazione tra la spiritualità, la religiosità in genere, e la ricerca artistica. Tutto quello che è umano non può non interessare ai cristiani e a chi cerca un’autenticità di vita. Questo, insieme con il convincimento che oggi i veri osservatori del mondo sono gli artisti, mi ha portato alla realizzazione del Festival, che si poggia sull’incontro tra arte e spiritualità. La manifestazione nasce, perciò, per far dialogare mondi solo apparentemente diversi. Infatti, chi fa una ricerca attoriale e artistica, fa un lavoro di introspezione e quindi spirituale".

Con la manifestazione si promuove anche il valore educativo dell’arte e del teatro?
"Il teatro, come diceva già Aristotele, è catartico, terapeutico. Partecipando a uno spettacolo sia l’attore sia lo spettatore possono pensare a cambiar vita, partendo dalla storia che viene rappresentata".

Quali sono le novità di questa terza edizione?
"Quest’anno abbiamo provato, per la prima volta, a non ridurre la manifestazione a un semplice contenitore di spettacoli teatrali, ma a fare esperienze diverse. La prima è avvenuta sabato 13 ottobre, quando il vescovo ha incontrato l’autore e regista dello spettacolo su Paolo Borsellino, che sarà rappresentato il 20 ottobre. Con lui abbiamo riflettuto su come è nata questa esperienza creativa e sulla vita di un cittadino e giudice modello, una sorta di ‘santo laico’, perché come ha sottolineato il vescovo nell’incontro, la santità è quel nesso sacramentale che si crea tra il mio essere uomo e quello che faccio. Attraverso l’incontro con l’autore abbiamo voluto preparare il pubblico a capire meglio lo spettacolo. Un’altra novità di questo Festival è la volontà di dialogare con tutte le manifestazioni artistiche. Per esempio, ci sarà la mostra di un giovane pittore, Pasquale Cipolletta, che esporrà i suoi quadri. La mostra sarà supportata da una perfomance teatrale originale, nata, appunto, dalla suggestione dell’incontro tra pittura e teatro".

Il Festival vuole essere anche un’occasione di dialogo: a chi vi rivolgete in particolare?
"Ci rivolgiamo ad intra ai giovani, agli anziani, ai credenti della diocesi, ma anche ai non credenti. Ad extra, uscendo fuori dai nostri confini, a tutte le persone di buone volontà, che in questo Paese pensano che l’arte possa avere a che fare con la spiritualità. Ci rivolgiamo anche agli artisti, non quelli famosi che vanno in tv, ma persone libere che esprimono una ricerca interiore, perché siamo ben lieti di accoglierli nella nostra manifestazione. Il nostro si chiama Festival Teatri d’Anima proprio perché noi proponiamo spettacoli in cui l’autore, il drammaturgo, l’attore e il regista ci mettono l’anima, fanno un atto di verità. Noi siamo alla ricerca a 360 gradi di questi artisti in Italia e anche all’estero. Il nostro non è l’unico festival di teatro religioso in Italia, ma l’unico del Sud. Il fatto che ci siano tanti festival in Italia è un buon segno, significa che qualcosa sta cambiando, che sta maturando una consapevolezza".

Quando ci sarà la quarta edizione del Festival?
"Speriamo di poterlo fare a giugno 2013, promuovendo un laboratorio intensivo, di tre o quattro settimane, per i giovani della diocesi. La manifestazione si chiuderà, poi, con un evento teatrale importante, con quaranta-cinquanta persone. Il nostro è un Festival senza finanziamenti, per cui non è semplice organizzare tutto ciò, ma comunque ci proviamo".