GIOVANI E POLITICA
C’è anche chi reagisce alla delusione con un supplemento d’impegno
La "fotografia" che emerge dal Rapporto giovani della Fondazione Toniolo conferma sostanzialmente un’impressione che negli ultimi mesi si è consolidata e cioè che i giovani hanno sempre meno fiducia nella politica. Anzi, il Rapporto rincara la dose, con numeri forse inattesi: il 94% degli intervistati (un campione di 7.500 giovani di età compresa tra 18 e 29 anni) respinge senza appello i partiti, dando un giudizio fortemente negativo e anche le istituzioni come Camera e Senato raccolgono percentuali di consensi non superiori al 10%.
Una fotografia attesa, perché chi abita in questo Paese non può non vedere il progressivo scollamento della politica dalla vita quotidiana delle persone e soprattutto dalle esigenze dei più giovani, fortemente disattese. Manca il lavoro, la scuola è sempre in discussione, il clientelismo è diffuso e fa percepire una certa inutilità dell’impegno personale… Che deve dire un giovane? Che deve dire e fare di fronte agli scandali di chi amministra il pubblico come fosse privato? Che deve dire e fare di fronte a modelli di arrampicatori sociali senza scrupoli che imperversano sulla scena? Che deve dire e fare di fronte allo sfacelo dell’idea di bene comune? Un giovane, uno che per default ha entusiasmo, ideali, passione… dove li mette?
Si finisce per restare sul divano di casa a giocare con la playstation o a cercare mondi virtuali dietro lo schermo di un pc o sul display rutilante dell’ultimo, strepitoso smartphone.
In sostanza, ai giovani di oggi si dice di stare fermi, che muoversi non vale la pena, che spazi per loro non ce ne sono, che conviene ritirarsi nel proprio privato. E viene da chiedersi: ma come si fa a non rimanere frustrati? E da aggiungere: certo che il disagio sociale cresce, che rischia di raggiungere livelli inaccettabili, che fenomeni di violenza e di sballo trovano terreno favorevole.
Eppure, eppure… Eppure qualcosa si muove lo stesso, perché questo pianeta straordinario che sono i giovani non è recintabile. L’energia, l’entusiasmo, la passione, trovano strade in tante situazioni, vanno a cercare, con più fatica che in passato, forse, chi chiede impegno, chi propone mete alte. E qualcuno c’è ancora. C’è ancora chi ricorda che l’impegno personale vale, che il bene comune è un ideale da perseguire, che la vita di ciascuno, in fondo, ha senso e sapore solo se la si dona. Lo testimonia, tra l’altro, l’impegno di volontariato sociale che vede sempre tanti giovani in prima fila, oppure lo slancio – talvolta rabbioso, perché no? – di nuovi movimenti alternativi, anche politici, forse più legati ai territori particolari, ma anche questo è un dazio della nostra stagione. Talvolta sono un grido, che disturba, ma da ascoltare con attenzione.
Il Rapporto Toniolo vale a ricordarci queste situazioni e nel frattempo a richiamare il mondo degli adulti a un impegno senza risparmio per le generazioni più giovani, anche più fragili. Impegno educativo – tocca dirlo un’altra volta – cioè capace di proporre modelli di vita e di realizzazione personale e comunitaria; impegno che parte dalla consapevolezza e da una lettura intelligente della realtà; impegno che coinvolge tutti, nessuno escluso, pur con le responsabilità diverse che hanno famiglia, scuola, Chiesa, istituzioni, media e chi più ne ha più ne metta. Ci si scandalizza, giustamente, per il caso recente del bambino prelevato a scuola dalla polizia e "strappato" agli affetti. Ci si scopre tutti, in quel momento, padri e madri, responsabili. Forse solo in quel momento. Non basta.