50° CONCILIO
Un articolo scritto tre giorni dopo l’apertura dell’evento
In occasione del 50° del Concilio proponiamo una riflessione di Giovanni Fallani, primo direttore del Sir dal gennaio 1989 all’aprile 1997, apparsa sul settimanale della diocesi di Treviso "La Vita del Popolo", il 14 ottobre 1962, tre giorni dopo l’apertura del Concilio (11 ottobre 1962).
Straordinario avvenimento
Lo straordinario avvenimento che vede riuniti a Roma, intorno al Papa, tutti i Vescovi della terra (2.500), occuperà le pagine dei quotidiani e dei rotocalchi e la televisione ne trasmetterà aspetti ed immagini in ogni parte del mondo. L’interesse sarà grande anche se si fermerà più facilmente allo spettacolo esteriore e alle curiosità marginali.
Un Concilio della Chiesa non è di facile comprensione, se la luce della fede non penetra in umiltà ed amore il mistero. Vi sono degli avvenimenti, come la conquista dello spazio da parte di un astronauta, che sono capaci di commuovere ed entusiasmare quasi che ognuno si sentisse rappresentato da quell’uomo che naviga solitario nella sua capsula.
Ma un Concilio è un’impresa molto più ardua: un viaggio, possiamo dire, verso il nocciolo di ogni questione, verso la definizione di verità e di norme che sono di capitale importanza per l’umanità. Ed è naturale che ciò risulti straordinariamente difficile anche per la comprensione umana più raffinata. Le verità essenziali sulla vita e sul destino dell’uomo non sono raggiungibili attraverso l’indagine scientifica e l’elaborazione filosofica, né si tramandano come comuni nozioni di cui s’impadronisce l’intelletto. Esse sono state rivelate dall’alto: il Figlio di Dio fatto uomo le ha insegnate con la sua parola e testimoniate con la sua vita, coronata da una sanguinosa passione e dalla morte, e si trasmettono da anima ad anima con la forza convincente della parola. E tuttavia anche questo mezzo umano insostituibile di trasmissione risulterebbe insufficiente se non vi fosse nel mondo una presenza soprannaturale che penetra e vivifica la fede e la parola, e cioè la forza dello "Spirito di verità", terza persona della divina Trinità, che "vi insegnerà tutto e vi rammenterà – dice Gesù agli apostoli – tutto quanto io vi ho detto".
Lo Spirito di Dio si manifesta con chiarezza
La storia della Chiesa e la sua organizzazione non si capiscono se non se ne vive questo intimo dramma di rapporti fra la terra ed il cielo in cui la luce lotta con le tenebre e l’impegno di custodire e trasmettere agli uomini la verità incontra difficoltà immense, poste prima di tutto nell’intelligenza e nel cuore dell’uomo, afflitto da una tara originale di debolezza e di peccato e dal mondo in cui vive, che è terra occupata dal nemico di Dio ed oscurata dal suo manto di menzogna e di illusione.
La verità dunque si fa strada con fatica e lotta, tra infinite parvenze di verità che facilmente ingannano. Come si fa a stabilire ciò che è veramente genuina ispirazione dello Spirito di Dio, da quello che è prodotto del male o semplicemente della fantasia umana?
Questa opera di separazione di quello che è vero da ciò che è falso, della realtà dalla illusione, avviene giorno per giorno, nel magistero ordinario dei pastori, ma vi sono epoche nella storia in cui i pastori stessi sentono farsi più grave e complesso il loro compito di fronte ai nuovi problemi sorti nella Chiesa e nel mondo. Allora il bisogno che tutta la Chiesa si aduni, si concentri, e che lo Spirito di Dio si manifesti con chiarezza, diviene urgente e necessario. I grandi Concili del passato si opposero ad errori di dottrina che, se accettati universalmente, avrebbero dato corso diverso e più buio alla stessa storia della civiltà, o proclamarono solennemente verità che sarebbero divenute riferimenti preziosi e fecondissimi di elevazione e di perfezione. Ora, in questa seconda metà del ventesimo secolo, la Chiesa, divinamente ispirata e per impulso del supremo Pastore, vuole offrire ancora al mondo uno spettacolo di verità, di unità, di carità e presentarsi in un nuovo splendore così che venga riconosciuta quale essa è: "Il grande Segno eretto tra le nazioni, che invita tutti quelli che non credono ancora".
Perché il Concilio riesca si richiede lo sforzo concorde e collettivo di santificazione da parte di tutti noi
Ma se il Concilio vede adunate le supreme autorità della Chiesa, dopo anni di una intensa preparazione che ha impegnato tutta la umana intelligenza, dottrina e saggezza disponibile, intorno ai vari problemi da proporre alla grande adunanza non si deve pensare che tutti gli altri membri della Chiesa che ne sono fisicamente assenti si debbano comportare da passivi spettatori. La Chiesa, mistico corpo di Cristo, vive in ogni suo membro; ogni fedele è la Chiesa. I Vescovi adunati nella grande navata di S. Pietro portano la testimonianza della fede, dello sforzo di santificazione, della bellezza della vita cristiana del popolo a loro affidato da Dio. Più viva sarà la fede nei singoli, più profonda la preghiera e lo spirito di perfezione, e più grande, più potente, più efficace sarà la concentrazione di grazia che si manifesterà nel Concilio. "Le nostre diligenze e i nostri studi – dice il Papa – perché il Concilio riesca un grande avvenimento, potrebbero restare vani qualora fosse meno concorde e deciso questo sforzo collettivo di santificazione".
Di questa profonda partecipazione alla vita della Chiesa quanti sono coscienti? Lo Spirito di Dio parla ad ogni anima, ma la sua voce discreta e nascosta alle percezioni naturali è ostacolata da tendenze opposte, pregiudizi, considerazioni umane buone o cattive, pigrizia ed indifferenza. Molti battezzati, e perciò membri della comunità cristiana e appartenenti a Cristo e alla Chiesa non sanno nemmeno quali doni immensi vengano loro offerti ogni giorno, ogni momento della loro vita, solo che il loro animo si disponesse alla preghiera ed allo sforzo di perfezione. Lo Spirito di Dio tenta di illuminarli e di conquistarli, ma un muro d’ignoranza e di presunzione si erge tra loro e l’offerta amorosa che tuttavia non vuole violare la libertà umana.
E d’altra parte, nell’epoca in cui viviamo, quante conquiste dello Spirito di Dio vediamo, visibilmente: fedeli, semplici laici, nei quali il senso di essere Chiesa si è destato spiegandosi meravigliosamente in una fioritura di opere che danno rinnovato volto alla Chiesa e propongono già con la loro vita, al Concilio, il problema del loro assetto ordinato nella grande comunità cristiana. Più viva dunque si deve fare in tutti i cristiani, in questa ora del Concilio, la coscienza di appartenere alla Chiesa, più docile la loro vita alla luce della fede, più acuto il loro udito interiore al soffio dello Spirito. È il modo di contribuire efficacemente non come spettatori, ma protagonisti, per virtù dello Spirito, al più grande avvenimento della nostra storia, ed è l’unico modo, in fondo, per rendersi conto di quello che accade a Roma in questi giorni più che mai centro del mondo.