ASIA
Sinodo dei vescovi: la relazione del card. Oswald Gracias
Un continente "giovane" nel quale "vive il 60% della popolazione mondiale", di cui il 37% è concentrato solo in India e Cina, e nel quale i cristiani sono solo il 3%. È partito da questi dati il card. Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e segretario generale della "Federation of Asian Bishops’ Conferences" (Fabc – India), nella sua relazione sul continente asiatico, svolta lunedì 8 ottobre nella Seconda congregazione generale del Sinodo dei vescovi in Vaticano.
Dialogo con culture, poveri e religioni. Un continente, ha precisato il card. Gracias, caratterizzato da mancanza di uniformità – a Paesi molto ricchi come Giappone, Corea, Taiwan, se ne aggiungono "altri in via di sviluppo, altri in lotta contro la povertà" – e nel quale è difficile definire il concetto di "asiaticità". L’Asia, ha quindi spiegato, "è benedetta da una ricchezza di culture, antiche e ben sviluppato. È anche culla di molte delle religioni del mondo", forse "a causa della natura spirituale profondamente radicata dell’anima asiatica, costantemente in cerca dell’Assoluto". Tre le "aree di lavoro" identificate dalle Chiese in Asia: "il dialogo con le culture, il dialogo con i poveri e il dialogo con le religioni per studiare che cosa significhi per noi in questi ambiti il mandato del Vangelo". Quanto alla globalizzazione, processo "inesorabile, complesso e ambivalente" che "impatta su ogni sfera della vita e delle attività", essa, ha avvertito il card. Gracias, "iniziata come processo economico che ha portato alla libera concorrenza a volte a scapito dei Paesi più poveri, è diventata ormai un fenomeno culturale" che incide sui valori asiatici "portando nella sua scia materialismo, individualismo, consumismo e relativismo. I giovani, in particolare, sono molto vulnerabili ai suoi effetti". La globalizzazione, ha ammonito, sta gravemente erodendo "gli amati valori tradizionali e le culture dell’Asia".
Il messaggio della fede. Secondo il porporato, nel continente stanno avanzando secolarizzazione e materialismo, mentre "alcuni stanno scoprendo che Dio viene allontanato dal centro della vita delle persone verso la periferia. Dal punto di vista cristiano le nostre Chiese sono ancora ricche di grandi congregazioni. Ma durerà? L’Anno della fede ci offre la sfida di trasmettere il messaggio di fede in modo attraente, pertinente e come risposta alle domande del nostro tempo". A preoccupare le Chiese sono anche l’erosione "dei legami familiari", un tempo "considerati molto importanti in tutte le case e profondamente radicati", gli "attacchi alla sacralità della vita matrimoniale" e certi timidi tentativi di introdurre i matrimoni tra persone dello stesso sesso. E ancora gli attacchi alla vita – conflitti etnici, aborti, uccisione di feti di sesso femminile praticata in alcune aree dove le bambine sono considerate una maledizione o un peso economico – di fronte ai quali occorre diffondere "il messaggio della vita del Vangelo". L’anima asiatica cerca la comunità, ha proseguito il card. Gracias; eppure "anche questo oggi è colpito dall’individualismo" che si traduce in "indifferenza verso i bisogni degli altri e in mancanza di ospitalità, valore tradizionalmente importante in tutte le società". Per i porporato, in tale ambito sono importanti la "formazione dei laici" e "l’apertura gli uni agli altri".
Le persecuzioni contro i cristiani. Il card. Gracias si è quindi soffermato sui "crescenti attacchi alla religione" e sulle persecuzioni contro i cristiani "in alcuni Paesi". Fenomeno in aumento a causa di "una religione dominante" o di spinte ideologiche che vogliono "imporre la propria autorità politica sui gruppi religiosi". Le comunità cristiane, ha detto, "si sentono deboli e indifese"; ma "in mezzo alla sofferenza abbiamo visto casi di testimonianza eroica". Nel richiamare le "grandi intuizioni" della "Nostra aetate", il porporato ha sottolineato: "Per noi in Asia il dialogo non è un lusso ma una necessità. Nel dialogo della vita siamo tutti coinvolti ogni giorno" giacché "siamo appena il 3% della popolazione, con una maggioranza cristiana solo nelle Filippine e a Timor est". "Per noi – ha inoltre chiarito – la religione è più la sequela di una persona che l’adesione a una dottrina o l’obbedienza ad un insieme di regole. La persona di Gesù è profondamente attraente: il suo messaggio e la sua vita, la sua passione, morte e risurrezione". Inoltre, ha aggiunto l’arcivescovo di Bombay, "la mentalità asiatica trova più significato nella preghiera contemplativa che nella meditazione discorsiva". Queste, ha concluso, "sono le ricchezze sulle quali possiamo costruire e che possiamo condividere con il mondo. Le nostre liturgie sono fondamentali per la nostra fede cristiana", e la nostra gente deve "sentire la presenza di Dio e sentirsi rafforzata da Lui".