EUROPA
Sinodo dei vescovi: la relazione del card. Peter Erdő
"Al tema dell’Europa sono già state dedicate due Assemblee speciali del Sinodo dei vescovi. La prima dopo la caduta del muro di Berlino, in un clima di entusiasmo. La seconda nel 1999, all’alba del Grande Giubileo. I frutti di quest’ultima sono stati riassunti nell’Esortazione apostolica ‘Ecclesia in Europa’ del Beato Giovanni Paolo II. Nel frattempo sono passati quasi 13 anni. Si sono compiute le speranze? Si sono risolti o, al contrario, aggravati i problemi?". Se lo è domandato il card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest, presidente della Conferenza episcopale ungherese e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali dell’Europa (Ccee), nella relazione sul continente europeo tenuta lunedì 8 ottobre nella Seconda congregazione generale del Sinodo dei vescovi in Vaticano. In undici punti, il cardinale ha presentato la situazione dell’Europa ricordando che "nonostante molte esperienze liete, nella maggior parte del continente si sta diffondendo l’ignoranza circa la fede cristiana" e "molti mass media divulgano una presentazione della fede cristiana e della storia che talora abbonda di calunnie, disinformando il pubblico sia circa il contenuto della nostra fede sia a proposito della realtà della Chiesa". Da un’indagine del Ccee, inoltre, risulta che "nelle scuole pubbliche di molti Paesi è possibile un insegnamento sulla religione o sulle religioni, ma non della religione cattolica".
Efficacia missionaria. Il card. Erdő precisa che "la scristianizzazione è accompagnata da ripetuti attacchi giuridici, e talora fisici, contro la presenza visibile delle manifestazioni della fede". Tra i segni preoccupanti di "ostilità sistematica", "l’Osservatorio europeo di cristianofobia ha preso atto di molti casi di discriminazione e di violenza contro i cristiani in quasi tutti i Paesi europei. Non di rado accade pure che i tribunali rifiutino l’aiuto alle vittime cristiane di tali attacchi. La stragrande maggioranza dei casi di violenza e di discriminazione per l’appartenenza religiosa si compie in Europa contro cristiani, soprattutto cattolici". D’altra parte, "la scristianizzazione non è solo un processo spontaneo" e "oggi dobbiamo costatare con preoccupazione il sorgere dei cosiddetti ‘diritti umani di terza e quarta generazione’" che "non hanno più chiari legami con la visione umana e cristiana del mondo né con la moralità oggettiva espressa anche nelle categorie del diritto naturale". Tale processo, ha aggiunto il cardinale, "comporta un grande rischio anche per la società civile" e "bisogna costatare purtroppo che lo stato di diritto si è indebolito negli ultimi anni in diversi Paesi": "Soprattutto la crisi finanziaria ha costretto i politici a prendere drastiche misure contrarie alla volontà dei propri elettori. La gente ha spesso l’impressione che la democrazia tradizionale stia perdendo il suo significato. Si manifestano pure i segni di un’illusione secondo cui sia possibile governare la società con i mass media e l’economia, rinunciando completamente al diritto e alla moralità". Secondo l’arcivescovo, "la gente in Europa, proprio a motivo del calo demografico e dell’invecchiamento della popolazione, per la crisi economica e per l’indebolimento dell’identità culturale e religiosa, ha fame e sete di speranza". "Le Giornate mondiali della gioventù di Colonia e di Madrid, e le visite pastorali del Santo Padre in diversi paesi, hanno costituito un grande segno di speranza e hanno avuto un’efficacia missionaria straordinaria" ma anche "la missione cittadina organizzata in molti centri europei ha cercato di dare rilievo a questa speranza".
Unità, fratellanza e comunione. Nella sua relazione, il card. Erdő ha richiamato anche "il ruolo prezioso di alcuni movimenti di spiritualità" che "sono una vera benedizione per la Chiesa, se riescono ad evitare la tentazione postmoderna di accontentarsi di sentimenti e percezioni particolari". Altro segno dei tempi, "particolarmente promettente in Europa, è la crescita del volontariato nelle parrocchie, specialmente nell’opera caritativa": "Soprattutto i pensionati, in età compresa tra i 65 e i 75 anni, dimostrano una generosità commovente e contribuiscono a rafforzare la solidarietà tra le generazioni". Purtroppo, ha rilevato il cardinale, "continuano ad essere presenti in Europa tensioni nazionali ed etniche"; le "questioni irrisolte sui Balcani, la situazione precaria dei cattolici nella Bosnia, i diversi conflitti connessi con il fenomeno dell’immigrazione nell’Occidente europeo richiedono una testimonianza equilibrata e a volte un paziente servizio da parte della Chiesa". Negli ultimi anni, tuttavia, "è proseguita, nonostante i suddetti problemi, la riconciliazione tra le nazioni europee". Importanti anche "i risultati ecumenici più recenti" perché, "malgrado il fatto che alcune nuove comunità siano fortemente anticattoliche, e che altri ambienti cristiani cerchino di riaffermare la loro identità mediante attacchi contro la Chiesa cattolica, la collaborazione pratica generale tra le chiese e le comunità cristiane in Europa sta crescendo" come dimostra "il Forum cattolico ortodosso europeo, che si occupa di questioni attuali di morale e di dottrina sociale". Oltre a ciò, ha concluso il card. Erdő, "cresce tra i vescovi cattolici di rito latino e orientale la coscienza dell’unità, della fratellanza e della vera comunione".