UNIONE EUROPEA

I soldi necessari

Negoziati in corso sul bilancio. A rischio progetti per la coesione sociale

(Sir Europa – Bruxelles) – La coperta è troppo corta. Da qualunque prospettiva si affronti il bilancio comunitario, ci si accorge che le risorse a disposizione dell’Unione europea sono esigue rispetto alle competenze assegnate a Bruxelles e Strasburgo. Con una particolarità: i fondi per le azioni, le politiche, i progetti targati Ue provengono, per espressa volontà degli Stati membri, quasi esclusivamente mediante trasferimenti dai bilanci nazionali, mentre le cosiddette "risorse proprie" sono ridotte al lumicino.

Trattative avviate. Tra i mesi di ottobre e novembre entrano nel vivo i negoziati per il budget 2013: gli attori principali sono il Consiglio e il Parlamento Ue, le due autorità di bilancio della "casa comune" secondo le disposizioni dei Trattati. In posizione di mediazione si colloca la Commissione, cui compete a monte di stendere una prima proposta di bilancio e, a valle, di gestire le risorse comunitarie, facendo quadrare i conti fra entrate e uscite. In questo stesso periodo sono in corso anche le trattative per il Quadro finanziario pluriennale, ossia il budget per gli anni 2014-2020: su questo specifico e fondamentale adempimento è addirittura convocato un summit straordinario dei capi di Stato e di governo dei 27 nei giorni 22-23 novembre. Quando si parla di bilancio Ue emerge sempre e comunque un costante dualismo: da una parte Commissione ed Europarlamento premono per avere più fondi, secondo una visione comunitaria più accentuata e convinta; sul versante opposto si colloca il Consiglio, che rappresenta i governi dei Paesi aderenti, che in genere tende a stringere i cordoni della borsa, specialmente in una fase di crisi e di conti statali ballerini come in questi anni.

Braccio di ferro. Non è un caso se Giovanni La Via, deputato a Strasburgo e relatore generale per il bilancio Ue del Parlamento europeo, insiste sulla dotazione complessiva dell’eurobudget. La commissione bilanci dell’Assemblea ha approvato in settimana lo schema del budget per il 2013, ricalcando, anche su sua richiesta, la proposta della Commissione Barroso e respingendo una parte significativa dei tagli che invece vorrebbero introdurre gli Stati membri. A farne le spese sarebbero tanti programmi comunitari che vanno a incidere sulla coesione sociale e territoriale, sulla ricerca, sulla cultura, sulle infrastrutture, sulle opportunità di rilancio delle piccole e medie imprese. "Sono convinto che l’Europa e le sue politiche siano la strada da seguire per uscire dalla crisi", spiega La Via. "Un euro speso a livello europeo – puntualizza l’eurodeputato italiano – ha un valore maggiore rispetto a un euro speso a livello nazionale". Il braccio di ferro avviato tra Parlamento e Consiglio riguarda soprattutto i tagli al bilancio per il prossimo anno richiesti dal Consiglio che si concentrano sui capitoli di spesa dedicati a crescita e occupazione, "temi che sono cruciali per l’Europa". Inoltre, il Parlamento spinge perché nel bilancio siano mantenuti i fondi per Erasmus e per l’istruzione in genere. La Via chiarisce che "la partita sul bilancio entra nelle fasi finali": dopo il voto in commissione, i parlamentari europei saranno chiamati ad approvare la relazione finale durante la prossima plenaria a Strasburgo il 23 ottobre. Quindi inizieranno le negoziazioni con il Consiglio, per giungere – si spera – al voto finale dell’Emiciclo prima della fine dell’anno.

La questione-Erasmus. A difendere Erasmus – e in particolare i fondi per gli ultimi tre mesi di quest’anno, in relazione al bilancio 2012 – sono scese in campo numerose voci. Il vice presidente vicario dell’Europarlamento, Gianni Pittella, ha detto: "Erasmus è a rischio" in questo ultimo scorcio di anno. "In nome di una austerità cieca" alcuni governi "non vogliono onorare gli impegni di spesa precedentemente assunti per il 2012 e vogliono di colpo ridurre i pagamenti’". Questa "attitudine irresponsabile" potrebbe avere "conseguenze gravissime su numerosi programmi dell’Unione e in particolare sul programma Erasmus". Se gli Stati membri non rispetteranno gli impegni finanziari assunti, "migliaia di studenti vincitori di borse Erasmus si ritroveranno senza finanziamenti". Dello stesso parere si dice Roberta Angelilli, a sua volta vice presidente dell’Assemblea Ue: "L’Erasmus non si tocca. Non possono essere i giovani a pagare il prezzo dell’austerity". E aggiunge: "Bene ha fatto la commissione bilancio del Parlamento europeo a difendere i fondi per il programma Erasmus", il quale "favorisce la formazione e facilita l’ingresso nel mondo del lavoro e che finora ha dato la possibilità a due milioni e mezzo di studenti di ricevere una borsa di studio". Di certo i fondi Erasmus sono solo uno degli aspetti legati alla consistenza del bilancio dell’Unione, ma in questo caso – riguardando da vicino i giovani, la formazione, il lavoro – ben si comprende l’importanza e la concretezza delle politiche comuni, che possono procedere solo se, oltre alle parole, si mettono a disposizione soldi pari alle ambizioni declamate.