GIORNALI FISC

Il futuro in pagina

Oggi la celebrazione per i 120 anni dei media cattolici a Crema

Centovent’anni di media cattolici a Crema. Per celebrare l’anniversario il settimanale della diocesi, "Il Nuovo Torrazzo", ha organizzato oggi l’incontro "Da 120 anni guardiamo al futuro. Dal foglio stampato alla comunicazione integrata", aperto dal saluto del vescovo di Crema, mons. Oscar Cantoni, e dalla relazione del segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata. "È compito dei media cattolici – ha esordito mons. Cantoni – portare la Chiesa, la sua vita e il suo pensiero nelle case di tutti". Mentre mons. Crociata ha rivolto innanzitutto "una parola franca e incoraggiante a sostegno dei nostri media, provati – oltre che dalla più generale crisi economica – da tagli alle sovvenzioni e da ritardi colpevoli": un pensiero in sintonia con quanto il presidente della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), Francesco Zanotti, ha detto al ministro per i Beni e le attività culturali, Lorenzo Ornaghi, presente al convegno.

Uno sguardo credente. Il segretario generale della Cei ha quindi riflettuto "su ciò che costituisce la peculiarità di fondo di una comunicazione cristianamente ispirata". "La responsabilità di operare nel campo della comunicazione – ha evidenziato – conferisce" una "qualità specifica a chi si trovi a portarla da credente. Qui entra in gioco effettivamente la capacità di sguardo credente sulla realtà". Una capacità che "presuppone" la deontologia – "condivisa anche da chi non crede e da chiunque ragionevolmente sappia distinguere bene e male, verità e menzogna" – ma "è altro rispetto a questa previa e fondamentale esigenza". Come pure "tale capacità nemmeno si caratterizza per il contenuto religioso della sua comunicazione". In altri termini, ha sottolineato mons. Crociata, "comunichiamo nella fede, non la fede; sapremo trasmettere qualcosa se sapremo comunicare prima di tutto noi stessi, e se ciò che crediamo traspare attraverso di noi come comunicatori, prima che nel contenuto dei nostri enunciati". "Si potrebbe dire – ha aggiunto – che la peculiarità della comunicazione fornita, prodotta o trasmessa dal credente non sta nel contenuto espressamente religioso e nemmeno nella sola veridicità di quanto riferito, bensì nel coinvolgimento di coscienza, di giudizio e di azione che produce nel destinatario". Il "sistema mediale integrato e convergente", ha osservato, oggi "chiede innanzitutto di abitare la comunicazione stando dentro il suo mondo nella molteplicità delle sue configurazioni, ma rimanendo se stessi, anzi diventandolo sempre di più", coltivando "il proprio volto interiore nella convinzione della capacità espansiva che sempre conserva e alimenta la forza della coscienza".

Non c’è dualismo. Sui "new media" e sulla "necessità di superare il ‘dualismo digitale’ che contrappone vita e media, reale e virtuale, online e offline" si è concentrato mons. Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali e sottosegretario della Cei, annotando come parlare di "era biomediatica" significhi, appunto, che "i media, come estensori delle nostre capacità cognitive e relazionali e come ambiente in cui siamo immersi, fanno ormai strutturalmente parte della nostra vita". "Lo spazio digitale – ha osservato facendo riferimento al tema della prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali – è una porta, cioè una soglia esistenziale da attraversare e, di più, può essere anche uno spazio dove far crescere la fede", a condizione però che "il baricentro sia sulla persona e non sulla tecnologia". E se da una parte vi è "l’integrazione tra vecchi e nuovi media" e dall’altra "un ridimensionamento quantitativo" della carta stampata che "non significa però necessariamente perdita di ruolo, anzi", "il richiamo alla responsabilità, che include ma supera di gran lunga la deontologia professionale, va ribadito con ancora maggior forza oggi, quando per inseguire un pubblico che sta migrando verso altre piattaforme le testate rischiano di accondiscendere a compromessi che umiliano la professione".

Una storia bellissima. I cattolici devono rendere visibile una "chiara identità" secondo il ministro Lorenzo Ornaghi. "Sulla pubblica piazza", ha affermato, il loro ruolo "non si esaurisce nella presenza culturale, che è un patrimonio quasi impareggiabile, ma deve diventare una presenza politica che oggi aiuti il Paese a uscire dalla crisi con un modello di sviluppo diverso da quelli seguiti fino a oggi". "I cattolici in politica – ha perciò ribadito – devono avere e rendere visibile una chiara identità su tre fronti: i valori non negoziabili, l’economia e il lavoro, una nuova fase costituente. In un tempo difficile e di transizione il ruolo dei media è determinante, anche per superare la tentazione dello scoraggiamento". Mentre per Francesco Zanotti la "missione" dei settimanali Fisc è "formare le coscienze con un’informazione competente e responsabile, capace di cogliere il primato delle persone dentro le notizie". A tirare le conclusioni il direttore del settimanale cremasco "Il Nuovo Torrazzo", don Giorgio Zucchelli, ricordando che "a Crema stiamo cercando di costruire una rete mediatica per entrare in tutte le case con il Vangelo. I primi passi sono incoraggianti e continueremo dopo 120 anni una storia bellissima".