DONNE E CHIESA

Soltanto l’aurora

Il convegno del Coordinamento delle teologhe italiane

Erano 23 le donne uditrici invitate al Concilio Vaticano II. È stata Marìa de la Luz Longoria de Alvarez Icaza, una delle due madri conciliari ancora viventi, ad aprire il pomeriggio di festa che si è tenuto oggi, 6 ottobre, all’auditorium in via della Conciliazione, 4, a Roma. "Tantum aurora est. Donne, Vaticano II, futuro", è il titolo dell’evento organizzato dal Coordinamento delle teologhe italiane (Cti), che con immagini, parole e musica vuole ricordare l’apertura del Concilio, per riflettere sulla presenza delle donne nella Chiesa post-conciliare e rendere visibile la capacità delle donne di mettere a frutto un’eredità. Il pomeriggio si concluderà con un messaggio delle donne alla Chiesa. "Tantum aurora est. Donne, Vaticano II, futuro" è l’evento conclusivo del convegno teologico internazionale, dal titolo "Teologhe rileggono il Vaticano II. Assumere una storia, preparare il futuro", che ha riunito a Roma in questo giorni circa 200 teologhe cristiane provenienti da tutto il mondo. Iniziato il 4 ottobre, presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, ha visto la partecipazione di storici e teologi di fama internazionale (tra i quali Hervé Legrand, e Gerald Mannion, Maureen Sullivan e Massimo Faggioli, Tina Beattie e Mercedes Navarro Puerto). Di seguito, alcune "idee" emerse dai lavori del Convegno, durante il quale sono state presentate le pubblicazione che il Cti ha realizzato per i 50 anni del Concilio: insieme alla Fondazione per le scienze religiose di Bologna un volume scientifico sulla presenza e il ruolo delle donne al Concilio (Alberto Melloni-Serena Noceti-Marinella Perroni [edd.], Tantum aurora est. Donne e concilio Vaticano II); e, a firma di Adriana Valerio, un testo più divulgativo edito da Carrocci, "Madri della Concilio. Ventitré donne al Vaticano II".

La teologia delle donne. "Il percorso di questi 50 anni, ha esordito Cettina Militello, del Cti – mostra una indubbia corrispondenza tra la mutazione ecclesiale e la mutazione delle donne". La soglia critica intra ed extraecclesiale va fissata, per la teologa, nel 1963, anno in cui vengono pubblicato "La mistica della femminilità" di Betty Friedam e la Pacem in terris di papa Giovanni XXIII: "la denuncia della mistica della femminilità prepara il femminismo radicale, a cuji corrisponde un diverso collocarsi delle donne nel percorso delle Chiese". Gli anni Settanta sono, nella Chiesa cattolica, nel segno della tensione: "L’aspettativa incentivata dal Concilio viene progressivamente smorzata. Si consuma in questi anni quello scollamento che è stato poi indicato come lo ‘scisma sommerso’". Sono però quelli stessi anni, ha evidenziato la relatrice, a vedere l’ingresso delle donne cattoliche nelle università ecclesiastiche. È la "teologia delle donne", però, che "costituisce la novità più eclatante del secondo ventesimo. E certo non staremmo qui ora a parlarne senza il Vaticano II". Infine, una nota biografica: "Devo al suo evento l’accesso allo studio e alla ricerca teologica. Sono un frutto del Concilio. Non me ne vergogno. Passa dalla sua piena attuazione la reale ed efficace partnership di uomini e donne, la speranza di un nuovo ed efficace modello di vivere e di pensare, intra ed extra ecclesiale". Anche per Massimo Faggioli, "la teologia delle donne si rivela un caso cruciale di recezione, se non ‘il’ caso della recezione conciliare, per la sua capacità di svelare una differenza essenziale tra il Concilio di Trento e il Concilio Vaticano II e i due periodi postconciliari decisivi per la teologia e la Chiesa cattolica negli ultimi 150 anni".

La tensione tra le generazioni. "I pionieri"; cioè "coloro che il Concilio lo avevano desiderato e preparato, prima ancora che venisse annunciato". "I fondatori", cioè "coloro che hanno vissuto l’appassionante momento in cui il Concilio iniziava ad essere attuato e vissuto". "Gli abitanti della Terra di mezzo", cioè "i nati negli anni conciliari, coloro che hanno toccato la vitalità del Concilio nei racconti degli amici più grandi e hanno vissuto in prima persona i cambiamenti conciliari". "Gli inconsapevoli", cioè "le generazioni nate dopo il Concilio", che "neglla migliore delle ipotesi, vivono il Concilio sena saperlo, nella peggiore non vi sono mai venuti a contatto, perché non frequentano i contesti ecclesiali o perché quelli che abitano sono rimasti agli anni precedenti il Concilio". A parlarne è stata Simona Borello, lanciando una provocazione: "Non ce lo diciamo mai ma c’è una parte di noi che sa che il Concilio interessa soltanto chi ha più di 60 anni o è un addetto ai lavori. Temo che non si sia affrontata compiutamente la questione del mancato annuncio del Concilio, attribuendolo al disorientamento provocato dal ‘cambiamento di rotta’ di parte della gerarchia". In una prospettiva positiva, invece, il Concilio potrebbe diventare "occasione per un dialogo generazionale, nel quale chi fornisce gli strumenti per leggere compiutamente i documenti li sappia anche testimoniare e far risuonare nell’oggi, cogliendo le domande e le inquietudini dei suoi più giovani interlocutori". In altre parole, per la teologa "non è sufficiente riproporre il messaggio conciliare, pur con tutti gli adattamenti dell’attuale situazione storica, perché ma mutata condizione antropologica e culturale ha cambiato le priorità", e le urgenze etiche e politiche "hanno una forza di attrazione ben maggiore dei grandi temi teologici". "Non è sufficiente il Concilio – ha concluso la relatrice – se non si mischia con la storia, di padri e di figlie, di madri e di figli, di tutte le latitudini e longitudini, nelle sofferenze di milioni di persone e di popoli interi, nelle innumerevoli situazioni di dolore e di estremo degrado, nella storia dell’uomo sofferente".