CORRUZIONE

La tassa occulta

Presentato oggi a Roma un dossier sulla ”nuova mafia”

"La nuova mafia si chiama corruzione che inquina i processi della politica, minaccia il prestigio e la credibilità delle Istituzioni, inquina e distorce gravemente l’ambiente e l’economia, sottrae risorse destinate al bene della comunità, corrode il senso civico e la stessa cultura democratica". Di questo sono convinti Libera, Legambiente e Avviso Pubblico, che hanno presentato oggi a Roma il dossier "Corruzione, le cifre della tassa occulta che impoverisce e inquina il Paese". Contro la corruzione e per chiedere l’attuazione delle norme che prevedono la confisca e il riutilizzo sociale dei beni sottratti ai corrotti Libera con Avviso Pubblico ha raccolto oltre un milione di cartoline consegnate al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per "chiedere di intervenire affinché Governo e Parlamento adeguino il nostro Codice alle leggi internazionali anticorruzione". "Sul problema corruzione servono scelte chiare, nette, concrete, categoriche. Non sono possibili deviazioni", ha detto don Luigi Ciotti, presidente di Libera, alla presentazione del dossier. Per don Ciotti, è necessario uno "scatto di coscienza. Non possiamo più essere cittadini a intermittenza".

I "costi" della corruzione. Secondo la World Bank, nel mondo va sprecato a causa della corruzione circa il 3% del Pil mondiale. Applicando questa percentuale all’Italia, si legge nel dossier, "si calcola che l’onere sui bilanci pubblici è nella misura di 50-60 miliardi di euro l’anno, come una vera e propria tassa immorale e occulta pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini". Non solo: anche il peggioramento dell’indice di percezione della corruzione (Cpi) determina una riduzione annua del prodotto interno lordo, del reddito pro capite e della produttività. Rispetto a questo, "visto che l’Italia nel decennio 2001-2011 ha visto un crollo del proprio punteggio nel Cpi da 5,5 a 3,9, si stima una perdita di ricchezza causata dalla corruzione pari a circa 10 miliardi di euro annui in termini di prodotto interno lordo, circa 170 euro annui di reddito pro capite e oltre il 6% in termini di produttività". Particolarmente significativo è, poi, il dato relativo alle esperienze personali di tangenti, ossia alla corruzione vissuta sulla propria pelle dai cittadini dei 27 Paesi dell’Unione europea. Nell’ultima rilevazione di Eurobarometro 2011, il 12% dei cittadini italiani si è visto chiedere una tangente nei 12 mesi precedenti, contro una media europea dell’8%. In termini assoluti, "questo significa il coinvolgimento personale, nel corso di quell’anno, di circa 4 milioni e mezzo di cittadini italiani in almeno una richiesta, più o meno velata, di tangenti".

Corruzione ambientale. Particolarmente allarmante è quella che Libera, Legambiente e Avviso Pubblico chiamano "corruzione ambientale". Sempre più spesso, infatti, attività illegali come il traffico illecito di rifiuti o l’abusivismo edilizio, magari "rivestito" con il rilascio di concessioni illegittime, sono accompagnate da un sistematico ricorso alla corruzione di amministratori pubblici e rappresentanti politici, funzionari incaricati di rilasciare autorizzazioni o di effettuare controlli. "I numeri parlano chiaro – sottolinea il dossier -, dal 1° gennaio 2010 al 30 settembre 2012 sono state 78 le inchieste relative a episodi di corruzione connessi ad attività dal forte impatto ambientale". Le inchieste analizzate hanno riguardato "il ciclo illegale dei rifiuti (dai traffici illeciti agli appalti per la raccolta e la gestione dei rifiuti fino alle bonifiche); il ciclo illegale del cemento (dall’urbanistica alle lottizzazioni, dalle licenze edilizie agli appalti pubblici); le autorizzazioni e la realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici; le inchieste sulle grandi opere, le emergenze ambientali e gli interventi di ricostruzione".

Un "veleno" diffuso. La "corruzione ambientale", nel senso del suo impatto sul patrimonio naturale, sul territorio e sul paesaggio, è "un veleno che attraversa il Paese: sono 15 le Regioni coinvolte nelle inchieste, con 34 procure impegnate, omogeneamente distribuite tra Nord (13), Centro (11) e Sud Italia (10)". Il maggior numero d’inchieste, invece, "si è concentrato in Lombardia (15) seguita a pari merito, con 8 inchieste ciascuna da Calabria, Campania e Toscana". Le persone arrestate complessivamente, per reati che vanno dalla corruzione all’associazione a delinquere, dal traffico illecito di rifiuti al riciclaggio, dal falso in atto pubblico alla truffa aggravata, sono state 1.109". Il dato disaggregato per aree geografiche evidenzia, da un lato, il primato, per numero di arresti, delle Regioni dell’Italia Nord Occidentale (esattamente 442, pari al 39,9%) e, dall’altro, l’incidenza rilevante delle Regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), con 409 ordinanze di custodia cautelare pari al 36,9% del totale nazionale. Numeri che dimostrano quanto sia stretto il legame tra corruzione e mafie. Ma la corruzione ambientale miete ogni anno altre vittime. Il settore dell’edilizia e delle costruzioni è conosciuto anche per la sua vulnerabilità alla corruzione, che inesorabilmente si ripercuote sulla capacità di resistenza degli edifici, ad esempio, agli eventi sismici, ricorda il dossier.