CARD. PÉTER ERDŐ

Ci sono frutti buoni

L’assemblea del Ccee chiusa oggi a San Gallo con una riflessione sul Concilio

"Anche ai nostri giorni dobbiamo vedere non soltanto i problemi, non soltanto i segni di stanchezza, ma anche i segni incoraggianti dello sviluppo e della fertilità del Vangelo, che si manifesta nella vita dei santi e delle comunità cristiane". È "in questo senso e con questa certezza", ha detto stasera il card. Péter Erdő, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee), nell’omelia dei Vespri celebrati nella cattedrale di San Gallo, in Svizzera, che "vogliamo, alla fine dell’Assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, unirci al Santo Padre e a tutta la Chiesa, e celebrare il 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II in modo festivo in questa bella cattedrale, memoria di San Gallo che 1400 anni fa arrivava in questo luogo per affondare qui il seme della fede che rimane viva ancora oggi".

Le verità di sempre. Il prossimo 11 ottobre, ha sottolineato il porporato, "la Chiesa Cattolica ricorderà il 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II e il Papa ha deciso di proporre a tutta la Chiesa un Anno della Fede per celebrare e rinnovare la speranza che il Concilio ha portato alla Chiesa". "Noi commemoriamo il Concilio Vaticano II", ha aggiunto, perché "lo consideriamo come linea direttrice, come misura, come punto di riferimento per tutti noi, insieme a tutti gli altri Concili ecumenici nella storia bimillenaria della nostra Chiesa. L’insegnamento dei Concili lungo la storia della Chiesa, anche dell’ultimo Concilio, ci collega agli apostoli e a Cristo stesso, e rappresenta questa lunga e continua tradizione in modo autentico". Il Concilio non ha separato il "vecchio" dal "nuovo", non ha affermato un contrasto tra il "finora" e il "dopo", ma "è stato un momento della continuità della dottrina ecclesiastica e della Buona Novella di Cristo". Il Concilio "ha dichiarato e ha riproposto le verità di sempre, tenendo presente in modo esplicito la situazione della nostra epoca. Quello che il Concilio ha voluto è di riproporre la fede cristiana di sempre per il nostro tempo". Dunque, "la continuità e la fedeltà alla dottrina cattolica erano quindi intenzioni originali del Concilio, come pure il modo rinnovato e conforme alla nostra epoca di porre gli accenti e di presentare i diversi argomenti. Le due cose, infatti, non erano e non sono in contrasto uno con l’altro".

Segni di speranza. La Chiesa di oggi, ha affermato il presidente del Ccee, "deve accorgersi della presenza dei segni di speranza che sono frutti di questo grande Concilio ecumenico. In questi 50 anni, che sono passati dall’inizio del Concilio, la Chiesa ha continuato ad essere in cammino cercando di rispondere con la verità di sempre alle sfide di ogni momento, testimoniando così uno sviluppo e un rinnovamento organico". Oltre all’insegnamento dei testi del Concilio, "abbiamo – ha ricordato il cardinale – diversi grandi documenti che devono essere visti come continuazione del Concilio e aiuti per una sua ricezione feconda". Dopo il Concilio Vaticano II, infatti, "abbiamo una riforma della Liturgia, con tutti i libri liturgici approvati, rilasciati dalla Santa Sede; abbiamo la Liturgia delle ore; abbiamo il rinnovato Codice di diritto canonico, come pure, per la prima volta nella storia, abbiamo anche il Codice dei canoni delle Chiese orientali". E ancora ci sono i documenti della riforma della curia romana. "Benché per natura di cose si effettuino continuamente dei ritocchi alle norme liturgiche e altre giuridico-canoniche, tutto questo insieme – ha evidenziato il card. Erdő – continua a rappresentare un grande valore". Tra i documenti il porporato ha ricordato anche "il Catechismo della Chiesa Cattolica, che è uno strumento che raccoglie la ricchezza della nostra fede, non secondo qualche struttura filosofica, collegata con una scuola o con una certa filosofia, ma secondo l’ordine kerigmatico: la spiegazione di fede, la celebrazione dei sacramenti, la vita morale, il Padre nostro".

Grande opportunità. "Abbiamo strumenti validi in mano, e abbiamo il compito di diffondere la nostra fede, con il continuo richiamo dei Papi alla nuova evangelizzazione e che, in base a questi testi rinnovati, può generare veramente un rinnovamento e un nuovo sviluppo della vita e della prassi della Chiesa – ha sostenuto il cardinale -. Quindi, esiste nella nostra epoca, nonostante le difficoltà, una grande opportunità". "Anche le conseguenze della globalizzazione, che sono tra l’altro la facilità dei viaggi, dei trasporti, l’internet, malgrado alcune difficoltà e la possibilità di essere usate in modo sbagliato, permettono – a giudizio del presidente del Ccee – una comunicazione globale rapidissima, e possono essere al servizio della trasmissione della nostra fede". "Chiediamo al Signore, padrone della storia, che accompagni la Sua Chiesa e che ci dia buone idee per il nostro lavoro concreto e molta perseveranza nella fede e anche molta forza psicologica perché possiamo attraversare la nostra epoca, così complessa e carica di fenomeni di crisi, con buona speranza e con un impegno irrevocabile per la salvezza di tutto il mondo", ha concluso il card. Erdő.

a cura di Danka Jaceckova e Gianni Borsa, inviati Sir Europa a San Gallo