FEDE E CULTURA

La sorgente della libertà

”Intervista su Dio”: ieri sera a Roma un dibattito sul libro del card. Ruini

Fede e ragione, nuovo ateismo, dialogo tra credenti e non credenti, secolarizzazione e nuova evangelizzazione, città dell’uomo e città di Dio. Se ne è parlato ieri sera a Roma, nella sala della Protomoteca in Campidoglio, in occasione della presentazione del volume del card. Camillo Ruini, presidente del Comitato Cei per il progetto culturale, "Intervista su Dio. Le parole della fede, il cammino della ragione" (ed. Mondatori 2012). In libreria da una settimana, il volume, scritto in forma di colloquio con il giornalista Andrea Galli, e già alla terza edizione. Dino Boffo, moderatore del dibattito, lo ha definito "libro di un’intera vita, allestito in quattro anni ma cullato per decenni".

Nutrire di idee l’uomo. "La tenacia del divino va oltre la secolarizzazione", ha esordito Giuliano Ferrara, direttore de "Il Foglio", secondo il quale, tuttavia, oggi Dio "viene assunto in una pluralità di interpretazioni, talvolta addirittura portato sulla punta delle baionette" come "concetto equivocamente brandito nei conflitti di culture e civiltà". "Non conosco libri più ambiziosi di questo negli ultimi anni", ha aggiunto, sottolineando che in esso il card. Ruini "fa un’operazione molto intelligente: nutrire" l’uomo contemporaneo "di idee su Dio, sull’essere, sui percorsi delle scienze e della conoscenza".

Il Dio che libera. "La mia presenza qui – ha puntualizzato il filosofo Massimo Cacciari – si giustifica nella misura in cui nel dialogo tra credente e non credente", il primo "è animato da una fede che non è superstitio, cioè stare sopra, bensì inquisitio"; il secondo "dalla volontà di un pensiero più alto". Per Cacciari, oggi è "storicamente fallita" solo la secolarizzazione intesa "in senso utopistico" come "razionalizzazione di tutti gli ambiti e le forme della vita", e si può finalmente parlare di secolarizzazione "in senso più serio e fondato". Essa, ha spiegato, dice che "la nostra vita è caratterizzata dalla complexio di due città: la città dell’uomo e la città di Dio" e richiede che "entrambe siano tali fino in fondo". Di qui la necessità che l’essenza della teologia cristiana sia "comprensione di questa complessità anche contraddittoria, che sarà così fino alla fine dei tempi". In questo scenario anche l’ateismo presenta un nuovo volto: "Quello di Nietzsche non ha nulla a che fare con l’ateismo attuale per il quale, se Dio esiste o non esiste, non cambia nulla. Oggi l’ateismo è assoluta indifferenza al problema", è "fisicismo disinteressato ad ogni metafisica" e per la Chiesa "è molto più arduo da affrontare" perché si tratta di un ateismo che "non la combatte". Ma una "via di accesso a Dio" esiste, ha suggerito il filosofo: "l’idea di libertà. È su questo itinerario che dovrebbe muoversi la nuova evangelizzazione: non il Dio che giudica, ma il Dio che libera da ogni condizionamento e rende accessibile un pensiero più alto".

Il Dio che ama. Pronta la replica di mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, chiamato in causa. Pur condividendo l’analisi di Cacciari sull’ateismo contemporaneo, il presule ha precisato: "Non posso accettare il tema della libertà come via di accesso, né partire da qui. Il discrimine consiste nel fatto che Dio ci ama: più che la libertà è l’amore. Dio non è un discorso teorico, da filosofi; è un Dio incarnato che mi libera perché mi ama". A giudizio del presule, infatti, "più che di libertà, l’uomo odierno, che sta vivendo il tradimento come una delle esperienze più drammatiche dei nostri giorni, ha bisogno di amore in una sorta di diligor ergo sum". La grande sfida della nuova evangelizzazione è allora "comprendere come andare oltre l’ovvietà di ritenere che già conosco Cristo", e far percepire, "soprattutto ai giovani, la novità che viene da Lui e che fa acquisire il senso della vita; il fatto che Dio entra realmente nella storia". Oggi, secondo mons. Fisichella, c’è inoltre bisogno di "un’intelligenza sempre più profonda della Parola rivelata". Di qui l’importanza del libro del card. Ruini, definito dal presule "opera di grande apologetica". La fede, ha avvertito, ha un suo "spessore intellettuale. Credere non è rincorrere miti o favole, né mantenere in vita reperti archeologici, ma desiderio di indagare sempre più quel mistero che abbiamo ricevuto in dono e che è il senso della nostra esistenza".

Fede e cultura contemporanea. La parola infine al card. Ruini, che ha replicato ai tre interventi concludendo la serata. "È sempre una grande sfida – ha riconosciuto – calare l’amore universale nella dialettica della storia, nella complexio delle due città". Tra fede e ragione, ha quindi osservato, "vi è continuità, ma anche ciò che io chiamo ‘rottura’", ossia "il salto della fede rispetto alla ragione"; insomma "un’irrinunciabile complexio oppositorum". Con riferimento al termine "apologetica", che "a molti non piace ed è molto frainteso", il presidente del Comitato Cei per il progetto culturale ha sottolineato l’importanza dello "sforzo di giustificare, per quanto è possibile, la scelta della fede nel contesto della cultura contemporanea", e ha invitato a distinguere "tra fisicismo assoluto, su cui bisognerebbe argomentare, e indifferentismo, che sono parenti ma non sono la stessa cosa". "Dio ci libera – ha concluso – perché ci ama. Non è l’affermazione di Dio ad opporsi alla nostra libertà; è piuttosto la sua negazione a minarne i fondamenti".