MESSAGGIO DAL LIBANO
Mons. Ruggero Franceschini, presidente dei vescovi di Turchia, sul viaggio di Benedetto XVI
Tre giorni intensi, ricchi d’incontri, celebrazioni, ma anche di grande rispetto, attenzione e accoglienza per "l’ospite di passaggio". Il viaggio di Benedetto XVI in Libano, per la firma e la consegna dell’Esortazione apostolica "Ecclesia in Medio Oriente", che si è chiuso ieri, ha lasciato nel Pontefice il "rammarico" della partenza. Salutando le autorità civili e religiose del Paese, Benedetto XVI ha ringraziato per l’accoglienza ricevuta aggiungendo che il "calore" dimostrato dal Libano nei suoi confronti "lo si può paragonare ad una di quelle famose spezie orientali che arricchisce il sapore delle vivande: il vostro calore e il vostro cuore, che mi hanno dato il desiderio di ritornare". Si apre adesso la fase, forse la più difficile, quella dello "studio e dell’appropriazione" del testo "da parte di tutti i protagonisti della Chiesa, Pastori, persone consacrate e laici, affinché – dice il Papa – ciascuno trovi una gioia nuova nel portare avanti la propria missione". Questa "mappa per il futuro" donata ai cristiani mediorientali reca un messaggio di pace che passa anche attraverso il dialogo con i musulmani. Musulmani e cristiani, insieme, erano a Beirut a salutare il Pontefice, che prima di partire aveva detto di andare in Libano, come messaggero di pace, per confermare i cristiani a sostenere il dialogo interreligioso. Le tensioni innescate in questi giorni dal film blasfemo sul profeta Maometto, la violenza in Siria, non hanno ostacolato la missione di Benedetto XVI. Sulla visita del Papa in Libano, Daniele Rocchi, per il Sir, ha sentito mons. Ruggero Franceschini, arcivescovo di Smirne e presidente della Conferenza episcopale di Turchia.
Qual è stato il messaggio più urgente lanciato dal Papa in questo viaggio?
"In questo particolare momento il mondo islamico ha bisogno di capire che il cristianesimo non si deve confondere con l’Occidente e che la Chiesa non è nemica della comunità dei credenti dell’Islam. Il viaggio del Papa, i suoi interventi, i suoi gesti, sono stati dei segni inequivocabili in tal senso".
Il Papa si è recato in Libano in un momento drammatico per la regione e ha lanciato un forte appello alla pace ribadendo l’impegno dei cristiani in questa direzione…
"Il Papa ha affidato alla comunità cristiana il compito di lavorare attivamente alla costruzione di una società in cui la pace e il rispetto della coscienza dell’altro siano mete imprescindibili. Questa missione della comunità cristiana in questo contesto è ardua ma urgente. Quando si offende la sensibilità religiosa di un popolo, un discepolo di Gesù non può approvare questo comportamento blasfemo. In Occidente il fatto religioso viene sempre di più percepito come qualcosa di banale e accessorio, con cui si possa giocare. Tutto ciò che sta accadendo in seguito alle vicende del film blasfemo deve imporre all’Occidente un serio esame di coscienza sul suo modo di relazionarsi con il fatto religioso. D’altra parte la legittima indignazione per le offese alla sensibilità religiosa deve prendere le distanze da comportamenti violenti e omicidi, che offendono Dio in maniera non diversa da un’esplicita bestemmia".
Dopo la consegna dell’Esortazione, le Chiese sono attese da un’opera di applicazione e di studio. Da cosa dipenderà la buona riuscita di quest’opera?
"L’Esortazione apostolica, senza essere astratta, fissa delle mete concrete ma ardue, che richiedono la formazione di nuove coscienze, di nuove mentalità sia nei pastori, sia nei fedeli. Si tratta di porsi in un vero atteggiamento di conversione e di ascolto. Un tale cammino richiede grande fede e tanta pazienza. Questo, però, non significa partire da zero dal momento che molti segni di speranza già s’intravedono".
Tra gli obiettivi indicati dall’Esortazione, il dialogo con l’Islam sembra avere un peso particolare…
"Nel nostro contesto, tale dialogo consiste soprattutto nel cercare di abbattere i muri del pregiudizio e della chiusura, che sono il risultato di secoli di ostilità. Tutto questo viene compiuto nella ferialità, con umiltà e tenacia. Anche sul fronte dell’accoglienza dei migranti, in un’aerea in cui sono molti i rifugiati dai Paesi in conflitto, la Chiesa ha risposto alla sfida dell’accoglienza e dell’assistenza. In questo contesto, in cui non è possibile un’evangelizzazione diretta, è prioritario mostrare la credibilità del Vangelo con una testimonianza della Carità, assai più efficace di tante parole. L’Esortazione apostolica, in tal senso fornisce delle concrete indicazioni e un prezioso incoraggiamento".
In che modo l’Esortazione interpella la Chiesa cattolica turca?
"Gli obiettivi della comunione intra-ecclesiale e dell’ecumenismo vedono dei segnali positivi nella nostra esperienza. Qui la comunità cristiana è talmente piccola che spesso le differenze cedono il posto a una sincera e concreta solidarietà tra le comunità cristiane. Le diversità di tradizione liturgica sono considerate una risorsa e una ricchezza. I rapporti con le gerarchie delle altre Confessioni cristiane, fatta eccezione per le nuove sette protestanti, sono improntati a una grande comunione e condivisione".