CATTOLICI E BENE COMUNE

Oltre la delusione

Acli: un nuovo protagonismo non rifiuto dell’impegno politico

Un piano straordinario per il lavoro, lotta alla povertà, cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia, tagli alla politica e una nuova legge elettorale. Sono queste alcune delle "proposte Acli per il bene comune" avanzate dal presidente nazionale Andrea Olivero alla politica nella giornata conclusiva del 45° Incontro nazionale di studi di Orvieto, che quest’anno ha avuto come tema "Cattolici per il bene comune. Dall’irrilevanza al nuovo protagonismo".

Nessuna tattica, solo coraggio. "Vi chiediamo di cambiare per intercettare il malessere del Paese", di "fare scelte lungimiranti, guardare avanti e stare dentro ai processi in maniera determinante, precisa, puntuale", ha detto Olivero rivolgendosi ai leader politici Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini. Il presidente si è poi soffermato sulla "necessità di costruire lavoro dignitoso anche in una fase di stagnazione", chiedendo a proposito un "piano straordinario sull’occupazione giovanile" che non si traduca in "lavori tappabuchi per una generazione in affanno, ma lavori che producono ricchezza economica, relazionale e sociale". Il presidente Acli ha poi chiesto ai leader se sono disposti a preparare "misure di contrasto per combattere la povertà" e se vogliono "provare a cambiare l’assistenzialismo della social card", garantendo di occuparsi, prima di tutto, delle famiglie. A seguire, sono state avanzate le richieste di "una legge per dare la cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia" e "una legge elettorale che dia voce ai cittadini", con un’attenzione "alle soglie di sbarramento e ai premi a chi ha meno del 40% dei voti", perché "senza la maggioranza del consenso del Paese non si fanno le riforme che servono". Olivero ha chiesto ai politici se si sentono pronti a "rinunciare al leaderismo", a "trasformare i partiti in soggetti di diritto pubblico", a "ridurre i costi della politica" e a "rinnovare la classe dirigente con persone oneste e preparate". Se quella intercettata è "una delusione grande", non c’è ancora, secondo il presidente Acli, "una chiusura all’impegno: si può ancora tornare a ragionare insieme per dare prospettive all’Italia. I cattolici in particolare vi chiedono di assumervi l’impegno della schiettezza. Siamo pronti a rischiare con voi, solo vi chiediamo di non usare tattica ma coraggio".

Un nuovo linguaggio. Dodici parole, che insieme formano il nuovo "lessico politico" targato Acli, sono quelle presentate dal presidente provinciale della Acli di Brescia, Roberto Rossini, e "partorite" dai laboratori frutto della collaborazione con esperti di sociologia, politica sociale e diritto pubblico. "Tra parentesi" è la prima espressione appartenente al nuovo lessico: "non siamo in una fase tra parentesi, è terminato un assetto e siamo in un momento evolutivo, anche se adesso vediamo solo la parte negativa", ha spiegato Rossini. C’è, poi, la "sfiducia democratica", nutrita dai cittadini, che "aggrava la crisi italiana" ed "espone al rischio di inganno da parte di personaggi che presentano ricette semplici". Il welfare "deve essere usato in forma anticiclica, ossia bisogna aumentare l’investimento nel momento in cui c’è crisi" e ripensare lo stato sociale alla luce dei "peccati del mercato", dunque gli impegni legati a solidarietà, ineguaglianza, necessità e sicurezza. "Sussidiarietà", "solidarietà" e "generatività" sono le parole chiave di uno schema nuovo che alla domanda dei cittadini non solo "risponde in modo solidale", ma dà spazio alle "esperienze che nascono dal basso e mettono in moto nuove risorse sociali" nate mediante "forme organizzate di un’azione partecipata che lavora per il futuro".

Dall’intenzione al risultato. Senza "innovazione", e senza accoglienza della "forza innovatrice di giovani e immigrati", non si può ripensare il welfare, ha proseguito Rossini. "Non siamo un tutto ma una parte, e a noi tocca ricostruire rapporto con la postmodernità", per questo nel lessico politico vengono inseriti i termini "democratici e cristiani", ma anche "Concilio", per testimoniare quel "tempo di stile dialogante che risponde alla diversità" ed è "diretto alla visione del bene comune" per cui "il laicato cattolico non si può più nascondere" ma deve anzi "essere anima di questo mondo". Il termine inglese "civicness" segnala che "non c’è solo la partecipazione politica" ma anche "l’educazione politica" che invita a "non chiamarsi fuori e lasciare che tutto si svolga nella meccanica delle istituzioni". Il partito, poi, dice Rossini, "rimane strumento indispensabile per la società", e incarna l’attitudine a "pensare politicamente". Quanto all’ "antipolitica", dietro di essa "si può annidare della passione per la democrazia che non va dispersa". Se il mondo, "come diceva Paolo VI, soffre per mancanza di pensiero, la politica è anzitutto visione, non necessariamente previsione". È "vedere", ha concluso Rossini, l’ultima parola del nuovo lessico politico: "ci vuole, in politica, l’intenzione di vedere, prima e dopo: si vede prima, in termini di intenzione, e dopo, come risultato".

a cura di Lorena Leonardi (Orvieto)