UNIONE EUROPEA
Da Karlsruhe, Amsterdam e Strasburgo segnali positivi per l’Europa
Una boccata d’ossigeno ogni tanto ci vuole. E un sospiro di sollievo aiuta ad andare avanti. Così, all’indomani del rischioso "supermercoledì", che concentrava diversi appuntamenti di rilievo per il futuro dell’integrazione, l’Europa esce un po’ più tonica e rafforzata.
A Karlsruhe la Corte costituzionale tedesca ha stabilito che il fondo salva-Stati (Esm) non è in contrasto con l’ordinamento giuridico interno, dando peraltro un via libera "condizionato" allo European Stability Mechanism, strumento necessario nell’Eurozona per contrastare la speculazione e gli attacchi dei mercati finanziari ai bilanci statali. I giudici hanno infatti determinato che l’impegno finanziario della Germania non dovrà superare 190 miliardi, salvo l’approvazione del Bundestag. La cancelliera Angela Merkel ha commentato che "dalla Germania viene un segnale forte per l’Europa". Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo, ha subito annunciato che la riunione inaugurale dell’Esm si terrà l’8 ottobre a Lussemburgo.
Da Amsterdam sono invece giunti i risultati del voto parlamentare anticipato, nel quale hanno prevalso accrescendo sensibilmente i consensi – i due principali partiti filoeuropei, ossia i liberal-conservatori del premier uscente Mark Rutte e i laburisti di Diederik Samsom, mentre vengono fortemente ridimensionate le estreme nazionaliste di destra e di sinistra. A Strasburgo, infine, il presidente della Commissione ha presentato dinanzi all’Europarlamento lo "stato dell’Unione", appuntamento annuale per fare il punto sul processo di integrazione, rilevandone gli ostacoli, i successi, i nuovi orientamenti e obiettivi. Sempre nella città alsaziana lo stesso Barroso e il commissario al mercato unico, Michel Barnier, hanno illustrato i contenuti della proposta per una "unione bancaria", che indica nella Banca centrale di Francoforte il perno del nuovo Meccanismo unico di vigilanza (Single Supervisory Mechanism). Questo per ora riguarderà le banche della zona euro (l’Esecutivo intende tutte le banche, ma l’interpretazione che arriva dalla Germania si riferisce solo alle banche principali) ed è ritenuto, dalla Commissione, "uno gradino essenziale verso l’unione economica e monetaria".
Fin qui i fatti. Differenti tra loro per fattispecie e per "peso relativo", eppure convergenti nel dare una spinta in avanti al cammino dell’Unione europea. Gli strumenti tecnici in fase di determinazione a Bruxelles possono funzionare, l’euroscetticismo mostra una battuta d’arresto, gli appelli a "procedere insieme" per rispondere adeguatamente alla crisi e per rilanciare l’unità europea cominciano a mostrare qualche effetto.
In tal senso le parole più convincenti sono giunte proprio da José Manuel Barroso. Intervenendo nell’emiciclo del Parlamento Ue, il capo dell’Esecutivo ha ribadito che "la crisi c’è, non è passata, continua a mostrare i suoi pesanti effetti" sui conti pubblici, sull’economia reale, sull’occupazione e quindi sul benessere dei cittadini. L’Ue, e i suoi Stati membri, hanno finora compiuto alcuni passi per rispondervi, ma accade ancora che "i leader politici dei 27 assumano una decisione e il giorno dopo non tengano fede agli impegni assunti". Eppure, ha ricordato il politico portoghese, per "mettere in sicurezza il nostro modello sociale di sviluppo, per creare lavoro e ricchezza", bisogna al più presto realizzare l’unione bancaria, quella fiscale e di bilancio e, infine, a racchiuderle tutte, l’unione economica e politica.
Per questo Barroso ha chiesto un cambio di marcia: "Noi dobbiamo evolvere verso una federazione di Stati nazionali. Non un superstato europeo, ma una federazione democratica, con una sovranità condivisa", una unione "con gli Stati, non contro gli Stati". Dunque la prospettiva federalista (per la verità si tratterebbe di una versione tiepida del vero federalismo che unisce cittadini e popoli, prima che cancellerie e Stati) trova una sponda autorevole e ufficiale dentro le istituzioni comunitarie. Lo stesso presidente della Commissione ha quindi specificato: "Qualcuno sostiene che non può esistere una democrazia sovranazionale. Si sbaglia di grosso. I mercati sono transnazionali, le sfide globali sono transnazionali. Noi abbiamo avviato una democrazia in cui la sovranità degli Stati viene valorizzata su scala europea e consente ai Paesi membri di mantenere la velocità dei grandi attori mondiali". Probabilmente questa è attualmente la visione europeista più avanzata e praticabile, una modalità concreta per dare risposte alle attese dei cittadini e, al contempo, per smontare le pur comprendibili obiezioni euroscettiche. Il percorso, ancora lungo, appare oggi più chiaro.