COESIONE SOCIALE

Non è un’utopia” “

Europa e coesione sociale in un tempo di crisi: un incontro Ccee a Cipro

Perché parlare di coesione sociale in Europa? E, soprattutto, che ruolo può avere la Chiesa all’interno di queste dinamiche? Queste le domande affrontate nel corso della prima parte dell’incontro promosso dalla Commissione "Caritas in Veritate" del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) a Cipro dal 3 al 5 settembre. "In un momento di crisi e d’insicurezza generale che sconvolge tutta l’Europa, la dottrina sociale della Chiesa può fornire un contributo essenziale, non tanto a livello di risposte tecniche, quanto per quelle religiose ed etiche, come ci illustra anche papa Benedetto XVI nella lettera enciclica ‘Caritas in Veritate’, dalla quale prende spunto la nostra attività". Questo quanto dichiarato, in apertura dei lavori, da mons. Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste e presidente della Commissione Ccee.

Contro ogni individualismo. Un tema quello delle questioni sociali condiviso anche dalla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) e a testimoniare la collaborazione, che da sempre unisce Ccee e Comece, è intervenuto mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza, uno dei quattro vicepresidenti dell’organismo europeo e presidente della Commissione sulle questioni sociali della Comece. In questo contesto di crisi che attanaglia l’Europa l’impegno di questo organismo europeo è rivolto alla "promozione della coesione sociale in Europa, innanzitutto con la salutare presa di coscienza dell’interdipendenza che deve sospingere l’Ue a ritrovare la sua unità di fondo perché anche l’attività economica, al pari di qualsiasi altra dimensione dell’agire umano, non si realizza mai in un vuoto morale o in base ad alcune regole, ma sempre e solo all’interno di un determinato contesto culturale: queste matrici culturali debbono essere riconosciute e apprezzate". Concetto ripreso anche dall’arcivescovo dei maroniti di Cipro, mons. Youssef Soueif, che ha sottolineato l’importanza di "pensare al bene comune, lottando contro ogni forma d’individualismo ed egoismo". Centrale concentrarsi sulla formazione, l’educazione e il conforto dei cittadini e in questo la Chiesa può fare molto, come ha ricordato anche mons. Waldemar Stanislaw Sommertag, consigliere della nunziatura apostolica a Cipro. "C’è bisogno di un impegno sociale della Chiesa non solo attraverso l’assistenza immediata, ma anche attraverso un supporto spirituale, come da anni svolge la Chiesa di Cipro". E quest’isola, come ha sottolineato il rev. Evencio Herrera, vicario generale del patriarca latino di Cipro, è "l’esempio evidente di quanto in un mondo sempre più variegato a livello religioso, etnico e linguistico sia importante investire sulla coesione sociale".

Formare la comunità cristiana. Ma cosa s’intende per coesione sociale e quali le risposte che può fornire la Chiesa? A tale domanda hanno offerto alcune risposte mons. Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino, nell’intervento "Dalla crisi alla speranza", e Vincenzo Buonomo, dell’Università Lateranense e consigliere giuridico della Santa Sede e del Consiglio d’Europa, con "La politica della coesione sociale nell’Unione europea". Mons. Diarmuid Martin ha ripercorso le tappe salienti dell’Irlanda negli ultimi dieci anni, quando a una straordinaria crescita è seguito l’attuale periodo di forte crisi che sta mettendo a dura prova la popolazione e in particolare più poveri e i giovani, che guardano al futuro con molta perplessità e incertezza. Ma l’Irlanda non è la sola a condividere questo stato di precarietà. "Il cambiamento è difficile da vivere e gestire in qualsiasi momento – rileva mons. Martin – ma il fatto che la Chiesa non sia in grado di fornire risposte magiche non significa che sia impotente". La dottrina sociale della Chiesa non va vista "come una piattaforma politica che può o deve entrare nei dettagli della politica economica. Ogni cristiano gode di autonomia legittima e ha la responsabilità e il dovere di confrontarsi con quei principi fondamentali della dottrina sociale attraverso i quali affrontare il suo impegno quotidiano nella società". Per questo motivo l’arcivescovo di Dublino ritiene che "le Commissioni nazionali in materia di giustizia e pace, affari sociali e ‘Caritas in Veritate’ dovrebbero assumere un ruolo più decisivo nel fornire programmi per la formazione della comunità cristiana". Educare, quindi, alla carità e alla giustizia, in famiglia e a scuola, solo così sarà possibile guidare le generazioni verso un nuovo concetto di società fondato sulla "gratuità".

Alle radici dell’integrazione. La solidarietà sembra essere la chiave vincente anche nell’analisi più a carattere politico-istituzionale svolta da Vincenzo Buonomo: "La coesione sociale riguarda tutta l’area dell’Unione e non solo le regioni meno sviluppate. Riguarda l’integrazione nel suo complesso, coinvolgendo direttamente anche la dimensione umana, quello che ormai è definito come ‘civis europaeus’". Questo presuppone però che "una reale coesione sociale passi attraverso l’idea di una cittadinanza sociale radicata nelle singole esperienze, nelle diverse espressioni territoriali, etniche, religiose, linguistiche di cui è ricca l’Europa. In nome di una sussidiarietà in grado di far coesistere le differenze e, quindi, di procedere verso la cittadinanza europea prevista dai Trattati Ue". Per raggiungere questo obiettivo serve un preciso quadro normativo di riferimento, "fondato sul principio della solidarietà – e conclude Buonomo – non è un’utopia, ma un modo di ritornare alle radici dell’integrazione come recita la dichiarazione Schumann: ‘L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto’".

a cura di Nike Giurlani, inviata Sir Europa a Cipro