CALABRIA

Il tesoro di Polsi

Il vescovo di Locri-Gerace: ”né perdere né sciupare” il Santuario

Una "fede semplice" e "piena di fiducia” è il "tesoro di Polsi". Lo ha detto ieri, domenica 2 settembre, il vescovo di Locri-Gerace, mons. Giuseppe Fiorini Morosini, nella messa per la Festa della Madonna di Polsi.

La speranza cristiana non è illusione. "Non lo vogliamo né perdere, né sciupare – ha sottolineato il vescovo a proposito del santuario – con buona pace di chi vuole dettare legge su come Polsi dovrebbe essere o diventare. Polsi è già se stessa, perché Polsi siete voi e la vostra fede, che non vogliamo barattare con le fredde elucubrazioni della ragione, che non sempre danno forza e coraggio alla vita". Per il vescovo, quindi, il fedele che visita questo luogo incontra la Croce e Maria. Qui, sulle pendici dell’Aspromonte, arrivano da ogni parte, a migliaia, anche da fuori regione. Molti a piedi, scalzi; chi porta dentro una pena, chi una speranza, chi la gioia per una grazia ricevuta. E’ stato sempre così, da secoli. E lo è tutt’ora. E davanti a queste persone, in questo santuario nel comune di San Luca, divenuto famoso per i summit che, secondo diverse inchieste della magistratura, le cosche di ‘ndrangheta vi avrebbero tenuto, il vescovo ha sottolineato che "la speranza cristiana, predicata dalla Chiesa, non è un invito a tuffarsi nell’illusione di una vita esente da problemi e sacrifici".

No al fanatismo religioso. Mons. Morosini ha quindi sottolineato che non si può "guardare la devozione popolare con i suoi riti e le sue pratiche, che alcune volte, è vero, sono strani, con gli occhi di chi cerca di capire oggettivamente e non di giudicare soggettivamente, secondo il proprio punto di vista, o addirittura secondo i propri preconcetti". Occorre invece leggere in questa religiosità il "bisogno di essere salvati o sorretti" quando forti sono "il dolore, lo sconforto e la disperazione". Il vescovo della Locride ha quindi affermato che la Chiesa "non vuole assecondare alcun fanatismo religioso né contribuire all’esaltazione emotiva di massa". A Polsi, ha aggiunto, "i pellegrini hanno tutt’altro da pensare che alla esaltazione emotiva. Malattia, disoccupazione, povertà, divisioni familiari, rimorso per il male commesso, carcerazioni ecc. sono pesi insopportabili che spingono alle lacrime e al gesto di fiducia verso la Vergine".

Costruire il futuro. Anche quest’anno, mons. Morosini ha voluto lanciare un appello alla vigilia della festa, sabato 1 settembre, con queste parole: "il futuro non ce lo darà nessuno, siamo noi che dobbiamo conquistarlo con un esame di coscienza rigoroso sulla nostra apatia, sulle nostre inefficienze, sulle nostre meschine furbizie, che hanno reso inefficace ogni tentativo di ricostruzione del nostro territorio". Da qui anche l’invito alle istituzioni ad ogni livello a "non lasciarci soli in questo cammino e a riconoscere le loro inefficienze”. Quindi ha sottolineato che occorre acquisire una mentalità nuova nei confronti della vita, "nel senso che siamo chiamati a valutarla secondo i criteri del bene che ci vengono da Gesù". “Dobbiamo riconciliarci – ha detto – con questo ideale di vita che esige da ciascuno di noi rispetto degli altri, del bene comune, della legalità, della giustizia, della rinuncia alla violenza, alle sopraffazioni, alle intimidazioni, della disponibilità alla riconciliazione e al perdono".

I valori semplici ed umili. "La vita vale ed è bella – ha concluso il vescovo – se sappiamo coltivare i valori anche semplici ed umili: il culto della famiglia senza alcuna prevaricazione dell’uomo sulla donna, del forte sul più debole; il rispetto e l’onorabilità non fondati sulla paura delle armi e dei ricatti ma sul bene praticato; l’accoglienza e la condivisione non come forzato contributo sotto minaccia, ma come dono gratuito". E rivolgendosi ai giovani li ha invitati a "non cercare un rispetto e un onore imposti con la paura della pistola o del coltello che si porta in tasca, ma sui valori della rettitudine di vita e del dono, come Gesù ci ha insegnato".