NON SOLO PER MILANO
Cordoglio e preghiera delle diocesi per la morte del card. Martini
Grande commozione nella Chiesa per la scomparsa del card. Carlo Maria Martini, spentosi nel pomeriggio del 31 agosto a Gallarate. Accanto alle diocesi molti movimenti e associazioni hanno espresso il loro cordoglio. Lunedì 3 settembre, alle ore 16, nel duomo di Milano saranno celebrate le esequie dell’arcivescovo emerito dell’arcidiocesi ambrosiana.
Rinomato pastore. Appresa la notizia della morte Benedetto XVI ha inviato al card. Angelo Scola, attuale arcivescovo di Milano, un telegramma nel quale ha ricordato "con gratitudine" l’"intensa opera apostolica profusa" dal card. Carlo Maria Martini e il "competente e fervido servizio da lui reso alla parola di Dio, aprendo sempre più alla comunità ecclesiale i tesori della Sacra Scrittura, specialmente attraverso la promozione della lectio divina". Anche il card. Tarcisio Bertone ha inviato al card. Scola un telegramma in cui ha ricordato come il card. Martini fosse in "attento ascolto dell’uomo" e proponesse a tutti il primato della "vita spirituale". Il presidente del Ccee, card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest, ha espresso la vicinanza dell’episcopato europeo alla Chiesa di Milano che ha perso "un rinomato pastore e un grande biblista". Il card. Martini aveva guidato il Ccee dal 1986 al 1993.
Uomo della Parola. "Con la morte del card. Carlo Maria Martini scompare un pastore solerte e intelligente, che con sapienza ispirata alla Parola di Dio ha retto la Chiesa ambrosiana attraverso un lungo e difficile periodo storico. Egli è divenuto così un educatore affidabile per tante generazioni che sono state da lui condotte all’incontro con Dio", ha dichiarato il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Genova. "La sua presenza all’interno della Conferenza episcopale italiana è sempre stata apprezzata, così come il suo servizio in seno alle Conferenze episcopali d’Europa", ha aggiunto. Il card. Angelo Scola ha ricordato, in un’intervista a Radio Vaticana, l’"ultimo lungo colloquio" con il card. Martini, sabato 25 agosto: "Sono certo che ora il card. Martini accompagna dall’alto la Chiesa milanese e tutti gli abitanti di questa nostra grande arcidiocesi". Un ricordo del porporato scomparso anche da parte del suo immediato successore sulla Cattedra di Ambrogio e Carlo, il card. Dionigi Tettamanzi, che ha definito Martini "l’uomo della Parola: studiata, insegnata, resa guida del cammino pastorale e strumento della vita spirituale; Parola offerta a tutti: ai credenti e a tutti gli uomini di buona volontà". Per mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, "il grande impegno" del card. Martini è stato "cercare di dire il Vangelo di sempre con un linguaggio che l’uomo di oggi avesse potuto comprendere, perché la Parola di Dio deve entrare nelle parole degli uomini per fermentare".
Segni dei tempi. La morte del card. Martini "ci consegna la figura di un pastore attento e innamorato annunciatore della Parola di Dio, di un credente che sempre e in ogni modo ha vissuto la missione nella ricerca del dialogo con tutti e di un uomo che ha accolto con dignità e grande fede il tempo faticoso e purificante della malattia". Queste le parole del patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia. Per mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, città in cui era nato Martini, la "sensibilità pastorale, insieme con la capacità di interpretare i ‘segni dei tempi’ e di ricercare (con tenacia, fiducia, rispetto) il dialogo con gli uomini e le donne di buona volontà partendo dalla Parola di Dio" sono "la ‘profezia’ che egli ha donato a tutti noi e alla Chiesa universale". Apprezzamento per "la grande statura morale, la profonda spiritualità, la vasta cultura, la finezza del tratto mista a un’innata timidezza" del card. Martini: l’ha espresso mons. Dante Lafranconi, vescovo di Cremona, secondo il quale il porporato lascia quale eredità alla Chiesa lombarda "anzitutto un profondo amore per la Sacra Scrittura" e, in secondo luogo, "il suo impegno nel dialogo sia con le Chiese sorelle sia con il mondo contemporaneo, nella consapevolezza che lo Spirito di Dio fa attecchire semi del Vangelo anche oltre i confini della Chiesa". "Una persona importante per ogni realtà umana, sia dentro che fuori la Chiesa": così mons. Roberto Busti, vescovo di Mantova, ha definito il card. Martini, di cui è stato portavoce. "La sua idea di comunicazione ha chiarito il presule era ben distante da quella di semplice amplificatore. Piuttosto, si sforzava di comprenderla nel suo linguaggio più autentico, ben consapevole che essa poteva creare così come distruggere valori e relazioni". Per mons. Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, "il card. Martini è stato certamente nella Chiesa e non solo in essa, un punto di riferimento come pochi, anche per coloro che non ne hanno condiviso alcune posizioni".
Maestro di vita. "Un vero maestro di pensiero e di vita": questo è stato il card. Martini, secondo mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto. "A cinquant’anni dal Concilio Vaticano II è stata l’esortazione del presule -, raccogliamo dal card. Martini la passione per una Chiesa chiamata a risplendere come ‘Lumen gentium’ e, nell’anno della fede, l’invito ad una fede adulta, nutrita alle fonti della Bibbia e dell’Eucaristia e capace di confrontarsi con la modernità senza superficiali irenismi ma anche senza paura". "Con il card. Carlo Maria Martini scompare una delle figure più carismatiche della Chiesa italiana degli ultimi decenni. Il suo magistero profondo ed incisivo, sostenuto dalla sua figura ieratica, ha riannodato il dialogo tra la Chiesa e le religioni, tra i credenti e i non credenti": questo il pensiero di mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo.