AZIONE CATTOLICA
La “corresponsabilità” nella comunità cristiana si sperimenta a vari livelli: tutti richiedono di farsi carico del bene comune, capacità di dialogo e di “purificazione”. Al riparo da nostalgie, disimpegno e divisioni. L’intervento di monsignor Bruno Forte al convegno delle presidenze diocesane di Ac
Essere "corresponsabili" significa custodire, prendersi cura, porsi al servizio, amare, agire, riformare. E, non da ultimo, costruire il futuro con animo fiducioso. Monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, aprendo in serata il convegno nazionale delle presidenze diocesane di Azione Cattolica alla Domus Pacis di Roma, davanti a oltre 800 responsabili associativi, ha affrontato il tema "Custodire e coltivare la vita. Perché essere corresponsabili?".
Nel segno di Francesco. Ampia la riflessione del vescovo, con molteplici riferimenti alla Scrittura, al magistero pontificio, al Concilio. Un intervento che sin dalle prime battute si radica negli insegnamenti di Papa Francesco: "Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato", aveva infatti affermato il 19 marzo scorso il Pontefice durante la liturgia inaugurale del suo servizio di vescovo di Roma. Aggiungendo: "La vocazione del custodire non riguarda solo noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. È il custodire l’intero creato, la bellezza del creato": è "l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. È il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. È l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori…". Da qui si è dipanato l’intervento di mons. Forte, articolato in ambiti: l’uomo come "custode del creato", "custode dell’altro" e "custode di Dio".
Passare dall’io al tu. "Il creato è affidato all’uomo perché lo custodisca", ha ricordato mons. Forte; e "il fine del creato non può essere altro che quello dello stesso atto creatore: la gratuità dell’amore, la pura, diffusiva bellezza d’amare. Creato per amore, l’uomo è destinato a realizzarsi nella pienezza dell’amore: la gratuità che ne è l’origine, ne è non di meno il senso". Concretamente quest’etica della custodia del creato si esprime, secondo il vescovo, in tre aspetti del vivere quotidiano: il lavoro, il rispetto e la festa. Da qui il relatore snocciola – come farà per gli altri ambiti di riflessione – una serie d’impegni per l’Ac. Ma l’uomo è anche "custode dell’altro, fratello in umanità davanti all’unico Padre". Infatti "l’essere creati dall’unico Dio e Signore ci rende originariamente uniti in un vincolo di fraternità, che ci chiama a essere custodi l’uno dell’altro", a passare "da una filosofia dell’io a una filosofia del tu".
Purificazione e riforma. Non da ultimo, il vescovo si è concentrato sull’uomo quale "custode di Dio, custodito da Lui nella Chiesa dell’amore". Una Chiesa intesa quale dono e grazia ("la Chiesa non si inventa né si produce, si riceve"), come mistero ("dono divino e comunione fraterna vivificata dallo Spirito, la Chiesa va riconosciuta con gli occhi della fede") e quale "comunità impegnata nella storia" ("come il Verbo si è fatto carne, entrando fino in fondo nelle contraddizioni dell’esistenza umana e nella morte, così la Chiesa dell’amore dovrà farsi presente fino in fondo a tutte le situazioni umane, per contagiare in esse la forza e la pace del Redentore dell’uomo"). La Chiesa è inoltre "comunione dei santi", nella varietà dei carismi e dei ministeri suscitati dallo Spirito". Per concretizzare tale comunione nel fluire della storia è però necessario che siano pronunciati tre "no" e tre "sì". No al disimpegno, no alla divisione e no alla "stasi o alla nostalgia per il passato"; sì, invece, alla corresponsabilità, al dialogo fraterno rispettoso delle diversità, e alla "continua e necessaria purificazione e riforma" della Chiesa stessa.