VESCOVI RAPITI IN SIRIA
La preoccupazione dei Patriarcati siro-ortodosso e greco-ortodosso. Nuova condanna per la mancata liberazione “malgrado tutti gli sforzi e i tentativi fatti a questo fine”. Alla comunità internazionale l’invito a “fare tutto il possibile a questo scopo e a porre fine a tutti i tipi di violenza in Siria”. La mobilitazione del mondo ecumenico con appelli e momenti di preghiera
Tutti in campo per la Siria, tutti impegnati per la liberazione dei due vescovi di Aleppo: il siro-ortodosso Yuhanna Ibrahim, personaggio molto conosciuto in ambito ecumenico per il suo impegno per il dialogo anche con la Santa Sede e per le sue partecipazioni agli incontri della Sant’Egidio, e il greco-ortodosso BoulosYazigi, fratello minore di Sua Beatitudine Giovanni X, patriarca greco-ortodosso. I due sono stati rapiti lunedì scorso nel Nord del Paese, mentre erano in viaggio. Un gruppo di uomini armati ha bloccato la vettura su cui erano a bordo, ha ucciso il diacono che guidava la macchina e ha portato via i due vescovi. Da allora, si sono susseguite notizie confuse circa i mandanti del sequestro e addirittura a un certo punto fonti giornalistiche hanno parlato anche di una loro liberazione. Notizia smentita dai due Patriarcati a cui appartengono i metropoliti e dal ministero degli Esteri della Grecia che, in un comunicato, fa sapere che ogni notizia relativa ai due vescovi verrà ufficialmente comunicata dal ministero.
La preoccupazione dei Patriarcati. "Ancora nessuna notizia. Continuiamo a pregare per loro", dicono al Sir questa mattina dal segretariato del Patriarcato greco-ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente che ha sede a Damasco. Ieri, Sua Beatitudine Giovanni X, patriarca greco-ortodosso, ha fatto una visita fraterna a Sua Santità Mar Ignazio I Zakka Iwas, patriarca siro-ortodosso, nella residenza patriarcale in Atciane-Libano. I due hanno avuto uno scambio approfondito circa le ultime informazioni relative ai vescovi rapiti. Hanno nuovamente condannato la non-liberazione dei rapiti, "malgrado tutti gli sforzi e i tentativi fatti a questo fine". I Patriarchi hanno quindi elevato "un altro invito a liberarli" e hanno invitato "la comunità internazionale a fare tutto il possibile a questo scopo e a porre fine a tutti i tipi di violenza in Siria". I Patriarchi hanno concordato di adottare "i passi opportuni nel caso in cui i due metropoliti non fossero liberati entro le prossime ore, sperando che i due metropoliti rapiti possano trovarsi nelle loro diocesi il giorno della domenica delle Palme, in modo da poter gioire per loro con il nostro popolo".
La preghiera di tutte le Chiese cristiane nel mondo. I due Patriarcati non sono soli. A pregare per i vescovi rapiti e a chiederne la liberazione, sono scese in campo tutte le Chiese cristiane e gli organismi ecumenici. Al termine dell’udienza generale del 24 aprile Papa Francesco ha definito il rapimento "un ulteriore segno della tragica situazione che sta attraversando la cara Nazione siriana, dove la violenza e le armi continuano a seminare morte e sofferenza". Ed ha aggiunto: "Mentre ricordo nella preghiera i due vescovi, affinché ritornino presto alle loro comunità, chiedo a Dio di illuminare i cuori e rinnovo il pressante invito che ho rivolto nel giorno di Pasqua affinché cessi lo spargimento di sangue, si presti la necessaria assistenza umanitaria alla popolazione e si trovi quanto prima una soluzione politica alla crisi". Dall’appello del Papa all’impegno del Patriarcato di Mosca nelle ore immediatamente successive al sequestro. "Chiediamo alla comunità internazionale di unirsi e operare dice il presidente del dipartimento per le relazioni esterne il metropolita Hilarion – affinché i vescovi rapiti possano essere ritrovati e far ritorno alle sedi del loro ministero. Chiediamo alle autorità siriane di fare tutto il possibile per assicurare che i metropoliti rapiti siano liberati. Facciamo appello alle organizzazioni per i diritti umani d’intervenire in favore dei gerarchi rapiti della Chiesa ortodossa di Antiochia e della Chiesa siro-ortodossa. Chiediamo ai governi dei Paesi occidentali che sostengono gli estremisti assetati di potere di fermare questo sopruso". A Ginevra, dove ha sede il Consiglio mondiale delle Chiese (organismo che riunisce oltre 340 Chiese di tradizione anglicana, protestante e ortodossa) si è pregato ieri per i due metropoliti con una preghiera alla quale hanno partecipato membri di diverse Chiese e nazionalità, nonché rappresentanti delle organizzazioni che hanno sede a Ginevra. Si è pregato anche per "la liberazione di tutti i prigionieri in Siria e in altre parti del mondo". Gli arcivescovi di Canterbury e di Westminster, Justin Welby e Vincent Nichols, hanno scelto di esprimere la loro solidarietà con un comunicato congiunto. Anche per loro, il rapimento dei due metropoliti di Aleppo e l’uccisione del loro autista "è un altro chiaro segno delle terribili circostanze che continuano a inghiottire tutti i siriani". "Sosteniamo senza riserve – scrivono Welby e Nichols – queste comunità cristiane, radicate nelle terre bibliche, nonostante le molte difficoltà".
Francia e Grecia. In campo sono scesi anche i ministeri degli Esteri greco e francese. Il primo ha assicurato che ogni informazione verrà ufficialmente comunicata dal ministero stesso, mentre il secondo ha pubblicato un comunicato di condanna "ferma" definendo il rapimento dei due metropoliti "una grave violazione dei diritti umani", chiedendone quindi la "liberazione immediata" ed esprimendo solidarietà alle comunità cristiane di Siria.