RICOSTRUZIONE IN EMILIA

Avanti con i centri di comunità

A ritmo serrato, procede la consegna alle comunità parrocchiali delle 17 strutture realizzate dalla Caritas italiana per “riaggregare e rafforzare il tessuto sociale”. Finalmente un tetto, sia pure provvisorio ma accogliente, per celebrare l’eucaristia, fare catechismo e intensificare la vita di relazione “che sana le ferite del cuore” di quanti sono stati duramente colpiti dal sisma

Un segno di solidarietà e un luogo per permettere alle comunità parrocchiali di ritrovarsi, celebrare l’eucaristia, fare catechismo e altre attività, lasciandosi dietro le spalle alcuni disagi del terremoto. Stanno giungendo a compimento in queste settimane i 17 centri di comunità realizzati dalla Caritas italiana "per riaggregare e rafforzare il tessuto sociale" nelle zone della pianura padana colpite, lo scorso maggio, dal sisma. Alla Caritas sono giunti circa 10 milioni di euro come offerte per le attività di ricostruzione e di sostegno alle popolazioni terremotate, ai quali vanno aggiunti i 3 milioni di euro stanziati dalla Cei in fase di emergenza. Domenica 10 marzo è avvenuta l’inaugurazione delle prime due strutture polifunzionali a Medolla e Stuffione (arcidiocesi di Modena-Nonantola), quindi a Gallo di Poggio Renatico (arcidiocesi di Bologna) il 7 aprile, a Cavezzo e San Prospero, ancora nel Modenese, domenica scorsa. Oggi, invece, sono in festa le comunità di Budrione e Fossa (frazione di Concordia sulla Secchia), nella diocesi di Carpi, mentre domenica 28 sarà la volta di Solara (Modena). In fase di completamento gli altri centri, che sorgeranno nelle diocesi di Carpi, Adria-Rovigo, Ferrara-Comacchio. Domenica prossima, infine, Papa Francesco a Roma conferirà la cresima a un ragazzo di Carpi, in segno di vicinanza a quella comunità particolarmente ferita dalle scosse.

Dopo il tendone, "finalmente" una struttura. "Finalmente avremo una struttura bella e accogliente", commenta al Sir don Mario Ganzerla, parroco di Fossa di Concordia, dopo 11 mesi nei quali "abbiamo celebrato nella tensostruttura, affrontando tanto il caldo torrido della scorsa estate quanto il freddo dell’inverno", mitigato soltanto "dalla pavimentazione in legno e dal motore che pompava aria calda all’interno". Il parroco loda "il lavoro magnifico" fatto dagli operai ed è soltanto preoccupato che nel centro di comunità – 270 metri quadri con una capienza prevista di circa 120 persone – non riescano a starci tutti i parrocchiani, circa 200, che ogni domenica si recano a messa: per ovviare al problema "nelle ricorrenze faremo due messe, per permettere a tutti di partecipare stando comodamente a sedere".

A servizio della comunità. Le strutture della Caritas sono realizzate con fondazioni a platea in cemento armato, pilastri in acciaio e travi in legno; la copertura è in lamiera grecata, coibentata, le lattonerie in lamiera, le tamponature perimetrali e interne in pannelli metallici coibentati. In gres pavimenti e rivestimenti; gli infissi in alluminio e le porte in legno, mentre all’esterno la pavimentazione è in betonelle di cemento. La nuova "chiesa" di Fossa è stata realizzata con il contributo delle Caritas diocesane della Toscana, quella di Budrione grazie alle Caritas di Calabria e Sicilia. In tutto nella diocesi di Carpi, le cui chiese sono state devastate dal terremoto, "saranno presenti 7 centri di comunità", spiega al Sir l’architetto Angela Castagno, che "resteranno almeno 10 anni". "Non sono chiese – precisa – ma edifici a servizio della comunità", nei quali si potrà fare catechismo e celebrare la liturgia, finché non vi sarà un luogo maggiormente idoneo. Oltre a questi centri, e a uno donato da Caritas Lombardia che sorgerà a San Giacomo Roncole, tra le "nuove" strutture la diocesi carpigiana conta una chiesa in legno a Novi, donata da Telepace e inaugurata lo scorso 15 agosto, mentre sono in costruzione una chiesa in legno a Rovereto di Novi (la frazione in cui morì don Ivan Martini) e una donata dalla Provincia autonoma di Trento a Concordia sulla Secchia.

La festa nel Modenese. Nella diocesi di Modena, invece, la festa è stata domenica scorsa – per le inaugurazioni a Cavezzo e San Prospero – e si ripeterà dopodomani a Solara. Una vicinanza per "collaborare a ricucire la trama del tessuto sociale intaccato dal terremoto" è quella per cui si è impegnata Caritas italiana, nelle parole del suo direttore don Francesco Soddu, che a Cavezzo ha esortato la comunità presente a "guardare al futuro con speranza". "Dopo il terremoto – ha affermato il vescovo, monsignor Antonio Lanfranchi – due erano i grandi bisogni: quello di luoghi primari, come la casa, il lavoro, e quello di luoghi identitari, come il comune, le scuole e la chiesa". Per questo, ha aggiunto, "la ricostruzione materiale, permessa dalla generosità di tanti, è legata alle relazioni, che sanano le ferite del cuore". A Cavezzo il taglio del nastro di quello che il parroco, don Giancarlo Dallari, ha definito "uno spazio per la cultura, l’intrattenimento, la fede e quant’altro potrà servire alla comunità", è stato sottolineato dal lancio in aria dei palloncini; a San Prospero, invece, una banda di ottoni ha accompagnato l’attesa. La ricostruzione non è certo finita, ma è festa tra le comunità della "bassa" perché una tappa è stata raggiunta.

a cura di Francesco Rossi