MAGIA E OCCULTISMO
Un giro d’affari di 6 miliardi di euro all’anno gestito da circa 120mila operatori. 12,5 milioni gli italiani che si rivolgono a guaritori e fattucchiere. Per il vescovo Nunnari si tratta di religiosità “malata” mentre il domenicano p. Dermine parla di “tecnologia spirituale”. E lo studioso Introvigne richiama “l’esperienza del potere”. La testimonianza di chi ne è uscito
Ogni anno oltre 12,5 milioni di italiani, 35mila persone al giorno, vengono conquistati dal fascino dell’occultismo. Si rivolgono a sensitivi, veggenti, guaritori con la speranza di poter risolvere i loro problemi, chiedere consigli o conoscere il proprio futuro. Un giro d’affari quantificati attorno ai 6 miliardi di euro gestito da circa 120mila operatori. In Calabria il volume di affari si aggira intorno ai 15milioni. Di questi dati – relativi al 2011 e diffusi dal rapporto "Magia e occultismo 2011" del Telefono Antiplagio di European Consumers – si è parlato il 24 aprile a Paola (Cs) durante il convegno "La religiosità malata: tra fede e magia, esoterismo, occultismo" promosso dalla Forania Marina della diocesi di Cosenza-Bisignano.
Tecnologia spirituale. "La magia – spiega padre Francois Dermine, domenicano, direttore del Gris, gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa – è stata sempre abbastanza diffusa, oggi più che mai, forse perché la magia rientra nell’ambito della tecnica. Siamo in un’era fortemente tecnologizzata, dove l’uomo pensa di poter conquistare dei risultati con le sole proprie capacità, cosa che in determinati ambiti gli riesce, ma che, se trasferita nella sfera spirituale – perché la magia è una forma di tecnologia spirituale – diventa molto nociva. La magia, non ci si stupisca, rientra nell’ambito della tecnica". Il 51% delle persone che fanno quest’esperienza sono donne come Lucia, il nome è di fantasia, che si è rivolta a una persona che gli prometteva la felicità, "un roseo futuro, un amore meraviglioso e soldi, tanti soldi". "Mi ha spillato tanti soldi dicendomi che doveva realizzare costosissimi amuleti per portarmi al livello spirituale e divino per ottenere quello che volevo. Da quando io sono entrata in quello studio – racconta al settimanale della diocesi ‘Parola di Vita’ – si è rovinata la mia vita. È come se il demonio fosse entrato in me". Lucia non era praticante ma trovava sempre il tempo per andare dal mago: "Ero talmente presa" ed "agivo in libertà", anche quando lui gli faceva delle avances. "Da lui aspettavo un futuro migliore fatto di soldi e di realizzazione e anche di una vita sessuale attiva e libera". Si è "svegliata", come dice lei, quando quella persona è andata "oltre", chiedendogli anche molti soldi. In tre anni almeno 30mila euro. Ora è finalmente uscita da quell’incubo. È impegnata nel volontariato con la Caritas e a chi si rivolge a "questi stregoni" dice: "Fuggite, non cercate di dominare o sapere il vostro futuro. Confidate in Dio. Il futuro è nelle sue mani". Da qui l’invito a cercare il Signore "affidandovi anche ad un buon sacerdote e direttore spirituale". Lucia ha incontrato un sacerdote che l’ha guidata, l’ha tirata fuori da questo "tunnel" dal quale non riusciva più ad uscire.
Tentazioni perpetue. Gli aspetti di questa religiosità "malata" vanno sottolineati, ha detto l’arcivescovo di Cosenza-Bisignano monsignor Salvatore Nunnari, per evitare la diffusione che ha toccato anche il territorio calabrese. Per padre Dermine, la superstizione e la magia sono "tentazioni perpetue che si affacciano sempre nella nostra vita. La superstizione è un vizio, è un eccesso, mentre la magia è l’aspetto operativo della superstizione, sono quelle parole e quei gesti precisi grazie ai quali chi ricorre a certe pratiche si aspetta determinati risultati prestabiliti; la magia è quella serie di trucchetti e scorciatoie per ottenere quello che desideriamo". Per lo studioso Massimo Introvigne, che ha approfondito il fenomeno delle religioni pubblicando "L’Enciclopedia delle religioni in Italia" edito da Elledici, spesso quando parliamo di "povertà spirituale" non possiamo che riferirci alla "dittatura del relativismo" della quale ha parlato Benedetto XVI. Uno potrebbe dire "ma perché la verità della fede cattolica è più verità delle altre", si è chiesto: "In pratica, accade come se ognuno volesse essere la misura di tutte le cose. La religiosità si ammala quando, invece di essere per noi gratuità, dono reciproco tra Dio e l’uomo, preferiamo costruire qualcosa solo perché ci piaccia, ci faccia stare comodo". Secondo Introvigne, il progetto magico va ascritto a una "volontà deviata, nell’esperienza magica non si nega la Chiesa, ma si vuole essere la Chiesa", "non si vuole negare il Cristo, ma si vuole essere il Cristo: sono i miracoli, e in questo si inserisce l’esperienza dello spiritismo, che già nell’800 è stato sostituto delle religioni". E poi l’espressione ad essa relativa è "voglio il potere di Dio, il potere sulla vita e sulla morte", per cui "ognuno tenta di darsi un’anima immortale. C’è poi, ha aggiunto Introvigne, un quarto elemento, per il quale chi pratica certe forme di religiosità malata arriva a dire "se non posso essere come Dio, lo odierò". Lo studioso ha quindi parlato delle più diffuse forme di religiosità come Scientology, Pentecostali, Testimoni di Geova, etc. "Credo che si debba distinguere tra i gruppi organizzati come Scientology – ha precisato – rispetto ai maghi a pagamento che non propongono una religione ma solo un servizio". Oggi c’è chi contesta la distinzione tra religione e magia, sostenendo che sia vecchia e che ci siano tante zone grigie: "Magari tante zone grigie ci sono veramente – ha concluso -, ma credo che tale distinzione debba essere ancora conservata perché valida, in quanto l’esperienza magica e quella religiosa sono diverse. Quest’ultima infatti implica una certa gratuità, mentre l’esperienza magica è un’esperienza del potere".
a cura di Raffaele Iaria