DOPO IL CONVEGNO FISC
Innanzitutto la soggettività cristiana che si fa giudizio e promuove atteggiamenti. Poi il territorio, in cui il giornale diocesano vive di rapporti e di contatti con le persone avvicinate con simpatia e speranza. Infine la rete, non solo come strumentazione virtuale ma come modalità di rapporto
Che cosa posso trattenere di un convegno intenso e partecipato sul tema ricchissimo e coinvolgente della comunicazione e del suo storico passaggio dalla carta alla complessità-semplicità del web? Si è parlato molto di cose tecniche durante il convegno della Federazione dei settimanali cattolici a Chioggia, riferendosi alle problematiche specifiche e al linguaggio esclusivo del web. In un contesto di tal fatta, le varie relazioni non hanno mancato di mostrare l’anima.
Che cosa mi ha colpito?
Primo: la questione del soggetto. Il soggetto della comunicazione – in merito ai settimanali cattolici – siamo noi cristiani chiaramente inseriti nella Chiesa, ai quali è stato donato un immenso patrimonio culturale e soprattutto una visione della vita e una prospettiva di speranza che altrove non si riscontrano più. Questa "soggettività" può e deve esprimersi in tutti i linguaggi e in tutti i formati – carta o web – con contenuti stabili o mobili o comunque avvenga. Qualunque tipo d’informazione, in una testata d’impostazione cristiana non sarà un’informazione qualunque; sarà fatta con un certo stile, avrà una certa sottolineatura, provocherà un certo giudizio e muoverà a un certo atteggiamento. C’è un antico e nuovo interesse dei lettori per una domanda e una ricerca che non vengono soddisfatte dalla pletora delle informazioni in tempo reale.
Secondo: il territorio. Il giornale diocesano guarda la gente, vive di rapporti, di conoscenze e problematiche immediate, pertinenti le persone; i problemi di tutti e di ciascuno guardati, giudicati, affrontati non con distacco o peggio con cinismo, ma con un accento di simpatia e una prospettiva di speranza. È la stessa corrente che da Papa Francesco scorre fino alle piazze e alle vie delle nostre città ed entra nelle case delle nostre famiglie. Una particolarità che si apre all’universale e una universalità che giunge a toccare il singolo particolare: caratteristica specifica della visione cattolica del mondo e della vita.
Terzo: la rete. Rete non solo in riferimento alla strumentazione virtuale usata, ma come modalità di rapporto. Rete di rapporti tra le persone del territorio, rete di comunione nella Chiesa diocesana e nella Chiesa universale, rete d’intesa e di scambio tra i settimanali diocesani, agenzia e/o altri strumenti di collegamento e di supporto a livello nazionale, come è stato precisamente prospettato. Comprensivi di queste tre modalità insieme, sia pure a livelli e con intensità diverse, si possono citare due esempi. Nel pieno della crisi mondiale della carta stampata, in Italia nascono due nuovi settimanali decisamente impostati sulla identità cattolica e sull’ambito popolare; prima "A sua immagine" e subito dopo "Credere, la gioia della fede". Ambedue sono partiti con un buon abbrivio. Il secondo esempio è più raffinato. Anche il secolare quindicinale "La Civiltà Cattolica" si rinnova nella stampa, nel web, nei rapporti, svolgendo una comunicazione e un’interazione aperte a tutto e a tutti. Con un intento dichiarato: "Cercare e trovare Dio in tutte le cose", come scrive sant’Ignazio. E dirlo a tutti. Cosa c’è di meglio e di più?