SEMINARIO IN CATTOLICA
Un punto scientifico in vista della settimana sociale di Torino. Dal ”Rapporto giovani” dell’Università emergono, tra gli obiettivi principali delle nuove generazioni, la formazione di una famiglia e l’apertura alla vita. La necessità di un forte riconoscimento pubblico e la dimensione di ”minoranza creativa”. Presentate le buone pratiche
Sarà pure controcorrente, oggi, investire sulla famiglia, e un azzardo costruirla, ma è "uno dei desideri più sentiti dai giovani". Proprio alla famiglia è dedicata la prossima Settimana Sociale dei cattolici italiani (Torino, 12-15 settembre 2013) ed essa, declinata come "soggetto pubblico e vera minoranza creativa", è stata a tema nel seminario in preparazione all’evento torinese che si è tenuto ieri sera a Milano, in collaborazione con l’Università Cattolica.
Il desiderio dei giovani. "Tra gli obiettivi dei giovani ci sono la formazione di una famiglia e l’apertura alla vita", ha rimarcato in apertura dei lavori monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’ateneo voluto da padre Gemelli, citando il "Rapporto giovani", ricerca condotta dalla Cattolica sulla condizione giovanile. Perciò è "provocatorio" parlare di "minoranza", seppure creativa: la speranza, secondo il vescovo, è quella di essere "una realtà riconosciuta, capace di dare sviluppo e speranza al nostro Paese". A tal fine, ha auspicato Giuliodori, la Settimana Sociale potrà essere di sprone per "imboccare le strade più utili per la tutela e la promozione di questo bene straordinario". Esso è strettamente legato al bene comune, ha aggiunto il presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali, l’arcivescovo di Cagliari monsignor Arrigo Miglio, convinto che Torino sia l’occasione per "mettere in comune tante ragioni che permettono di affermare con certezza come la famiglia sia centrale per il bene comune del nostro Paese".
Titolare di soggettività pubblica. Semmai se ne deve accorgere la classe politica, che tende a essere sorda alle "ragioni della famiglia", mentre questa "è soggetto pubblico sotto varie accezioni", ha evidenziato il rettore della Cattolica, Franco Anelli, sgomberando il campo dall’idea che parlare di famiglia come "struttura fondativa della società" – così come la intende il diritto – sia ascrivibile unicamente ai cattolici. Concorde nel chiedere il riconoscimento della "soggettività pubblica" di cui la famiglia ha una sua titolarità è il presidente del Forum delle associazioni familiari, Francesco Belletti, che ha spiegato le ragioni per cui le famiglie si mettono insieme. È per fare massa critica di fronte a "bisogni reali" che necessitano di risposte, ma pure per "valori condivisi", "vicinanza fisica", "rappresentatività socio-politica", "dare un aiuto a terzi". Insomma, l’unione in associazioni e movimenti serve "per fare meglio la propria famiglia", ma anche per guardarsi attorno. Da parte della società e delle istituzioni, dunque, "c’è bisogno di valorizzare questa soggettività associata".
Educare all’umano. All’altro polo della riflessione si trova la famiglia come "minoranza creativa", che chiede di "attrezzarci culturalmente per rinnovare la consapevolezza della posta in gioco", ha sottolineato la psicologa Eugenia Scabini. Si tratta di "educare all’umano" in quello che è il legame tra differenze per eccellenza, ossia tra un uomo e una donna, "un legame – ha precisato la psicologa – che lega le genti e le generazioni". Ricordando, ha puntualizzato il giurista Andrea Nicolussi, che la Costituzione italiana, all’articolo 29, "riconosce la famiglia come istituzione che preserva e rende fondamentale questa dimensione dell’umano".
Buone pratiche per la famiglia. L’appuntamento milanese, dopo le analisi accademiche, ha proposto buone pratiche nate per le famiglie o da esse inventate. A partire dal Progetto Policoro della Cei, "laboratorio di speranza e fiducia" grazie al quale "il disoccupato di ieri oggi è un imprenditore sposato e con figli", ha raccontato monsignor Angelo Casile, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, convinto che "risolvendo il problema lavorativo si risolva anche quello familiare e generativo". Claudio Marcellino, segretario generale del Faes (Associazione famiglia scuola – www.faesmilano.it), ha presentato un’esperienza milanese di scuole paritarie nate negli anni Settanta dal "desiderio di scegliere e progettare insieme un luogo educativo per i propri figli". Analoga scelta fece quarant’anni fa un gruppo di amici freschi di matrimonio, di cui si è fatta portavoce Paola Soave, che cominciò con "la zolla", "un asilo per i nostri bambini", per poi dar vita a una scuola primaria e una secondaria di primo grado che esistono tuttora (www.lazolla.it). Infine, l’attenzione per i figli di coppie separate attraverso "gruppi di parola" per bambini tra i 6 e i 12 anni nati dal "Servizio di psicologia clinica per la coppia e la famiglia" dell’Università Cattolica, nei quali – ha spiegato Costanza Marzotto del Centro di ateneo studi e ricerche sulla famiglia – i minori "possono esprimere ciò che vivono, avere informazioni e porre domande, trovare una rete di scambio e sostegno tra pari, individuare modi per dialogare con i genitori", tutto con l’ausilio di "professionisti esperti nell’ascolto di questi bambini".
a cura di Francesco Rossi inviato Sir a Milano