ELEZIONI IN VENEZUELA
Niccolò Locatelli (Limes): ”Sul piano interno, si tratta per prima cosa di affrontare la lotta alla corruzione, alla violenza e all’inflazione. Ma la corruzione è figlia di un sistema di potere di cui Maduro è il vertice, peraltro non pienamente legittimato dal risultato elettorale”
Una vittoria numerica ma "non politica", che ci consegna un Paese "spaccato" in cui, per ora, la sola certezza è che il "chavismo senza Chavez" non è più così appetibile come un tempo per il Venezuela. All’indomani delle prime elezioni presidenziali dopo la morte di Hugo Chavez, Niccolò Locatelli, di Limes, sintetizza in questi termini l’esito delle elezioni presidenziali in Venezuela, che hanno visto Nicolas Maduro – l’ex autista di autobus ed ex Ministro degli Esteri che Chavez ha indicato come suo successore prima di morire lo scorso 5 marzo – prevalere su Henrique Capriles, per il 50,66% dei voti (7.505.000) contro il 49,07% (7.270.000). Un risultato, questo, che apre una stagione di grande incertezza e instabilità in Venezuela e che non è stato riconosciuto dal leader dell’opposizione, il quale ha chiesto il riconteggio dei voti. Il Sir ha chiesto all’esperto di Limes di analizzare il voto.
La vittoria "al fotofinish" di Maduro ha spaccato il Venezuela…
"Certamente ci consegna un Paese più spaccato di quanto si potesse prevedere. Nei suoi 14 anni di presidenza, Chavez ha diviso il Venezuela in due: da una parte le classi più basse che lo sostenevano senza tregua, soprattutto quando si presentava alle presidenziali, dall’altra le classi più alte, che nutrivano nei suoi confronti un’avversione non solo politica ed economica, ma anche nei confronti della sua politica di progressivo accentramento dei poteri quando era a capo dello Stato. Ciò che oggi è sorprendente è il margine molto esiguo con cui Maduro ha vinto le prime elezioni presidenziali del Venezuela dopo Chavez: il 50,7% dei voti è un risultato così risicato da mettere in dubbio la legittimità del processo elettorale e la legittimazione politica del vincitore, erede designato dallo stesso Chavez".
Se le richieste di Capriles di ricontare i voti dessero un esito diverso, il partito di Chavez andrebbe per la prima volta all’opposizione…
"La tranquillità del presidente eletto, che ha parlato di una vittoria ‘giusta, legale e costituzionale’, e il parere del Consiglio nazionale elettorale fanno pensare che il riconteggio, se ci sarà, non altererà il risultato finale. A quel punto bisognerà vedere come reagirà l’opposizione e come reagiranno le istituzioni, tutte saldamente in mano al blocco chavista, alla reazione dell’opposizione".
Il successore di Chavez ha perso 700 mila voti, più o meno quelli guadagnati dall’opposizione: si può dire che il chavismo sia finito?
"La risicata vittoria elettorale non è una vittoria politica per Maduro: è invece la dimostrazione che il chavismo senza Chàvez – soprattutto se rappresentato da un candidato anonimo e privo di carisma – non è tanto più appetibile dall’alternativa rappresentata da un’opposizione credibile. Il voto di domenica segnala la stanchezza dei venezuelani verso la rivoluzione bolivariana, e non è la prima volta".
Dal 1998, Chavez ha perso una sola volta, nel 2007, ma si trattava di un referendum e a vincere fu l’astensione. Oggi la situazione è diversa: cosa c’è nel Paese, dietro questo trasferimento di voti dall’uno all’altro fronte?
"Nei suoi 14 anni al potere, Chàvez ha cambiato il Venezuela, mettendo le classi più povere al centro della sua azione politica e conquistandosi la loro devozione. Il modello ha funzionato fino a quando i prezzi record del petrolio permettevano di non preoccuparsi della spesa pubblica e fino a quando la rivoluzione non si è incancrenita. Oggi in Venezuela non sono rari i black out, c’è scarsità di generi alimentari, l’inflazione è oltre il 20% e il deficit pubblico ha assunto dimensioni preoccupanti. A corollario di una situazione economica non entusiasmante – anche se Caracas è cresciuta di oltre il 5% nel 2012 – ci sono due fenomeni, la corruzione e la violenza, che ultimamente hanno assunto dimensioni preoccupanti, portando il Venezuela nelle posizioni di testa delle rispettive classifiche".
Non manca chi, all’interno del partito socialista, chiede un’autocritica, come il presidente del Parlamento Cabello…
"Un risultato numericamente così ridotto non può non suscitare polemiche, anche all’interno della compagine vincente. Nell’ultimo responso elettorale la vittoria era stata ottenuta con uno scarto di un milione e mezzo di voti. Senza contare, poi, che queste elezioni si sono tenute poco più di un mese dopo la morte di Chavez, con un clima emotivo particolare".
Quali scenari si aprono dopo il voto, e come cambia il ruolo del Venezuela nello scenario internazionale?
"In politica estera, Maduro sarà chiamato a scelte decisive, chiedendosi innanzitutto se continuare a sostenere la rivoluzione bolivariana nel continente, malgrado i fondi per sussidiare gli alleati scarseggino, o proseguire nella ricerca del disgelo con gli Stati Uniti, autorizzato dallo stesso Chavez negli ultimi mesi della sua vita. Per un presidente come Maduro, cresciuto all’ombra di Chavez e di Fidel Castro, non appare facile abbandonare la rivoluzione. Sul piano interno, si tratta per prima cosa di affrontare la lotta alla corruzione, alla violenza e all’inflazione, tutti temi del resto inseriti nel programma elettorale del nuovo presidente. Ma la corruzione è figlia di un sistema di potere di cui Maduro è il vertice, peraltro non pienamente legittimato dal risultato elettorale: difficile che il neopresidente possa essere davvero incisivo al riguardo. Più praticabile, anche se per nulla facile, risanare il bilancio pubblico e cercare di ridurre la violenza. A cominciare dal raccogliere la sfida di non far precipitare il Paese negli scontri, dando luogo ad un governo in tempi brevi".