GUARDARE DALLA PERIFERIA/ROMA 5
Padre Angelo Gentile è il parroco di santa Maria della salute, a Primavalle: “Devo baciare i piedi di questa gente per tutto quello che mi ha insegnato in tanti anni”. Le difficoltà di ogni genere, criminalità compresa, non scoraggiano la comunità. Pur avendo poco, riescono a portare aiuto a chi è più povero. Un appello: “Vorrei che Papa Francesco sapesse che questa è una parrocchia un poco argentina. Conserviamo una preziosa statua della Virgen de Lujan, patrona dell’Argentina…”
"Padre Angelo, er Papa te copia": è stata una delle prime cose che i suoi parrocchiani gli hanno detto, dopo aver visto Papa Francesco, salutare e abbracciare i fedeli al termine delle sue prime Messe dopo l’elezione. Padre Angelo Gentile, frate del Terz’Ordine Regolare di san Francesco, è il parroco di santa Maria della salute, a Primavalle, periferia ovest della Capitale, all’interno del Grande raccordo anulare, tra la via di Boccea e via Trionfale. La parrocchia, eretta nel 1950, oggi conta circa 27mila anime. Tanti gli immigrati, abbastanza integrati e anche impegnati nelle attività pastorali. "E invece sono io a copiare, o sarebbe meglio dire, seguire, il Pontefice – afferma convinto – la sua capacità di parlare al cuore della gente, la sua docilità, la sua sobrietà, la sua predilezione per coloro che stanno nelle periferie, non solo quelle delle città, ma della vita. È per tutta questa gente che siamo sacerdoti". Padre Gentile vorrebbe che i fedeli, e non solo loro, "non si fermassero ai gesti sobri, essenziali del nuovo vescovo di Roma, ma che li leggessero cercando di comprendere cosa c’è dietro, quali scelte li motivano. Non è un Papa contestatore come qualcuno potrebbe credere. Andiamo oltre i gesti, ascoltiamolo e cerchiamo di seguirlo".
Difficoltà come risorsa. Seguirlo, ma come? "Periferie, come questa di Primavalle, non sono solo segnate da limiti geografici, ma anche da povertà materiali, spirituali, sociali, ci sono i prigionieri, i poveri, i malati, le persone sole". Queste periferie "insegnano alla Chiesa, e le chiedono – spiega il frate – maggiore concretezza e il ridimensionamento di un idealismo che spesso c’impedisce di vedere i problemi della nostra gente, ce li fa sorvolare invece che affrontarli. Le difficoltà sono una risorsa, perché sono la porta attraverso cui puoi entrare per stare con le persone, camminare con loro nella quotidianità. Questa è la lezione della periferia".
Inizio duro. La lezione di Primavalle a padre Gentile è iniziata nel 2001, quando da Milano, è giunto nella chiesa di santa Maria della salute. "Al mio arrivo – ricorda sorridendo – ho trovato le statue dei santi Pietro e Paolo, che sono all’esterno della chiesa, dipinte di giallo e di rosso, erano i tempi dello scudetto della Roma. La sera, poi, il sagrato diventava luogo di raduno per spaccio, prostituzione e consumo di alcol. All’inizio è stato duro, abbiamo dovuto mettere grate e cancelli, ma poi le cose sono migliorate. La gente è generosa e disponibile nell’aiutare. I parrocchiani, un buon numero dei quali è di provenienza sudamericana, sono in larga parte operai e infermieri, dal momento che nella zona ci sono molti presidi ospedalieri, come il San Filippo Neri, il Policlinico Gemelli e diverse altre cliniche. Purtroppo si assiste a un ricambio continuo di persone a causa degli affitti elevati che spingono molti a cercare casa altrove".
Famiglie in difficoltà. Ma i problemi di Primavalle non si fermano certo agli affitti. "La crisi economica sta affossando le persone sia sotto il profilo umano sia spirituale, la criminalità e la delinquenza non mollano la presa, c’è solo da sperare in una maggiore presenza delle forze dell’Ordine", ammette il frate. A farne le spese sono innanzitutto le famiglie: tra quelle che chiedono aiuto alla Caritas parrocchiale molte, ormai, sono italiane. Ai bisogni materiali si aggiungono anche quelli spirituali e di supporto alle coppie che si separano e divorziano". La comunità parrocchiale è molto generosa e risponde sempre ai bisogni di chi chiede. "Lo è sempre stata dice con orgoglio padre Gentile -. È successo quando si è trattato di ristrutturare la chiesa, che appartiene al nostro ordine, e ora che stiamo costruendo un teatro si sono tutti mobilitati". "Lo abbiamo visto quando è stata organizzata, lo scorso 17 marzo, una vendita di 500 bignè di san Giuseppe e di 100 uova di Pasqua. Il ricavato, oltre 1.300 euro, è stato devoluto a chi è nel disagio. La periferia è bella per questo. È bella per la ricchezza umana che presenta, per il male e il bene che ti offre nello stesso tempo e che dispiega sempre in qualcosa di bello, che ti stupisce".
Baciare i piedi. Una generosità creativa, varia e coinvolgente che non perde di vista la realtà. Ecco, allora, che le indicazioni si fanno concrete, "servono – è scritto nella bacheca Caritas parrocchiale – riso, tonno, pomodoro, omogeneizzati, caffè e pannolini", sino a diventare provocazione nell’avviso per la "raccolta viveri" per le famiglie in difficoltà in cui si legge: "Se lo porto prima è un dono, se lo porto dopo è un avanzo", riferendosi in particolare alle spese del periodo pasquale. C’è spazio anche per guardare oltre la periferia romana e dare aiuto ai bambini rumeni di una casa famiglia di Cluj. Trasformare le difficoltà in risorsa e opportunità per fare arrivare il Vangelo in ogni angolo della parrocchia, in tutte le case possibili, in tutti gli ambienti, questa è la strada. "Quando andrò via da qui, dovrò baciare i piedi a questa gente, per tutto quello che mi ha insegnato in questi dodici anni. Mi ha insegnato a dare la vita, ogni giorno, a condividerla in ogni istante con generosità. A questa generosità rispondo, per quel che posso, con la mia e quella dei miei confratelli che mi aiutano. Noi tutti camminiamo con queste persone".
Una parrocchia… argentina. Sacerdote "con l’odore delle sue pecore", per ripetere l’espressione di Papa Francesco ai preti durante la Messa crismale, lo scorso 28 marzo, padre Angelo ha una convinzione da esprimere e un appello da lanciare: "Sono certo che questo Papa sia frutto della preghiera silenziosa di Benedetto XVI. Papa Ratzinger è il nuovo Mosè che davanti al Signore, prega per la vittoria del suo popolo che è la Chiesa". Poi l’appello: "Vorrei che Papa Francesco sapesse che questa di santa Maria della salute è una parrocchia un poco argentina. Conserviamo, infatti, una preziosa statua della Virgen de Lujan, patrona dell’Argentina, donataci da Antonio Quarracino, che è stato cardinale titolare di questa chiesa e arcivescovo di Buenos Aires prima di Papa Francesco. Sarebbe bello se il Pontefice potesse venire a visitarci". Prima di uscire un ultimo sguardo alla facciata della chiesa: qui un display manda senza sosta le parole del Credo, i 10 Comandamenti, passi evangelici e preghiere. "Anche questo serve per evangelizzare – dice sorridendo -. Tanta gente, sin dal mattino presto, trovandosi alla fermata dei bus per andare a lavoro e per spostarsi, lo guarda e così facendo legge, impara, medita e parte con la parola di Dio nel cuore". Faccio lo stesso anche io prima di salire sul bus, il display mostra in quel momento il Padre Nostro, salgo su e finisco di recitarlo. La lezione della periferia è per tutti e non finisce mai.